1° maggio: Manifestazioni davanti ai cancelli, “dimostranti” dietro le sbarre

03.05.2020 - Claudie Baudoin

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

1° maggio: Manifestazioni davanti ai cancelli, “dimostranti” dietro le sbarre

Da qualche giorno stiamo assistendo a una ripresa delle proteste organizzate in Francia, che alcuni attribuiscono ai giubbotti gialli, altri a France Insoumise, ma che in realtà fanno parte di un malcontento popolare molto più generale.

In effetti, le misure mutevoli e contraddittorie, molto liberticide (ora anche molto preoccupanti) adottate in Francia, preoccupano la gente, ma anche i medici, gli avvocati e gli attivisti.

Quindi cerchiamo di far conoscere il nostro disaccordo basandoci sul diritto ancestrale di parola, il diritto di esprimere il nostro disaccordo.
Alcuni, in accordo con la loro anima e coscienza e con l’etica della loro professione, devono arrivare fino alla disobbedienza civile per rimanere coerenti:

Disobbedienza civile da parte dei medici

https://yetiblog.org/archives/23798

Altri non pensavano di infrangere la legge (e non la infrangono) affiggendo cartelli e striscioni sui loro balconi o dietro i cancelli dei loro giardini. Ci sono persino scene allucinanti in cui la polizia entra nelle case e negli appartamenti privati per eliminare questa espressione, rilasciando multe a chiunque (le ammende sono molto costose) e a volte anche prendendo in custodia i trasgressori per diverse ore. La reazione è immediata: centinaia e centinaia di persone sui social network si mobilitano, con un richiamo generale “basta con il macronavirus!».

https://reporterre.net/La-police-du-Macronavirus-attaque-la-liberte-de-s-exprimer-par-banderole

Il giorno del 1° maggio, tradizionalmente un giorno di lotte convergenti per migliori condizioni di lavoro e di vita, non sarà messo in ombra nonostante la repressione. Le telefonate si moltiplicano: le sfilate del primo maggio, le dimostrazioni online…

https://lafranceinsoumise.fr/2020/04/29/1er-mai-casserolade-manif-en-ligne/

E poiché le persone sentono fortemente la necessità di farlo insieme, si moltiplicano le iniziative per raccogliere le loro proteste in silenzio, ma non senza voce. Sia con hashtag comuni (#plusjamaisça), sia affiggendoli negli stessi luoghi, in luoghi pubblici (qui foto a Tolosa).

Sono sorte anche altre iniziative: nella solidarietà e nel pensiero a tutti coloro che si trovano nelle maggiori difficoltà a causa di questa disastrosa gestione della crisi. A Montreuil per esempio (un sobborgo di Parigi), è stato organizzato un “mercato libero” per i più indigenti… ma anche lì è intervenuta la polizia, 135 euro a persona per chi andato volontariamente ad aiutare gli altri.

https://www.facebook.com/groups/1977916169181102/permalink/2331747997131249/

Tutto questo mette in evidenza una cosa: il contenimento, sebbene sia vero che produce grandi disastri psicologici e, naturalmente, economici (cfr. articolo https://www.pressenza.com/fr/2020/05/pandemie-deliquescence-ethique-intellectuelle-et-philosophique-de-nos-civilisations-et-incoherences-fatales/ ) non può soffocare il vento della rivolta, né può spegnere la volontà di cambiamento della gente. Va notato che l’aforisma più spesso usato oggi era “Nessun ritorno all’anormale”.

Traduzione dal francese di Raffaella Forzati

Categorie: Diritti Umani, Europa
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