Blackout democratico, schedati, scortati e allontanati dalla Polizia

22.08.2019 - Massa Carrara - Redazione Italia

Blackout democratico, schedati, scortati e allontanati dalla Polizia
"Non sono nata per condividere l'odio, ma l'amore" (Foto di Anna Valeria Aurino)

Massa Carrara: i fatti risalgono al 18 agosto scorso, al termine della manifestazione antifascista e antirazzista svoltasi in zona Ronchi / Poveromo a Marina di Massa, provincia di Massa e Carrara. Manifestazione e corteo dove si contestano le politiche discriminatorie e liberticide approvate con l’ultimo decreto sicurezza bis e fortemente volute dal leader della Lega Matteo Salvini.
La manifestazione autorizzata è organizzata da collettivi studenteschi e femministi di Massa Carrara a cui aderisce anche l’ANPI, tutto si svolge senza incidente di sorta, fra canti, balli, battute scherzose e cartelli colorati. Significativa la presenza al corteo della figura di una “Madonna” vivente, portata in “processione” lungo il percorso e impersonata da una ragazza del luogo, sopra la sua veste bianca una scritta: “Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”.

Valeria e Federico sono due delle centinaia di partecipanti, a fine manifestazione intendono recarsi al vicino parco della Comasca, un parco pubblico distante poche centinaia di metri dove in contemporanea si sta tenendo la festa della Lega, con tanto di comizio pubblico proprio del segretario leghista Matteo Salvini.
“Ci stavamo recando alla Comasca, eravamo curiosi d’ascoltare le parole del comizio pubblico di Matteo Salvini, e qualora si fosse reso possibile avremmo anche voluto porre qualche domanda, siamo in democrazia, almeno in teoria”. Chi racconta i fatti della vicenda è Anna Valeria Aurino, laureanda della Facoltà di Giurisprudenza di Pisa.
Superato un primo posto di blocco e oltrepassato anche il secondo punto di controllo, la coppia di ragazzi si avvicina in direzione del comizio leghista, quando un agente di Polizia correndo verso di loro li raggiunge e da dietro gli intima di fermarsi: “Voi, voi due. Fermi! Venite con me – facendogli cenno di seguirlo – Prego documenti.”

E’ da qui in poi, come descritto da questi ragazzi protagonisti della vicenda, che pare assistere a scene di un film di altri tempi, un film che potrebbe viaggiare a cavallo fra il neorealismo italiano che descriveva e denunciava un’Italia anni 50’ attraversata da consuetudini e mentalità fortemente maschiliste e patriarcali, misto ad alcune scene di un film muto anni 30’, in piena grande crisi e che vedeva come protagonisti Charlotte e un agente di polizia.

“Io e il mio compagno di manifestazione gli diamo i documenti di identità”. I documenti vengono fotografati fronte retro dallo smartphone dell’agente di Polizia.
Subito dopo il poliziotto si rivolge ad altri addetti: “Scortateli all’uscita.”
Federico si rivolge allora al poliziotto: “Ma io voglio andare a mangiare, e poi abito proprio qui.”
Valeria a questo punto domanda: “Scusi, posso sapere il trattamento dei dati personali secondo il d.lgs. 196/2003. I miei dati che fine fanno?”
L’agente di Polizia, secondo quanto esposto dai protagonisti della vicenda, risponde: “Voi venite dalla manifestazione antifascista. Capiamoci… Per discrezionalità* non è opportuno che entriate.” (*Discrezionalità: dal vocabolario Treccani definibile come “facoltà di seguire criteri autonomi nell’esercizio di determinate funzioni”, e ancora: “facoltà di libera azione e decisione entro i limiti generali fissati dalla legge”)

-Valeria: “Mi può far vedere la normativa per cui lei compromette un mio diritto civile sulla base della partecipazione a una manifestazione antifascista? Sono incensurata. Non ho commesso contravvenzioni né delitti alcuni. Discrezionalità? Perché?”

-Agente di Polizia: “Perché lì dentro potrebbero esserci persone che vi hanno visto alla manifestazione.”

-Federico e Valeria insieme domandano all’Agente di Polizia: “Voi interverreste se ci accadesse qualcosa? – e ancora – scusi ma lì dentro ci sono dei facinorosi?”

-Poliziotto rivolto agli altri addetti: “Scortateli all’uscita.”
Poi il poliziotto si rivolge direttamente al compagno di Valeria: “A casa calmi la sua compagna. Qui ha sviscerato Costituzione, codice della privacy e procedura penale.”

Al che Valeria si rivolge all’agente di Polizia: “Io esisto comunque. Avrebbe potuto parlare con me invece di rivolgersi al mio compagno, vi è parità di genere. E poi guardi che io sono calmissima può dirlo direttamente a me, io sono qui esisto. Le sto cortesemente chiedendo di rendermi note le motivazioni normative e le disposizioni in virtù delle quali lei mi impedisce di accedere a un parco pubblico”

Al che il poliziotto liquida la conversazione con : “Scortateli all’uscita. Scortateli all’uscita.” rivolgendosi agli altri colleghi.

Questa la cronaca di quanto avviene in uno “Stato di diritto”.
Italia, 2019.
Con Salvini Ministro dell’Interno.

“Io donna a conoscenza dei propri diritti civili, richiedente il rispetto degli stessi alle Forze dell’Ordine,
non mi sento sicura.” Commenta Valeria a proposito dei fatti avvenuti.
“Anche un sindacalista e alcuni operai presenti alla manifestazione sono stati scortati e fatti uscire dal parco pubblico della Comasca” aggiunge Valeria mentre ci racconta dell’accaduto.

 

Tante le domande che pone Valeria:
“Perché mi è stato negato l’accesso a un parco pubblico?
Perché mi sono stati fotografati i documenti?
Io capisco che loro eseguono ordini, ma è un mio diritto prender visione delle normative cui fanno riferimento per avermi allontanato da un luogo pubblico, ammesso ci siano. E’ un loro dovere mettermi a conoscenza di ciò, ed è un mio diritto richiederlo.
Sono una cittadina italiana incensurata che si reca in uno spazio pubblico.
Sono incensurata, non ho adottato comportamenti pericolosi o che comunque giustificassero il mio allontanamento.”
E ancora fra le domande di Valeria: “Quale sarebbe la normativa che giustifica la compromissione di un mio diritto civile?

 

Per non parlare poi del sessismo imperante, – prosegue Valeria- il poliziotto si è rivolto al mio amico dicendogli che mi calmasse a casa, giacché lì davanti lui stavo sviscerando Costituzione, codice della privacy e procedura penale…
Mi pareva di essere in un film muto ma ad esser senza il sonoro ero solo io, e poi quel: “la calmi”, rivolto al mio amico perché parlavo di Costituzione e di privacy e procedura penale; perché non rispondermi nel merito? E invece nulla, ha proprio smesso di rivolgersi a me, io esistevo, ero lì, parlavo, l’agente mi sentiva a livello uditivo, di certo mi ascoltava ma si rivolgeva soltanto a Federico come se io non esistessi”

“Un poco come accade nei paesi dove vige la ferrea legge religiosa della Shari’a, – commenta a proposito dei fatti un’amica di Valeria – d’improvviso hai smesso di esser soggetto e sei diventata un oggetto da discutere da uomo a uomo, senza contare che questa riduzione a oggetto è passata da allusioni, tu parlavi con dovizia e competenza nella sfera logica e razionale, lui ha fatto la battutina sessista: “A casa calmi la sua compagna” inutile spiegare che cosa significhi… questo è il livello culturale […] stiamo tornando indietro, paurosamente indietro.”

Valeria, in cerca di chiarimenti limitatamente a quanto accaduto al termine della manifestazione antirazzista e antifascista, si è recata presso la Questura, dove in un primo momento aveva ottenuto un appuntamento con il capo della Digos della Questura.  Fermamente decisa a far valer fino in fondo il rispetto dei propri diritti, “una compromissione ingiustificata di diritti civili data l’assenza di provvedimento di A.G. ha aggiunto Valeria – mi è stato dato appuntamento con il Questore la prossima settimana, inequivocabile il mio intento a voler procedere nelle sedi giudiziarie opportune per accertare eventuali abusi di potere commessi.”

Nella giornata di ieri Valeria è stata ricevuta dal responsabile della Questura rassicurandola che “episodi del genere non si ripeteranno”, ammettendo implicitamente che si tratta di anomalie che vanno al di fuori della normale amministrazione del servizio di ordine e pubblica sicurezza. Il problema in questione è che tali “anomalie”, ovvero l’interruzione del godimento dei normali diritti e libertà civili garantiti a tutti i cittadini, sia dalla Costituziione che dalle nostre leggi, è avvenuta troppo, davvero troppo sovente, in più contesti e situazioni, in specie negli ultimi periodi.

Spesso questa interruzione, è avvenuta motivandola a torto e in modo strumentale con questioni legate alla”sicurezza”.

E’ forse “sicurezza” impedire di ascoltare un comizio pubblico e poter porre qualche domanda?

O forse è sicurezza l’impedire  d’insegnare che la nostra Costituzione e la nostra Repubblica sono fondate su valori antifascisti e antirazzisti?

O forse è una questione di sicurezza arrivare a impedire la libertà del proprio pensiero, fino ad operare in modo forzoso per la rimozione dal proprio balcone di un lenzuolo con sopra una scritta nè lesiva e tantomeno offensiva?

Con la scusante “sicurezza”, nella pratica in questi anni, abbiamo assistito piuttosto ad una costante involuzione di quelli che sono i normali diritti legati all’espressione di pensiero, di esercizio delle proprie libertà civili, di svolgimento e godimento delle proprie facoltà di soggetto politico pensante (e non di oggetto), esprimibili ogni giorno, non solo perchè ciò ci venga concesso dall’alto da un funzionario più o meno “comprensivo” e per fortuna a conoscenza delle leggi, ma perchè sacrosanto diritto, per il cui riconoscimento già ci sono state montagne di morti, e sofferenze e sangue a non finire.

Anna Valeria per questi motivi proseguirà sollevando la questione di quanto accaduto nelle sedi opportune. La questione centrale, se non lo si fosse ancora compreso, non è futile, e non riguarda solo il godimento dei  diritti e delle libertà civili di Valeria, di Federico, di un sindacalista, di un gruppo di operai, o di alcuni studenti che vengono allontanati da uno spazio pubblico senza reale motivazione: a “discrezionalità” di un agente pubblico.  La questione è il garantimento dei diritti civili e delle libertà personali che sono patrimonio di tutti, e che nella pratica, non solo a parole, debbono essere riconosciuti a prescindere o meno dalla capacità di comprensione, dalla “discrezionalità” o dalle idee più o meno avanzate di un funzionario pubblico che svolge il suo servizio, proprio dopo aver giurato sulla Costituzione e sui valori e i principi che la reggono.

Ad Anna Valeria, a Federico a tutti i presenti in quell’occasione, a cui è stato impedito di esercitare i propri diritti e per questo schedati e allontanati, va tutta la nostra solidarietà, insieme la nostra profonda stima.  Gli auguriamo in bocca al lupo per il proseguo della vicenda e per l’ottenimento del rispetto dei loro diritti civili e personali, che rappresentano anche e soprattutto i diritti civili e le libertà di tutti noi, di tutta la nostra società e della nostra Costituzione.

Categorie: Diritti Umani, Europa, Genere e femminismi, Politica
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