Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: vuota senza RBUI

04.12.2018 - Leopoldo Salmaso

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: vuota senza RBUI
(Foto di Wikimedia Commons)

Siamo a un bivio imprescindibile: o ogni persona verrà ammessa a godere dei benefici del progresso scientifico (dalla ruota alla robotizzazione) tramite RBUI, oppure il 99% dell’umanità diventerà ancora più schiava dei soliti padroni, padroni dei robot e perfino del nostro DNA

 

Tutto il mondo si appresta a celebrare il 70mo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (DUDU).
E’ giusto, doveroso, opportuno riconoscere i progressi fatti in questi sette decenni anche grazie alla DUDU.
E’ altrettanto doveroso aprire un serio dibattito volto a riconoscerne i punti inadeguati e/o disattesi, se si vuole che il consorzio umano possa progredire in prosperità e pace.

Mi concentrerò sui diritti economici fondamentali riconosciuti dalla DUDU:

Art. 22: Ogni individuo… ha diritto alla… realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Art. 23-1: Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

Art. 23-2: Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Art.24: Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Art. 23-3: Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.

Tutto bello, tutto fondato sul ‘lavoro che nobilita l’uomo’. Come nella Costituzione dell’Italia ‘fondata sul lavoro‘, entrata in vigore il primo gennaio di quello stesso 1948. Come in altre costituzioni e documenti simili.
Per un trentennio tutto il mondo progredisce alla luce di quei princìpi, sia pure con alti e bassi, fino alla data simbolica del 1981. In quell’anno il papa Karol Wojtyla, condottiero spirituale di una Polonia liberata dalle pastoie del comunismo tramite il sindacato dei lavoratori, ribadisce i medesimi concetti nell’enciclica ‘Laborem Exercens’. Ironia della sorte: quello è il primo anno del decennio in cui i burattini dei plutocrati, Reagan e Thatcher, spalancano le porte al neoliberismo globalizzante, il più bieco nemico del ‘lavoro nobilizzante’ e dell’ordine internazionale basato sui trattati, ivi compresa la DUDU.

La storia successiva si potrebbe riassumere in un numero crescente di conflitti armati, colpi di stato etero-diretti, complotti internazionali, il tutto volto a imporre la ‘economia di mercato’ su scala globale e la dittatura dello SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication). I pochi stati che rifiutano di sottomettere la propria moneta al cambio truccato del cartello SWIFT vengono banditi come ‘canaglie‘ e quelle popolazioni vengono bombardate e stremate con sanzioni economiche tanto devastanti quanto arbitrarie e pretestuose.

Gli stati meno ribelli vengono ‘amichevolmente’ e sistematicamente salassati con gli interessi su debiti matematicamente inestinguibili: non mi riferisco solo alla Tanzania, ma alla Grecia, agli altri PIIGS, e a tutti gli Stati dell’UE tranne quei pochi che continuano a registrare un largo surplus negli scambi commerciali intra-UE (fatto illegale secondo gli stessi trattati europei).

Globalizzazione = delocalizzazione del lavoro verso altri stati che mettono a disposizione masse di persone disposte a lavorare per un tozzo di pane = dumping del lavoro, disoccupazione galoppante negli stati che avevano costruito un sistema di welfare con secoli di sacrifici e di lotte sindacali.

Intanto c’è sempre meno lavoro perché lo fanno sempre più i robot. Inutile aggrapparsi all’etica del lavoro se non c’è più lavoro. Ma la DUDU soccorre ancora, se la si vuole applicare:

Art. 25: Ogni individuo ha il diritto… alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Art. 27-1: Ogni individuo ha diritto di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

Siamo quindi a un bivio imprescindibile: o ogni persona verrà ammessa a godere dei benefici del progresso scientifico (dalla ruota alla robotizzazione) oppure il 99% dell’umanità diventerà ancora più schiava dei soliti padroni, padroni dei robot e perfino del nostro DNA (alla faccia dei diritti d’autore).

I benefici del progresso scientifico sarebbero opportunamente distribuiti sotto forma di RBUI – Rendita di Base Universale Incondizionata.

  • RENDITA (non reddito): la si gode perpetuamente, senza alcuna contropartita, quale ‘dividendo’ di tutti i benefici economici e finanziari accumulati da Homo sapiens nella sua storia (dall’invenzione della ruota in poi).
  • di Base: questa rendita serve a soddisfare il dettato dell’art. 22 della DUDU (vedi sopra), né più né meno. Oltre a ciò, chi ambisce a un tenore di vita più elevato potrà mettere a frutto le sue risorse in un mercato non più drogato dal disumanizzante dumping del lavoro.
  • Universale: spetta ad ogni persona (per motivi pratici dovrà essere legata alla cittadinanza).
  • Incondizionata: non deve dipendere da alcun criterio selettivo. Anche il cittadino più ricco ne ha titolo.

E qui arriva puntuale l’obiezione classica: “ma dove si troverà tutto quel denaro?”.
Risposta (parafrasando Ezra Pound): “Dire che uno Stato non può distribuire la RBUI per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire una strada per mancanza di… chilometri!”.
Spiegazione: tutti gli Stati possiedono abbastanza risorse naturali, culturali e tecnologiche per garantire una vita dignitosa ai propri cittadini (ammesso e non concesso che molti restino completamente inattivi grazie alla RBUI, poche ore di lavoro veramente libero e creativo producono più e meglio di tantissime ore lavorate sotto ricatto). Il denaro è un mezzo per contabilizzare quelle risorse e, al tempo stesso, un mezzo per facilitarne l’utilizzo. Non serve né oro né banconote: da tempo tutti usano gli elettroni di una rete computerizzata.

E qui torniamo alle radici del problema, perché quella rete computerizzata (SWIFT) è controllata e vergognosamente manipolata da un pugno di famiglie statunitensi-europee che da secoli mettono in atto ogni nefandezza pur di rafforzare sempre più il loro monopolio sul cambio di tutte le valute mondiali. Cambio fissato nel 1944 a Bretton Woods sotto diktat USA e ulteriormente blindato nel 1971 da Richard Nixon con la sospensione della convertibilità del dollaro USA in oro.

Un problema ancor più grave sta nel fatto che quasi tutte le nefandezze messe in atto da quella cricca hanno una parvenza di legalità, a sua volta blindata da una cortina di ignoranza e di corruzione che la medesima cricca costruisce e mantiene attraverso i due poteri che dovrebbero invece smascherarla: quello politico e quello mediatico, entrambi ridotti a marionette della cricca medesima.

Ma nulla potrà fermare il risveglio della coscienza collettiva, per quanto lento e contrastato sia il percorso. Perciò: evviva la DUDU!

 

Categorie: Africa, America Centrale, Asia, Cultura e Media, Diritti Umani, Economia, Europa, Medio Oriente, Nord America, Oceania, Opinioni, Sud America
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