La forza della fragilità

03.08.2019 - Andreas Formiconi

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La forza della fragilità
(Foto di Lacanet)
Piangevano tutti quando, un mese fa, gli ospiti del CAS di Poggio alla Croce furono portati via perché l’ente gestore del centro chiudeva l’attività, ragazzi, paesani, attivisti insegnanti. “Barbiana di migranti” l’avevano definita i giornalisti (https://www.facebook.com/watch/?v=2604280572929819). Titolo pertinente, per una scuola andata avanti  due anni, due pomeriggi a settimana senza mancarne mai uno, in maniera completamente spontanea, rigorosamente centrata sulle necessità dell’individuo, con un modello didattico uno a uno, un insegnante per ciascun allievo.
Ma niente è importante come imparare a morire per continuare a vivere. In un bellissimo brano [Via dalla pazza classe, Mondadori] Eraldo Affinati dice dell’insegnante che “sin dall’inizio, in un modo o nell’altro, è destinato a scomparire”.  Così gli insegnanti della Scuolina di Poggio alla Croce agli occhi di quei ragazzi, così la Scuolina. Ma a leggere bene le circostanze, quello non è stato un caso sventurato ma il migliore dei casi possibili. Oramai sono giovani integrati. Certo, hanno ancora tanto da imparare – per chi non è così? – ma non hanno più paura, si sanno relazionare con i cittadini, tutti hanno avuto o hanno rapporti di lavoro in chiaro, due hanno preso in breve tempo la licenza media, uno la patente. Molto meglio la città con i suoi stimoli e le sue occasioni. Quello che ci vuole per continuare a crescere.
Morire in una forma per rinascere in altre. Anche la Scuolina si è resa conto di poter rinascere in varie mutate forme. In fin dei conti la Scuolina è un’idea,  di didattica, di pedagogia, di relazione umana. Come tale può volare altrove. Ieri al Cospe il primo giorno della nuova Scuolina. Per l’occasione con un progetto artistico: Decrebis di Walter Morselli. Nello stile di Ai Wei Wei: installazioni nelle piazze d’Italia con un unicorno-salvagente circondato da mani emergenti dal suolo. Ogni mano il calco della mano di un immigrato. Scrive Walter:
“Ogni mano rappresenta una storia che l’attuale governo ha deciso di non ascoltare. L’unicorno è la massima rappresentazione dell’ipocrisia dei politici, che anziché legiferare in favore dei diritti sanciti dalla costituzione, creano leggi contro i diritti umani: il decreto sicurez­za bis ad esempio, che proibisce di salvare un essere umano in mare punendo con il carcere e con multe fino a 50mila euro. Questa ipocrisia trova la sua naturale espressione in un sal­vagente a forma di unicorno, bello ma totalmente inutile in caso di vera necessità.”
Così è andata la neo-scuolina ieri. Dodici ex-allievi di Poggio alla Croce, sette attivisti insegnanti scesi da Poggio, vari operatori del Cospe, Walter e Diana Marcella, artisti insegnanti.  Venerdì prossimo si replica, prima della pausa estiva, per rifinire e dipingere le mani. Poi in settembre ripartiremo.
L’idea si sposta con le persone, viene inseguita dalle persone, ne coinvolge altre. L’idea pare forte perché muove persone. Ma pare anche debole perché essenzialmente non istituzionale, muove solo persone. È vero, il Cospe ha ospitato, ma poi si è snocciolato in un gruppo di persone, uscite dagli uffici, entusiaste di partecipare.
Ed è questa la morale della storia, alla fine dei conti: la vita fiorisce nella fragilità.
Un video.
Qualche foto:
Categorie: Cultura e Media, Diversità, Europa
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