In Algeria si è avviata la macchina elettorale che condurrà alle elezioni presidenziali del prossimo 18 aprile. Abdelaziz Bouteflika – presidente “dinosauro” dell’Algeria ininterrottamente da 20 anni, dal 1999 – sarà ricandidato per il suo quinto mandato? Sembra essere questo l’unico interrogativo di questa campagna. Un interrogativo che probabilmente si scioglierà solamente poco prima della mezzanotte del prossimo 3 marzo, quando scadrà il termine per le candidature.

Abdelaziz Bouteflika, finora eletto con percentuali più che “bulgare” (90% nel 2009, 81% nel 2014) in elezioni sempre contestate, il giorno prima della scadenza compirà 82 anni ed è da anni gravemente malato tale da non apparire pubblicamente da tempo. Non in pochi si domandano, pertanto, se effettivamente governa lui o qualche altro.

Presidenziali in Algeria, le posizioni dei principali partiti

Nonostante ciò, i partiti al governo (FLN, RND e TAJ; l’MPA deciderà venerdì) sembrano intenzionati a sostenerlo. Al contrario le maggioranza delle opposizioni probabilmente boicotterà le elezioni non presentando alcun candidato e invitando la popolazione a non votare (già nel 2014 ha votato solo il 51,7%).

Nel fronte del boicottaggio sicuramente il FFS che – scrive il quotidiano TSA – non vuole dare, con la propria partecipazione, una «facciata falsamente democratica ad uno scrutinio già deciso a favore del candidato del regime». Per il FFS, «l’Algeria non è né una repubblica, né una democrazia e non è ancora uno Stato fondato sul diritto».

Anche il “Parti des Travailleurs” (PT) sembra orientato al boicottaggio. Lo stesso l’RCD.

«Senza l’FFS, l’RCD e il PTscrive ancora il quotidiano online TSA le prossime elezioni presidenziali non saranno più credibili di quanto il paese abbia mai visto dal 1995. Bouteflika o un altro capo di Stato che uscirà dalle urne la sera del 18 aprile si trascinerà ancora una volta la reputazione di un presidente “mal eletto”. Ciò sarebbe tanto più dannoso per lui, per il sistema e per il Paese, poiché la situazione economica e sociale che ci si aspetta nei prossimi due o tre anni sarà probabilmente delicata e richiederà un minimo di legittimità per chi dovrà gestirla».

Parteciperà sicuramente al voto col proprio candidato Abderrazak Makri, secondo sempre TSA, invece, il MSP che nel 2014 aveva sostenuto Bouteflika per assicurare la «continuità del potere». Oggi sostengono che è «insensato sostenere una persona malata».

Tra i candidati, sarà presente anche un generale dell’esercito in pensione, Ali Ghediri, che promette una «Algeria nuova» e fiera.

Assente, invece, come spesso accade, sicuramente la Democrazia.