Lockdown: Perché è un’opportunità di riflessione sul processo del Nuovo Umanesimo

29.04.2020 - Roma, Italia - Federico Palumbo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lockdown: Perché è un’opportunità di riflessione sul processo del Nuovo Umanesimo
(Foto di Roberto Palumbo)

Il Nuovo Umanesimo o meglio sarebbe chiamarlo Umanesimo Universalista, riferendoci al movimento creato da Silo, che ha assunto questa denominazione a partire dal Documento del Movimento Umanista pubblicato nel 1993, ha avuto una svolta fondamentale nel 2010, quando il suo fondatore è partito per altri spazi e tempi.

Ricordiamo alcuni momenti salienti della storia del Movimento Umanista: nel 1999 Silo dichiara pubblicamente il fallimento, fallimento del tentativo di umanizzare la terra. Successivamente, nel 2004, torna a parlare di questo fallimento, ma questa volta rimarca la necessità di insistere in questo tentativo di umanizzare la terra.

Alcuni anni dopo, nel 2009, l’organizzazione del Movimento, con il quale si è sviluppato fin dai primi anni ’80, cambia radicalmente, orientandosi verso una forma orizzontale. La struttura multilivello formata di consigli e subconsigli viene dissolta e si passa ad una organizzazione che ruota intorno agli “organismi”, organizzazioni istituzionalizzate che operano in diversi ambiti: La Comunità per lo sviluppo umano, Il Partito Umanista, Convergenza dell Culture, Il Centro Mondiale di Studi Umanisti e Mondo Senza Guerre e Senza Violenza. Se guardiamo la vecchia organizzazione ormai superata, questa aveva una fitta rete su scala mondiale con diversi circuiti di informazione, raccolta dati, di formazione e qualificazione, ed era anche molto veloce nel dare risposte e implementare attività. Nella basa le riunioni erano a cadenza settimanale, a livello globale ogni 6 mesi.

Vale la pena ricordare anche che nel 2002 Silo ha lanciato il “Messaggio di Silo”.  Il libro del Messaggio di Silo, le esperienze racchiuse nelle sue Cerimonie, le meditazioni, sono gli aspetti principali. E’ qualcosa di diverso dal Movimento Umanista: una forma gassosa, senza molta organizzazione, basato in comunità locali, con incontri settimanali e con altri momenti di studio e riflessione. I messaggeri in questi anni ha dato vita a momenti d’insieme, come gli incontri annuali che avvengono in molti paesi e anche su scala regionale. È qualcosa di vaporoso nella sua essenza ma ha diversi strumenti.

Al contrario il Nuovo Umanesimo non mi sembra che abbia trovato degli strumenti, non è né vaporoso ne liquido, è un solido frammentato e sparpagliato. Magari qualcuno penserà che va bene così.

Per completare il quadro dobbiamo menzionare i Parchi di Studio e Riflessione, che tra le altre cose, sono anche luoghi di lavoro d’insieme, di riflessione, di coordinamento di attività. È nei parchi che le Comunità del Messaggio hanno trovato occasione di incontro e a volte di pensare ad attività d’insieme. Stessa cosa per il Nuovo Umanesimo.

In questa breve analisi mancano gli umori, le difficoltà di relazione interpersonale, perfino le antipatie, le differenze non coniugabili e l’incomunizione tra le diverse fazioni. Difficoltà che forse sono sempre esistiti anche all’ombra del fondatore, ma che adesso hanno preso una dimensione maggiore. Non si tratta di qualcosa di specifico del Nuovo Umanesimo, in tutto il Siloismo, dalla partenza del fondatore, abbiamo scoperto una grande diversità di vedute e sono comparse divergenze difficili. Intorno ai Parchi che sono ambito comuni, soprattutto in alcuni, si sono manifestate queste difficoltà. Forse in alcune situazioni lo scontro è anche eccessivo, ma questo potrebbe essere anche il sintomo di una forte radice comune.

Torniamo alla nostra affermazione fatta all’inizio, perché il 2010 è stato un anno di svolta per il Nuovo Umanesimo? Rispondo che tutti i passaggi e cambiamenti avvenuti negli anni sono stati sempre proposti dal fondatore, così come da Silo sono dipesi la creazione degli organismi, ma anche le più importanti scelte operative, organizzative e strategiche che si sono susseguite durante gli anni.

La mancanza del fondatore sembra aver tolto la capacità di pensare ad attività comuni e globali e la capacità di riflettere e condividere una idea sia sulla situazione interna al movimento, sia sulla situazione esterna. Dal 2010 il Movimento ha subito una decrescita, nelle attività, nella capacità di articolare azioni su larga scala, ma anche negli stessi numeri. Di fatto l’unica conta che oggi esiste è quella dei partecipanti agli organismi che tutti insieme sommano credo un centinaio di persone, a parte qualche sporadico caso, come quello del P.U. in Cile (il dato esatto penso che nessuno lo sappia, forse non è importante) . La circolazione dell’informazione è demandata alle amicizie e ai social media.
Forse le cose non sono poi tanto male, forse esiste la capacità di riflessione e di riproporsi, di ripensarsi, di cambiarsi. Abbiamo davanti questa sfida, pensare d’insieme, riflettere orizzontalmente, discutere costruttivamente.

Ovviamente questa descrizione corre lungo uno dei possibili punti di vista, al quale non sono particolarmente attaccato. La questione di fondo non è tanto l’affermazione di una visione ma un invito alla riflessione, al dialogo. Questo breve testo è solo il pretesto per dialogare. Può darsi che nel dialogo emergano proposte specifiche, ma prima vorrei parlare in termini generali sul processo, poiché da lì si può costruire un’affinità comune.

Per questi fini stiamo organizzando con alcuni amici (non c’è altro modo) degli incontri virtuali, un primo appuntamento per una breve riflessione sarà il 3 Maggio alle ore 14 di Punta de Vacas (Argentina), alle 19 in Europa “Reflexiones sobre en Nuevo Humanismo, Quienes somos? Adonde vamos?”

https://www.facebook.com/events/674537840008599/  

Poi ci sarà una opportunità più estesa a fine Maggio, un Incontro in via di definizione.

Categorie: Internazionale, Umanesimo e Spiritualità
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