Venerdì 24 gennaio alla colonia elioterapica di Germignaga (Varese) il secondo appuntamento del ciclo di incontri “Una moltitudine inarrestabile – Storie dal nuovo mondo” ha illustrato alla perfezione il proposito di mostrare le esperienze positive, creative e solidali che già esistono e non trovano adeguato spazio in un’informazione distorta, manipolata e volta al negativo.

Uno slide show e il trailer del documentario Ubuntu introducono con immagini e interviste il racconto della straordinaria esperienza cominciata a Poggio alla Croce, paesino a pochi chilometri di Firenze, che si è poi allargata alla Toscana, all’Italia e ora a vari paesi europei.

Andreas Formiconi descrive con passione, chiarezza e umorismo il “processo di auto-cura” intrapreso da un gruppo di volontari dopo l’arrivo, nell’agosto 2017, di 30 giovani migranti provenienti da diversi paesi africani e asiatici e ospitati in un Cas (Centro di accoglienza straordinaria). Un processo che ha portato la comunità a “guarire” dal processo infiammatorio fatto di paura e rifiuto causato dalla presenza di quei ragazzi, visti all’inizio come un corpo estraneo. Dall’incontro emerge un’incredibile ricchezza di lingue, culture e capacità, che porta alla creazione della cosiddetta scuolina, una “scuola di prossimità” sul modello di quella di Don Milano a Barbiana. La scuola va avanti per due anni, si trasferisce a Firenze grazie alla collaborazione con il Cospe e favorisce l’integrazione lavorativa e umana di gran parte dei giovani migranti. La volontà di apprendere dei ragazzi e la disponibilità degli insegnanti si traduce in un beneficio generale. “Vengo qui perché mi fa stare bene” è la sintesi semplice e profonda di uno dei volontari.

Un ulteriore passo avanti arriva con il progetto finanziato dalla Regione Toscana e realizzato insieme ad associazioni, Comuni, università e diocesi, che porta a nuovi sviluppi: il documentario Ubuntu, che mostra la reazione positiva dei cittadini all’arrivo dei migranti, lo sviluppo di una rete per scoprire e collegare storie e pratiche positive di accoglienza e per raccogliere segnalazioni di eventuali criticità e un corso on line per aiutare i migranti a muoversi nel tortuoso campo della burocrazia italiana e a trovare offerte educative adeguate. Si arriva così all’esigenza di costruire una “mappa della positività” grazie al software Ushahidi, creato dalla giovane keniana Ory Okolloh, per raccogliere e mettere in rete le infinite esperienze di accoglienza e solidarietà esistenti in Italia.

La mappa varca presto i confini italiani e si allarga a esperienze europee molto diverse tra loro (da gruppi femministi di Berlino, a realtà religiose greche, fino ad arrivare alla Finlandia, all’Olanda, alla Polonia, al Regno Unito e prossimamente all’Islanda). Al di là delle differenze, si tocca con mano la quantità di storie positive presenti dappertutto, che non rappresentano solo un concreto esempio di aiuto e solidarietà, ma costituiscono anche un progetto politico di contrasto della narrazione tossica proposta da tanti media mainstream e da politici cinici e spregiudicati a caccia di voti.

Andreas tocca poi un aspetto inquietante della situazione attuale: l’uso distorto dei social media per creare “mostri” e l’impiego di tecniche sofisticate e personalizzate per bombardare di informazioni quella parte dell’elettorato giudicata “persuadibile” e manovrare le elezioni. Cosa si può fare per opporsi a queste manipolazioni? La risposta è più semplice di quanto si possa pensare: uscire di casa, incontrarsi, trovare e collegare le tante realtà nascoste che non si conoscono tra loro e mettere insieme tutte queste storie.

E qui si torna al proposito della mappa della positività, testimoniato da vari interventi del pubblico, che descrivono esperienze locali molto simili a quelle raccontate all’inizio della serata e all’importanza di far conoscere il nuovo mondo che esiste già nei cuori e nelle azioni di tante persone.

Per segnalare esperienze di accoglienza, integrazione e solidarietà da inserire nella “Mappa della positività” scrivere alla mail arf@unifi.it