Troppa paura di Corbyn per gestire il paese o produrre una Brexit coerente

05.12.2018 - Silvia Swinden

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Troppa paura di Corbyn per gestire il paese o produrre una Brexit coerente
(Foto di Pagina Facebook di Jeremy Corbyn)

Dopo essere stata sconfitta tre volte in Parlamento su questioni relative alla Brexit, molti si chiedono perché Theresa May, il Primo Ministro britannico, non si dimetta. Molti membri del suo stesso partito sono costernati per il pasticcio da lei negoziato con l’Unione Europea e tutti gli altri partiti si ribellano contro questo documento impraticabile.

Ciò che più spaventa i conservatori e la City of London (il cuore del settore finanziario) è la possibilità di un governo laburista guidato da Jeremy Corbyn. Sotto di lui è stato redatto un manifesto che inverte gli effetti di anni di austerità durante i quali la povertà, la disuguaglianza, la distruzione dei servizi essenziali e il crudele trattamento dei diseredati e degli handicappati si rispecchiava nell’accumulo illimitato di ricchezza al vertice.

Al momento di scegliere un premier dopo la debacle Brexit creata da quello precedente, ecco alcune delle qualità della signora May che avrebbero potuto aiutarla a diventare la candidata prescelta: è testarda e incapace di fare i conti con la realtà (afferma con orgoglio “non sono una che molla”), insensibile alle sofferenze degli immigrati (ha creato l’ambiente ostile che ha portato allo scandalo Windrush, negando ai cittadini britannici dei Caraibi invitati a ricostruire la Gran Bretagna dopo la seconda guerra mondiale i loro diritti fondamentali) ed è sposata con un banchiere della City, il cui portafoglio finanziario include investimenti nell’industria delle armi. E’ possibile che sia sotto pressione per non dimettersi, giacché nuove elezioni e la possibilità di un governo laburista potrebbero segnare la fine del grottesco accumulo di ricchezza da parte del settore finanziario.

La paura di Corbyn sembra estendersi oltre i confini britannici. L’ultimatum dell’UE (“questo accordo o nessun accordo”) potrebbe essere visto come un tentativo di intimidazione per far accettare al Parlamento l’accordo ed evitare che il suo rifiuto conduca a elezioni generali. L’Europa come progetto di solidarietà e di prevenzione di nuove guerre è stata progressivamente sostituita dall’Europa delle banche. Da qui la condivisione di questa paura di Corbyn.

Cosa succederebbe se un paese come la Gran Bretagna riuscisse a migliorare la propria economia, ridurre le disuguaglianze, rinazionalizzare le ferrovie privatizzate e altri servizi, rinvigorire il proprio servizio sanitario nazionale proteggendolo dalla progressiva privatizzazione, eliminare la povertà, finanziare adeguatamente l’istruzione senza privilegi, fornire alloggi a tutti, prendere sul serio il cambiamento climatico e l’inquinamento investendo nelle energie rinnovabili e ricreare una rete di sicurezza per chi non è in grado di badare a se stesso?

Sarebbe molto difficile per il dogma neoliberista continuare a vendere la menzogna che “non ci sono alternative”, come sosteneva Margaret Thatcher. Una nuova generazione di “progressisti” sta costruendo reti in tutto il mondo. Sarebbe molto stimolante per il loro attivismo avere la Gran Bretagna come effetto dimostrativo. L’ispirazione non si misura in termini economici, è una funzione dello spirito umano che annuncia la rinascita di una società compassionevole dopo un lungo periodo di decadenza e disumanizzazione. La maggior parte della gente lo vuole, ma il modello di come farlo è nascosto alla vista.

Il neoliberismo ha già fallito, ma molti vogliono ancora spremere qualcosa di più dal sistema prima che la festa finisca. Si stanno dando la zappa sui piedi perché più a lungo cercano di ritardare la nuova società, più saranno danneggiati dalla loro stessa crudeltà. E non importa quanto si saranno arricchiti nel frattempo.

Jeremy Corbyn non è un superuomo, è un giocatore di squadra con una buona squadra, ma è diventato un simbolo della possibile fine di un sistema che sta già crollando, le cui crepe vengono rappezzate dai media al servizio del vecchio ordine, compresa la BBC ‘neutrale’, i cui pregiudizi contro Corbyn sono ampiamente documentati. Non è il caso di temere né lui né la fine del neoliberismo. Dobbiamo essere ben consapevoli che se non scegliamo con attenzione come uscire da questo sistema crudele, la conseguenza di tanta rabbia e risentimento è il populismo di estrema destra che sta già guadagnando terreno in tutto il mondo. Scegliere tra costruzione o distruzione non dovrebbe essere troppo difficile, ma in questo momento un alto livello di consapevolezza e una comunicazione di base in grado di  scavalcare gran parte dei media mainstream sono essenziali.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

Categorie: Diritti Umani, Economia, Europa, Politica
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