Sessantuno anni fa Fidel Castro primo ministro di Cuba aprendo la via ad un reale progresso sociale. Vasapollo: l’invito all’unità dei popoli

17.02.2020 - Redazione Italia

Sessantuno anni fa Fidel Castro primo ministro di Cuba aprendo la via ad un reale progresso sociale. Vasapollo: l’invito all’unità dei popoli
Fidel Castro con Hugo Chavez (Foto di Il Faro di Roma)

Il 16 febbraio 1959 il giovanissimo trentatreenne Fidel Castro diventò primo ministro di Cuba, aprendo la via ad un reale progresso sociale che ha ottenuto la possibilità per tutti di andare a scuola (Cuba ha il più alto tasso di alfabetizzazione) e una sanità di alto livello accessibile a tutti. Ancora oggi, nessun bambino cubano vive per la strada e i tassi di mortalità infantile sono i più bassi delle Americhe, pari a quelli della Scandinavia.

Nato il 13 agosto 1926 da una famiglia benestante, rimase colpito dalla violenza con cui venivano umiliate a Cuba le persone di colore, e si oppose fin da giovanissimo al governo del generale Fulgencio Batista, appoggiato dagli Stati Uniti che consideravano la meravigliosa isola caraibica “il cortile di casa” dove tutto era loro permesso, predazioni e stupri compresi.

Dopo un rovinoso assalto armato alla caserma di Moncada il 16 luglio 1953, fu imprigionato e condannato a quindici anni di prigione, ma fu rilasciato nel 1955 grazie a un’amnistia generale e costretto a rifugiarsi in Messico e negli Stati Uniti. Quando tornò clandestinamente insieme ad altri esiliati, si riunì in un gruppo politico di opposizione, il “Movimento del 26 luglio” e – come ricorda Barbara Serafini su fremondoweb.com – con soli undici uomini, tra cui Ernesto “Che” Guevara e Camillo Cienfuegos, dalle montagne della Sierra Maestra, guidò la lotta vittoriosa contro il regime. Il suo gruppo crebbe considerevolmente e riuscì a cacciare Batista.

Nel 1959, dunque, Castro assunse la guida del Paese, in seguito alle dimissioni del primo governo post-Battista. Il nuovo governo cominciò a espropriare le proprietà delle compagnie statunitensi proponendo risarcimenti molto bassi. Non fu etichettato subito come comunista, piuttosto il vice presidente degli Usa Richard Nixon, dopo averlo incontrato alla Casa Bianca, disse che fosse naif. Eppure, dovette ricredersi in fretta: nel 1960 Cuba firmò un accordo con l’Unione Sovietica per l’acquisto del petrolio ed espropriò le raffinerie cubane, fino ad allora di proprietà americana. Gli USA interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro, che iniziò a ricevere aiuti umanitari e militari dall’Urss.

Nell’aprile del 1961, gli Stati Uniti tentarono un fallimentare attacco a Cuba, facendo sbarcare nella Baia dei Porci, a sud dell’Avana, circa 1.400 dissidenti finanziati e addestrati dalla Cia. Nello stesso anno, il 2 dicembre, in un celebre discorso alla nazione Fidel Castro annunciò che Cuba avrebbe adottato il comunismo come forma di governo.

In una recente intervista al nostro giornale on line, l’economista Luciano Vasapollo, a lungo collaboratore di Fidel, ha messo in evidenza l’importanza dell’ultima fase della vita del comandante Castro, non senza avere accennato “al grande lavoro di Fidel sul piano dell’internazionalismo, sia di classe che socialista. Egli ha messo a disposizione i medici e gli insegnanti per tutti quei paesi e processi non necessariamente socialisti, dove c’erano delle difficoltà, in cui bisognava uscire dalla piaga dell’analfabetismo ed in cui servivano dei medici dinanzi ai disastri naturali. Del dare se stessi nell’internazionalismo proletario”. Infatti, “non un caso che Cuba prenda oggi da 190 paesi altrettanti voti all ‘ONU a suo favore e contro il blocco”.

Tuttavia, Vasapollo ha voluto sottolineare anche il contributo di Fidel all’elaborazione teorica, dopo che la malattia lo aveva costretto ad allontanarsi dall’impegno di rivestire cariche ufficiali: “Fidel diventa un soldato delle idee. Questa parte della sua vita, è la migliore dal punto di vista teorico”.
Egli ha lottato per l’unità latino americana, “consolidando la proposta dell’ALBA, nata da Chavez e da lui stesso”. Infatti, “solo l’unità dei popoli avrebbe potuto mettere in difficoltà gli Stati Uniti d’America. E ciò è il vero lascito di Fidel per affrontare l’oggi in una forte e coerente visione rivoluzionaria per il socialismo nel XXI secolo, nel senso dell’altruismo umanista e in primis classista , sempre avanti combattendo per una nuova futura umanità socialista“.

da Il Faro di Roma

Categorie: Diritti Umani, Politica, Sud America
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