USB: Nel RdC somme ingenti, ma norme discriminatorie, infamanti e incongrue

10.02.2019 - Natale Salvo

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USB: Nel RdC somme ingenti, ma norme discriminatorie, infamanti e incongrue

Siamo di fronte «la prima inedita esperienza di appostamento di ingenti risorse finanziarie su una misura strutturale di contrasto alla povertà». Il Sindacato USB, per bocca di Viviana Ruggeri, spende parole di elogio per il Reddito di Cittadinanza in riferimento al forte impegno finanziario del governo nel sostenerlo.

L’USB, tuttavia, esprime dubbi per alcune forti criticità presenti nel provvedimento.

In particolare il sindacato autonomo rileva come si tratti di «una misura familiaristica che assume il nucleo familiare e non la persona quale beneficiario del sostegno del reddito». Per l’USB «questo familiarismo ha un impatto particolarmente dannoso proprio sulla componente femminile perché la lega doppiamente a quel partner che – nella maggior parte dei casi di violenza domestica – coincide col soggetto maltrattante».

Non mancano le nette accuse rispetto al beneficio d’accesso fissato in 10 anni di residenza: «attraverso questi prerequisiti d’ingresso si opera una vera discriminazione nei confronti delle famiglie immigrate!».

Anche che nell’impianto discorsivo venga sottolineato la presenza nel provvedimento di “norma antidivano”, per l’USB, risulta infamante e dimentica di «quanti sono poveri pur lavorando e di quanti lo sono perché non c’è lavoro».

L’Unione Sindacale di Base, poi, si sofferta sul merito del termine “offerta congrua” impiegato dalla norma sul Reddito di Cittadinanza in merito alle proposte lavorative cui i lavoratori non potranno negare l’accettazione a pena della negazione del beneficio.

In merito, viene fatto rilevare che il già esistente Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 10 aprile 2018, in attuazione del Decreto Legislativo 150/2015 (Jobs Act), indicava una distanza massima per considerazione una proposta di lavoro “congrua” relativamente contenuta. Col Decreto in discussione in Parlamento, invece, questa distanza viene allargata all’intero territorio nazionale proponendo, di fatto, «un ulteriore esito migratorio dal Sud al Nord del nostro Paese, impoverendo così il Mezzogiorno già malridotto a causa della forte migrazione dei giovani in Europa».

L’articolo 6 di tale Decreto (GU n.162 del 14-7-2018) in particolare sosteneva: «per i soggetti in stato di disoccupazione per un periodo fino a dodici mesi, l’offerta di lavoro è congrua quando il luogo di lavoro non dista più di 50 chilometri dal domicilio del soggetto o comunque è raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici».

Il sindacato dei lavoratori è, quindi, critico nei confronti del beneficio per le imprese che assumono i fruitori del Reddito di Cittadinanza. Tale impostazione, infatti, «non garantisce un’occupazione di lungo termine al momento della chiusura del bonus (24 mesi)».

L’USB conclude la propria memoria presentata nel corso dell’audizione al Senato esortando ad intervenire sul «dumping salariale che oramai investe il mercato del lavoro» e a «riaprire il dibattito sul salario minimo legale» al fine di arrestare la «discesa libera dei salari».

Categorie: Economia, Europa
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