Il train bombing politico accomuna Pablo Allison, writer e fotografo, nato a Manchester e cresciuto a Mexico City, e Collettivo FX, emiliano, artista-artigiano di asta e rullo.

La nuova sede in Corso Garibaldi 1 (RE) di Vicolo Folletto Art Factories ospita dal 10 novembre Exodus, il racconto della “tragedia più grande del nostro secolo: l’esodo di migliaia di persone in cerca di rifugio politico o di una esistenza migliore.”

Il curatore, Pietro Rivasi, gli artisti, Collettivo FX e Pablo Allison, i galleristi, Lia Bedogni e Tiziano Scalabrini, sono i ‘folli’ responsabili di questo progetto. Ci vuole una buona dose di follia curatoriale per esporre le testimonianze documentarie, bozzetti preparatori, sketch, fotografie, remando contro un mercato che ‘strappa’ l’opera d’arte di strada dal contesto per il quale è stata creata, snaturandola nel collegarla utilitaristicamente alla visione diretta. Bisogna essere folli per investire il tempo e il denaro della propria galleria in una mostra che non espone l’’originale’. Obbligatoriamente folle è chi di notte va a dipingere i treni merci in partenza per la Germania o l’Austria; chi, con bombolette e macchina fotografica, salta su La Bestia per seguire il viaggio che migliaia di migranti, provenienti da Nicaragua, Honduras, El Salvador, Guatemala, Messico, affrontano a costo della vita stessa (La Bestia è chiamata anche El tren de la muerte, El devoramigrantes, per il numero dei morti e di quelli rimasti invalidi nel tentativo di salirci sopra).

Collettivo FX e Pablo Allison verificano e denunciano, con il reportage, il lettering, il figurativo, la dissimmetria valoriale fra merce e persona. Contro il sistema europeo e americano che chiude le frontiere, costruisce muri, stipula accordi in cui la libera circolazione è consentita alla merce-capitale e vietata agli esseri umani, il vagone merce si converte in atto politico problematizzante.

Nello spazio della galleria il lavoro dei due artisti è disposto secondo una rappresentazione prospettica che, restituendo il fenomeno migratorio nella sua dimensione globale (ed ironicamente amara nelle raffigurazioni delle specie migranti animali), trova il punto di fuga in una serie di ritratti di esploratori-conquistadores e si conclude con l’immagine di un muro realizzato a due mani: la scritta “derecha” copre gli occhi di chi, blaterando di sicurezza, ha siglato per primo gli accordi di morte con la Libia di Serraj, spianando la strada alla successiva propaganda e a norme sempre più restrittive applicate a dispetto degli obblighi previsti dalle Convenzioni internazionali. L’intervento si colloca non a caso all’interno delle Ex Officine Meccaniche Reggiane. La struttura in disuso, che sarebbe potuta diventare spazio di condivisione e officina culturale per la città, è stata recuperata in minima parte, per il resto costituisce un rifugio per chi non ha casa o permesso di soggiorno.

La collaborazione fra Pablo e il Collettivo Fx continuerà perché coincide il loro modo di stare nel mondo, l’empatia nei confronti dei fragili e degli inermi, l’urgenza di mostrare il volto brutale dell’Autorità indifferente persino ai minimi bisogni primari.


Foto di @Collettivofx e @Pablondon1

Per richiedere il catalogo, con testi a cura di Pietro Rivasi e Carla Barbieri, scrivere a info@vicolofolletto.it

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