Alejandro Roger: un grande celebratore della vita

11.04.2020 - Buenos Aires - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Alejandro Roger: un grande celebratore della vita

Testardo, impulsivo, gentile, affettuoso, complice. Alcune delle parole che mi vengono subito in mente quando penso ad Alejandro Roger. Lo incontrai quando era ancora un adolescente, con le sue guance rosse, lo sguardo scintillante e quella risata particolare. Rideva con tutti i muscoli della faccia tanto da trascinarti nella risata. Oppure rideva ascoltando qualcosa di molto serio e ti invitava quindi ad andare avanti nel raccontarlo, senza paura, senza freni.

Alejandro ha realizzato molti sogni. Alcuni convenzionali, quelli che tutte le persone sognano. Essere amati, costruire una famiglia, crescere nell’affetto e nella capacità di azione sociale. In breve, cose che molti di noi forse realizzano. Ma c’è un sogno in particolare che lui è riuscito a realizzare, qualcosa in cui quasi tutti noi falliamo.

Grazie alla sua testardaggine non ha mai dubitato del fatto che ci sarebbe riuscito ed ha persistito, fino ad ottenere la sua ricompensa nel 2018. Il comune di Moreno, nel quale ha vissuto praticamente tutta la vita, ha abbracciato l’idea della nonviolenza come motore di azione politica. E così è stato istituito il Sottosegretariato alla nonviolenza e allo sviluppo umano di quella città. Ma non solo, lui ne fu il primo sottosegretario e lavorò sodo per risollevare gli animi abbattuti per la morte della professoressa Sandra Calamaro e del custode Rubén Rodríguez, in una scuola del comune, a causa di guasti nella manutenzione commessi dal governo della provincia di Buenos Aires. Esplose una bombola del gas mandando in pezzi il comune, e Alejandro andò avanti in modo creativo per sostenere nel dolore, nelle rivendicazioni e nella ricerca per superare quella situazione traumatica.

Ha sempre optato per la comunicazione diretta, faccia a faccia, per dirsi tutto  e, anche se era un avventuriero e ha osato fare cose fuori dall’ordinario, lo ha fatto con sufficiente umiltà per accettare che “stava imparando tutto” e che il suo unico desiderio era “lasciare che lo spirito si esprimesse con tutto il suo vigore”.

Nonostante la distanza abbiamo discusso, dibattuto, appoggiato e apprezzato le idee dell’uno e dell’altro. Ci siamo osservati, seguiti, impegnati. La sua danza, il suo modo agile di muoversi, i suoi gesti, la sua voce con così tante sfumature di intonazione mi hanno affascinato, mi hanno fatto ricordare di lui, ascoltarlo, conoscerlo in questa nostra ostinazione nell’umanizzare tutto ciò che era alla nostra portata.

Nel 2018 Pressenza ha celebrato i 10 anni dalla sua fondazione e in Argentina abbiamo pensato che il posto migliore per festeggiare l’occasione fosse Moreno. Perché alcuni mesi prima era stato istituito il suddetto Sottosegretariato e perché è un luogo che ben simboleggia la resistenza nei confronti dell’anti-umanesimo incarnato dai governi di Mauricio Macri e María Eugenia Vidal. Scusa Roger se ho incluso questi nomi mefitici nel tuo addio, ma hai dato anima e corpo nell’affrontarli, quindi è giusto che si sappia.

So che non sarai più fisicamente presente con noi, ma ti racconto qualcosa che improvvisamente mi sembra significativo. Il 24 marzo abbiamo costruito qui a casa alcune ghirlande di stoffa bianca, in omaggio alla tenace lotta per la Memoria, la Verità e la Giustizia delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo. E avevamo bisogno di alcuni cartoncini. Ebbene, quelli che usammo per la celebrazione dei dieci anni di Pressenza, con il tuo nome e quello degli invitati che parteciparono all’evento organizzato a Moreno, sono serviti da struttura per dire, dai nostri balconi, che questa città è ancora in piedi, brilla ancora e continuare a difendere la verità storica.

Addio complice. Addio, alimentatore del fuoco sacro. Grazie per l’incoraggiamento, i riconoscimenti, gli abbracci, gli sguardi, la disobbedienza. Silo, nel discorso La guarigione della sofferenza critica il moralismo filisteo, rimprovera gli ipocriti e coloro che vogliono imporre il proprio punto di vista, “ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene il modello perché tu voglia imporlo?”. Dico a voi, amiche e amici, che magari esistesse uno stampo per creare molti Alejandro, allora  la vita sarebbe una celebrazione.

Non verseremo una lacrima, balleremo e rideremo in suo omaggio.

Pace, forza e allegria, Alejandro!

Traduzione dallo spagnolo di Cecilia Bernabeni

Categorie: Opinioni, Sud America, Umanesimo e Spiritualità
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