Paesaggi Balcanici. A proposito delle «origini mitiche»: Illiria, Dardania, Moesia

07.11.2019 - Gianmarco Pisa

Paesaggi Balcanici. A proposito delle «origini mitiche»: Illiria, Dardania, Moesia
Ulpiana (Laplje Selo), Kosovo, il Parco Archeologico (Foto di Gianmarco Pisa)

L’Illiria è la regione storica corrispondente agli odierni Balcani Occidentali, con un margine di approssimazione rappresentato dal fatto che la regione storica si estendeva, sostanzialmente, lungo l’ampio entroterra adriatico e, in particolare, nel territorio della costa adriatica sud-orientale, in corrispondenza dell’ampia fascia costiera che si dipana, attualmente, tra la Croazia, il Montenegro e l’Albania.

Era la terra storica degli Illiri, antica popolazione di lingua indoeuropea, popolazione, tuttavia, il cui esatto insediamento e la cui rigorosa matrice linguistica non sono precisamente accertati. Gli «Illyrioi» furono, inizialmente, individuati in un’unica etnia, un popolo distinto, che abitava la regione centro-meridionale dei Balcani, sostanzialmente una sorta di quadrilatero a cavallo tra il Montenegro, l’Albania e la regione del Kosovo: un’area territoriale, comunque, poco omogenea e ancora meno identificativa rispetto alla varietà di lingue, culture e popolazioni che abitano i territori oggi corrispondenti a quegli antichi insediamenti.

Non a caso, con il succedersi delle dominazioni, a partire da quella romana, e con il sopraggiungere di sempre più intensi fenomeni di incontro e di incrocio, di migrazione e di meticciato, i gruppi locali persero sempre più connotazioni unificanti e si avviarono verso una sempre più consistente diversificazione e pluralizzazione, al punto da relegare il passato ancestrale a vere e proprie forme mitiche. Non è un caso, bensì diretta conseguenza di tali fenomeni storici e sociali e di tali movimenti antropici e culturali, che, nel corso delle epoche successive, il termine venisse, di volta in volta, adoperato per designare una vera e propria varietà di popoli, dagli Istri agli Iapodi, dai Dalmati ai Pannoni (che tuttavia abitavano, inizialmente, ben più a Nord) e i Traci (che, viceversa, abitavano ben più a Oriente), popoli che, variegati ed eterogenei, etnicamente e linguisticamente articolati e differenti tra di loro, vivevano nell’ampia costa occidentale della penisola balcanica. Il riferimento territoriale ancestrale e la variegata derivazione mitica sono, dunque, tra le uniche attestazioni di origine assodate: appellarsi ad un’antica «ascendenza illirica» significa, in buona sostanza, aderire allo schema delle origini mitiche delle popolazioni designate.

Ciò che resta e si consolida è, infatti, il mito: nella mitologia greca, Illyrius era figlio di Cadmo e di Armonia, governò la regione di Illiria e divenne l’antenato o il progenitore di tutte le popolazioni illiriche. Il mito narra, altresì, che Cadmo, divenuto appunto re degli Illiri, fu poi trasformato in serpente, mentre Armonia, affranta per il dolore, pregò Cadmo di recarsi da lei, ma, quando lo abbracciò, gli dei trasformarono in serpente anche lei. Cadmo era anche fratello di Europa: aderire allo schema mitico dell’origine di questi popoli e culture significa anche, singolarmente e paradossalmente, aderire allo schema che vuole porre proprio queste ascendenze mitiche alle origini della fondazione stessa dell’Europa. Lo stesso vale, come per il popolo, così per la lingua: se, da una parte, prime attestazioni del popolo degli Illiri risalgano al V secolo a.C., sebbene il loro insediamento nella regione balcanica centrale datasse almeno a due secoli prima, scarse sono, d’altra parte, le testimonianze sulla lingua illirica, della quale non sono attualmente accertati né l’esatta estensione territoriale né il periodo durante il quale sarebbe stata lingua parlata.

In questo macro-contesto, la Dardania è invece una formazione più recente e con contenuti meglio accertati: non per questo, tuttavia, meno insidiosa nella sua assunzione come punto di riferimento originario. Sotto il profilo storiografico, infatti, la Dardania era una regione dell’entroterra illirico, che acquisì una sua precisa configurazione territoriale a partire dal V – IV secolo a. C., ma non è ascrivibile o riconducibile in maniera precisa e specifica, anche in questo caso, ad alcuno dei popoli che abitano oggi i territori corrispondenti a quegli antichi contesti: la Dardania, infatti, abitata dalla tribù illirica dei Dardani, comprendeva una regione corrispondente agli attuali Kosovo, Albania settentrionale e orientale, Macedonia del Nord, Serbia meridionale e Montenegro. Abitata da una tribù illirica, all’epoca della divisione dei territori imperiali, ad opera di Diocleziano, la Dardania fu prima separata dalla Moesia, e poi sottoposta al potere della prefettura di Illirico. Difficile rappresentare, dunque, i moderni albanesi come «discendenti» dagli antichi Dardani, se è vero che i tre centri maggiori dell’antica regione, anche dal punto di vista archeo-logico, risultano essere Naissus (Niš) in Serbia, Scupi (Skopje) in Macedonia e Ulpiana (Laplje Selo), oggi sede di un complesso archeologico di primaria importanza – luogo di attraversamento del nostro «itinerario di itinerari» – in Kosovo. È la terra di Dardano, il progenitore: figlio di Giove e di Elettra, re dell’Arcadia, in fuga da quelle terre, vagò errante in cerca di una nuova patria, fino a giungere nella terra di Teucro (Teucria), del quale ereditò il regno. La Dardania di Diocleziano, invece, diede i natali, nella città di Naissus (Niš) in Serbia, all’imperatore Costantino I (274), Costantino il Grande. Siamo in epoca romana, e il cuore della vicenda balcanica si sposta in Moesia: i Moesi erano una tribù della Tracia insediata nelle odierne Serbia e Bulgaria, nell’allora provincia romana che da loro prese il nome, da secoli segnata dalla presenza di popolazioni celtiche e slave, tra cui i Celti Scordisci, fondatori di Singidunum nel III secolo a. C. , nucleo di origine della odierna capitale, Belgrado. Anche questo è spazio di antico insediamento, se è vero che le popolazioni neolitiche, afferenti alle culture di Starčevo e di Vinča, abitavano l’area di Belgrado sin dal 5000 a. C. Sarebbero stati poi gli Slavi a dare alla città il nome attuale, così suggestivo, di «Città Bianca» (Beograd) ricordato, nel 630 d. C., da Costantino Porfirogenito, nella sua opera “Dei Popoli”. Un vero e proprio crocevia balcanico ed europeo, ennesimo incontro, dunque, di popoli e culture, in questa terra così ricca di miti e storie.

Categorie: Cultura e Media, Europa, Internazionale
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