Italia che Resiste, 2 febbraio: serve scendere ancora in piazza.

03.02.2020 - Torino - Fabrizio Maffioletti

Italia che Resiste, 2 febbraio: serve scendere ancora in piazza.
(Foto di Fabrizio Mafioletti)

Ieri l’Italia che resiste torna in piazza per manifestare a favore dell’abrogazione di Decreti Sicurezza a firma Salvini.
Alle 14 i manifestanti si sono trovati in Piazza Castello davanti alla Prefettura.

La politica del PD rispetto ai migranti, è a tutt’oggi incomprensibile, ondivaga, contraddittoria, e soprattutto pavida, se non vigliacca.

Elly Schlein in Emilia ha dimostrato che il coraggio, una visione politica (qualcuno direbbe una  narrazione…) diversa, chiara, e soprattutto di sinistra, è vincente.

Sui – a mio parere – vergognosi decreti sicurezza è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Ma c’è una nefandezza della quale non si parla più: il “problema dei problemi” ovvero il reato di clandestinità, assurdo, surreale, ma che è sparito dalla discussione pubblica.

Ci sembra utile riportare l’intervento di Marioluca Bariona incentrato sui “crimini di solidarietà”:

Tra il 2015 e il 2017 vi sono stati 26 casi legali risultanti da atti di solidarietà nei
quali sono state arrestate 45 persone in tutta Europa. Nel 2018 le persone
arrestate sono salite a 1042.
L’arresto di tutti questi attivisti non rappresenta la persecuzione di casi isolati:
secondo Amnesty International configura una larga tendenza dei governi di tutto il
mondo ad utilizzare la linea dura contro le migrazioni sfruttando le leggi contro il
traffico di esseri umani per criminalizzare l’assistenza umanitaria ai migranti e ai
rifugiata.
I salvataggi in mare da parte delle ONG sono iniziati per coprire il vuoto
determinato dalla decisione, risalente al 2014, di sostituire l’operazione
istituzionale italiana di ricerca e soccorso “Mare Nostrum” con una struttura di
esclusivo controllo delle Frontiere controllata dall’agenzia europea Frontex.
Tra gli operatori delle ONG di ricerca e soccorso in mare sono indagate un totale
di 24 persone, io delle quali erano componenti dell’equipaggio della luventa, la
nave che ha salvato dalla morte e fornito assistenza a 14 mila persone. Il team
luventa sta affrontando un lungo processo giudiziario con costi enormi, fino a 500
mila euro, nonostante le accuse siano da tempo state smontate da un team
forense dell’Università di Londra.
Tuttavia l’ostilità non si ferma alle organizzazioni.
A partire dal 2015 la Danimarca ha processato centinaia di attivisti indipendenti
per aver aiutato persone in cerca di rifugio o asilo: tra loro Mikael Lindholm e
Lisbeth Zornig hanno ricevuto una sanzione di 45.000 corone danesi per aver
accompagnato una famiglia siriana in auto alla stazione di Copenhagen e averle
aquistato i biglietti ferroviari per la Svezia.
Sempre dal 2015 Cédric Herrou, un contadino di Breil-sur-Roya, viene arrestato
diverse volte per aver accompagnato migranti attraverso la frontiera e averli
Un prete svizzero, Norbert Valley, viene sanzionato per aver offerto ospitalità e
denaro ad un uomo del Togo al quale era stata respinta la richiesta di asilo.
Dragan Umicevic, un volontario dell’associazione croata “Are you Syrious” viene
condannato per aver aiutato un gruppo di afgani ad entrare in Croazia segnalando
con una torcia lampeggiante il punto dove il passaggio era meno pericoloso.
Sette attivisti di Briangon tra i quali due cittadini svizzeri e un italiano, vengono
condannati per aver manifestato alla frontiera francese assieme a 20 migranti
senza documenti, nonostante la decisione della Corte Costituzionale francese.
Sara Mardini, assieme ad altri operatori umanitari dell’associazione ERCI viene
arrestata dalle autorità della Grecia. Sarà rilasciata dopo più di cento giorni di
detenzione e incriminata per favoreggiamento dell’immigrazione, riciclaggio e
spionaggio.
Il Parlamento ungherese approva una legge che rende un crimine aiutare i migranti
dando loro denaro 0 informazioni sulla protezione umanitaria.
Le nazioni unite definiscono il traffico di esseri umani come una pratica motivata
da “guadagno finanziario 0 materiale” ma, allo stato attuale non vi è chiarezza sul
termine a livello delle istituzioni europee e l’interpretazione rimane di competenza
dei singoli giudici a livello nazionale.
Molti politici, a porte chiuse, si dichiarano dalla parte degli attivisti, ma alla fine
non vi è una volontà politica da parte degli Stati UE di riscrivere le leggi.
Forse per questo Pia Klemp, capitana delle navi luventa e Sea-Watch, premiata
con la più alta onorificenza dalla città di Parigi nel 2019, ha rifiutato il premio con
le seguenti parole: “La vostra Polizia ruba le coperte alle persone che costringete
a vivere per strada, mentre voi colpite duramente le proteste e criminalizzate le
persone che difendono i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. Mi volete dare
una medaglia per le stesse azioni che, nei vostri bastioni, combattete”.
In questo contesto salvare vite in mare, offrire cibo e rifugio, curare malattie e
traumi, indagare sugli abusi sono diventati attività rischiose. La messa in stato
d’accusa di Vigili del fuoco spagnoli, contadini francesi, pescatori tunisini, sindaci
italiani, preti svizzeri dimostra che, anche se non c’è un disegno internazionale,
tutti gli Stati sfruttano le proprie leggi, quando non le rendono più oppressive, per
incriminare chi offre aiuto.
Per questo è urgente che l’Unione Europea chiarisca che i “crimini di solidarietà”
non esistono, e che a ciascuno deve essere concesso di offrire aiuto
disinteressato secondo la sua coscienza, le sue capacità e la sua disponibilità.”

Intervista a Michele Angheleddu di “Italia che resiste

 

Categorie: Diritti Umani, Europa, Fotoreportages, Interviste, Migranti, Opinioni, Politica, Video
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