Carola Rackete ha trentun anni, Greta Thunberg sedici. In questi tempi di grande accelerazione quasi una generazione le divide, eppure hanno tanti elementi in comune: l’indignazione verso chi in nome del profitto e di meschini interessi porta avanti politiche cieche e spietate, l’attivismo di chi cerca di cambiare il mondo in cui vive, il coraggio di resistere agli attacchi personali e un’appassionata coerenza.

Accolta oggi da una standing ovation durante l’audizione della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo a Bruxelles, Carola Rackete non ha usato mezzi termini. “Ho ricevuto molta attenzione non voluta, inviti, premi da parte di diversi paesi europei e istituzioni, dopo essere entrata nel porto di Lampedusa” ha ricordato. “Ma dove eravate quando noi eravamo lì a chiedere aiuto attraverso tutti i possibili canali legali, mediatici e diplomatici?”

“Non ho salvato la vita di migranti o rifugiati, ho salvato vite umane”, ha precisato, perché “questo è ciò che la legge del mare mi dice di fare come capitana: portare le persone in pericolo in mare in un porto sicuro, indipendentemente da razza, classe o sesso”. Eppure, ha continuato “sono stata lasciata sola. I governi hanno eretto un muro, come se sulla nave ci fosse la peste” e ha definito vergognoso l’atteggiamento dell’Europa, la culla dei diritti umani.

E le accuse non finiscono qui. “Il Mediterraneo centrale si sta trasformando in un cimitero. L’omissione di soccorso e i respingimenti per procura sono diventati una pratica istituzionalizzata e il dovere di salvare è stato criminalizzato”.

Nell’anniversario del naufragio di Lampedusa, Carola ha ricordato che dopo sei anni, “invece di impegnarsi per evitare tragedie simili, i membri dell’UE hanno avviato una politica di esternalizzazione delle loro responsabilità, con la pratica di respingimenti e omissioni di soccorso, delegando i salvataggi a un paese in guerra, al Libia, in violazione della legge internazionale”.

Le domande e le accuse di Carola ricalcano la sfida lanciata da Greta Thunberg al recente vertice sul clima a New York, il grido “Come osate?” rivolto ai capi di governo che l’ascoltavano e ripreso da decine di cartelli auto-prodotti dai giovanissimi manifestanti durante il terzo sciopero globale per il clima del 27 settembre.

In un anno la solitaria protesta di un’adolescente sconosciuta davanti al Parlamento del suo paese è sfociata in un movimento mondiale di ribellione a un sistema che minaccia la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Come Carola, definita da Salvini una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” e una ricca comunista viziata (per non parlare degli ignobili insulti con cui è stata accolta allo sbarco sul molo di Lampedusa), anche Greta deve subire un’ondata di odio e calunnie. E purtroppo non solo da parte di media e personaggi di destra, che hanno tutto l’interesse a negare le ragioni della sua battaglia, ma anche da parte di una certa sinistra fallita, sospettosa e complottista, che non sopporta di vedere migliaia di giovani organizzarsi e mobilitarsi in forme nuove e originali e non li trova mai abbastanza rivoluzionari.

Per fortuna queste due giovani donne sono abituate a liquidare con coraggio, calma e ironia accuse assurde e insulti meschini e a riportare l’attenzione su questioni più ampie e serie. Oltre a salvare vite nel Mediterraneo, Carola è un’ecologista consapevole della minaccia che incombe sull’umanità. Considera il clima una priorità e sa bene che a spingere tanta gente a lasciare la propria terra per cercare altrove una vita migliore non sono solo le guerre, ma anche le disuguaglianze, i disastri ambientali e la povertà.

Greta non pretende di imporre a nessuno le sue scelte, ma pur di non prendere l’aereo attraversa l’Atlantico in barca a vela e diventa vegana. E Carola spiega così la decisione di forzare il blocco imposto alla Sea Watch 3 e di approdare a Lampedusa: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo. Le loro vite sono più importanti di qualsiasi gioco politico.”

In un periodo in cui tanti politici, opinionisti e giornalisti si distinguono per il loro linguaggio volgare, razzista e violento, la fermezza e la coerenza mostrate da Carola Rackete e Greta Thunberg alimentano la speranza e spingono all’azione.