Notti di silenzio

12.02.2019 - Sao Paulo, Brasile - Paolo D'Aprile

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Notti di silenzio
(Foto di Vatican News)

Lo trovarono appeso a un albero nella campagna intorno a Lyon, in Francia. La distanza di migliaia di chilometri, gli anni trascorsi… il tempo era diventato il luogo in cui il passato si faceva presente come promessa di un futuro peggiore. Se sopravviverai non potrai mai dimenticare, staremo sempre con te, dentro di te, dissero i mostri. E così fu davvero. I fantasmi del dolore immenso erano parte di lui e lui era diventato parte di loro. Trenta giorni tra le torture più terribili che un uomo possa soffrire e che un uomo possa praticare su un altro uomo. Tito de Alencar Lima terminò il servizio degli aguzzini con le sue stesse mani. Venne arrestato ad un convegno studentesco nel 1969 e subito portato nella sede della polizia politica gestita dall’esercito. La sua condizione di frate domenicano non lo salvò dalle umiliazioni quotidiane, dalla fame, dal freddo, dal dolore atroce. Se sopravviverai non potrai mai dimenticare… Non dimenticò.

Dorothy Mae Stang, conosciuta come Sorella Dorothy, invece ebbe tutto il tempo di guardare in faccia i due uomini che la raggiunsero sulla strada di casa, aprì il vangelo che portava sempre con sé e lesse alcune frasi: beati i miti perché erediteranno la terra… sei colpi, uno in testa, il dodici febbraio del 2005 sorella Dorothy anche nel momento supremo della morte continuava a pensare ai suoi contadini, ai senza terra, ai derelitti di un paese che fa di tutto affinché scompaiano, fisicamente annichiliti da una macchina di repressione senza uguali al mondo, una macchina che prima li espulsa dalle loro terre e poi nega loro ogni mezzo di sussistenza che non sia sotto le condizioni dell’agrobusiness. “Non fuggirò e non abbandonerò la lotta di questi contadini lasciati soli in mezzo alla foresta. Loro hanno il sacro diritto a una terra dove possano vivere e produrre con dignità, senza devastarla”.

Frate Tito e Sorella Dorothy. Muoiono a quarant’anni di distanza l’uno dall’altra, uccisi dalla stessa mano. Sono il simbolo di quella parte della chiesa cattolica che non ha mai abbandonato la sua vera vocazione. E quando si sta dalla parte dei deboli, i forti non perdonano. Lo abbiamo visto sulla pelle dei meninos de rua, quando venivano torturati davanti ai nostri occhi. Calci, pedate, scosse elettriche sulle mani, urli e insulti. La loro colpa, essere i più poveri tra i poveri. I forti non perdonano. Così come le armi sono fatte per sparare, il potere esiste per reprimere. E la repressione la si può esercitare in mille modi, anche senza armi. A volte basta la minaccia, o la parvenza di una minaccia, l’intimidazione esplicita è l’ultima risorsa.

Il generale Heleno, ormai non può negare e afferma che “dobbiamo neutralizzarli”. Ma dice che risponderà solo in caso di convocazione formale del parlamento: “La nostra preoccupazione per il Sinodo è reale e concreta, molti degli argomenti che vi saranno discussi riguardano la sicurezza nazionale”. I vescovi si riunirano a Roma  per discutere il tema “Amazzonia, nuove strade per la chiesa e per una ecologia integrale: Vedere il clamore dei popoli amazzonici; Sentire il vangelo nella foresta; il grido degli indios è simile al grido del popolo di Dio in Egitto; Agire per la difesa di una chiesa dal volto amazzonico”. Oggi la stessa chiesa che cinquecento anni fa iniziava il genocidio materiale culturale dei popoli originari, si è finalmente accorta da che parte stanno i deboli e in qualche modo vuole mettersi a loro disposizione. La repressione del potere secolare non tarda. Qualche gola profonda spiffera ai giornali l’intenzione del servizio segreto agli ordini di un generale, erede dei torturatori di Frei Tito e, come rappresentante dell’esercito, da sempre protettore del latifondo che ha sparato in faccia a sorella Dorothy. Spiare i vescovi brasiliani per poi condizionare i lavori del sinodo. Si parlerà di indios, di terra, di senza terra, di popoli che premono per dignità e giustizia, di ecologia, di sviluppo economico e, secondo i documenti trapelati alla stampa, “settori della chiesa alleati ai movimenti sociali e ai partiti di sinistra, integranti del clero progressista, hanno l’intenzione di approfittare del Sinodo per criticare il governo Bolsonaro e ottenere un impatto internazionale”. Non possiamo permetterlo, bisogna fermarli. È probabile che il fatto di rendere pubblica una informazione come questa sia parte della strategia di intimidazione, sia già di per sé una minaccia velata: sappiamo tutto di voi e mettere in giro notizie di pedofilia o malversazione è facilissimo.

Frate Tito morì suicida perché i mostri gli promisero di non abbandonarlo. Sorella Dorothy morì in un sentiero per difendere il nostro popolo abbandonato. Il generale Heleno fa trapelare la notizia sullo spionaggio di vescovi e di religiosi, poi nega, ma ammette l’interesse del governo per il sinodo. Gli assassini di Sorella Dorothy agivano per il bene del latifondo protetto dal governo che torturò Frate Tito; il generale Heleno lavora per un presidente che inneggia pubblicamente ai torturatori di Frate Tito e agli assassini di Sorella Dorothy. Prima di impiccarsi, il povero frate scrisse sulla agenda che queste  São noites de silêncio, Vozes que clamam num espaço infinito, Um silêncio do homem e um silêncio de Deus” Sono notti di silenzio, Voci che clamano in uno spazio infinito, Un silenzio dell’uomo e un silenzio di Dio.  

È arrivato il momento di ascoltare.

Categorie: Opinioni, Popoli originari, Sud America
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