Diritti umani in Venezuela. Intervista al Professor Ibarguen di Fundalatin

26.12.2018 - Geraldina Colotti - L'Antidiplomatico

Diritti umani in Venezuela. Intervista al Professor Ibarguen di Fundalatin

Durante una visita dell’Agenzia Nazionale dell’Onu per i Rifugiati (Acnur), in Venezuela, abbiamo partecipato a un incontro pubblico, organizzato a Caracas nella sede della Defensoria del Pueblo. In quell’occasione, oltre al Defensor del Pueblo, Alfredo Ruiz Angulo, ai rappresentanti di Acnur e ai giornalisti, erano presenti diverse organizzazioni e associazioni, laiche e religiose. Tra queste, la ong Fundalatin (Fondazione per i diritti umani e lo sviluppo sociale), presente in tutta l’America Latina e accreditata all’Onu in diverse e importanti occasioni. Sul tema dei rifugiati e dei diritti umani in Venezuela abbiamo intervistato il professor Guido Zuleta Ibarguen, uno dei fondatori della ong.

Qual è la storia di Fundalatin?

La Fondazione per i diritti umani e lo sviluppo sociale nasce nel 1978. Il suo primo presidente fu il Padre Juan Vive Suria. Allora il continente era funestato dalle dittature militari, i cui principali esponenti venivano addestrati a Panama alla Escuela de las America in base alla dottrina della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Già nel 1981, influenzati dal pensiero di Gustavo Gutiérrez, teologo della liberazione, si erano sviluppate diverse comunità cristiane critiche. Di fronte alla brutalità delle dittature militari, iniziano ad apparire movimenti cristiani affini al socialismo e alla prospettiva della teologia della liberazione, che appoggiarono i movimenti di sinistra in Cile, Argentina, Uruguay e subirono le stesse persecuzioni. Molti di loro trovarono rifugio in Venezuela, un paese che, nonostante tutto, figurava come uno dei pochi spazi democratici esistenti sulla mappa del continente, funestata dalle dittature. Dal Venezuela, Fundalatin si configura come uno spazio di difesa dei diritti umani a livello latinoamericano. Si crea la Federazione dei familiari di detenuti e scomparsi dell’America Latina, con un suo statuto giuridico a parte, ma a noi legata, un’organizzazione che ha avuto il merito di far approvare alle Nazioni Unite le sparizioni forzate come crimini contro l’umanità. La nostra è una comunità ecumenica che comprende evangelici pentecostali, presbiteriani, anglicani e anche teologi laici come me. Oltreché con il Centroamerica, abbiamo relazioni con gli Stati Uniti, con il Canada e con altri movimenti affini con i quali abbiamo organizzato e accompagnato processi di pace. Dal 2015, Fundalatin ha lo status consultivo internazionale all’ONU, e lo spirito di padre Juan Vive, scomparso nel 2014, ci accompagna sempre.

Di cosa si occupa Fundalatin in Venezuela?

Di costruire la pace, difendere i diritti umani, legando la fede all’impegno sociale. Ci guida una spiritualità liberatrice senza alcun altro simbolo religioso che non siano i valori di una pace con giustizia sociale, dell’unità nella diversità. Un asse importante della nostra riflessione sui diritti umani ha preso avvio nel 1989, durante la rivolta popolare contro il neoliberismo denominata il Caracazo. Allora, alcuni militari che avevano ricevuto l’ordine di sparare sulla folla, si avvicinavano a noi per chiederci un orientamento. A chi dovevano obbedire, agli ordini o alla loro coscienza? Poi è arrivata la ribellione civico-militare guidata da Chavez, nel 1992. Ci siamo resi conto che non si trattava di un golpe, ma di una ribellione, appunto. Molti dei nostri alleati nel mondo, però, non erano d’accordo, ci dicevano: “Perché appoggiate i militari? Un milico è un milico e basta”. E si sono allontanati. Noi, però, abbiamo continuato la nostra riflessione e abbiamo umilmente dato il nostro contributo alla costituzione bolivariana del 1999 e continuiamo a farlo ancora adesso in diversi spazi, sia in Venezuela che nel resto dell’America Latina.

In che modo avete contribuito alla Costituzione?

In tema di diritti umani, nella costituzione bolivariana esiste una importante discontinuità rispetto al concetto di difesa della sicurezza nazionale, un imperativo che prevaleva su tutto, anche sui diritti umani. A questo seguiva il concetto di obbedienza dovuta, che assolveva la responsabilità del singolo in presenza di un ordine superiore. Nella costituzione bolivariana, il concetto di sicurezza della nazione dipende dalla corresponsabilità civile e militare in funzione della difesa dei diritti umani, della difesa della pace e dello sviluppo sostenibile nei diversi ambiti della vita. Niente a che vedere con la dottrina della sicurezza nazionale della Escuela de las Americas. Per questo i militari venezuelani appoggiano le misiones sociali. Hanno fornito tutta la logistica ai piani di alfabetizzazione, alla Mision Barrio Adentro per la salute, aiutando i medici a raggiungere anche i villaggi più sperduti. C’è chi dice: ma i militari devono stare alla frontiera, a difendere lo Stato… La costituzione dice, invece, che garantire i diritti umani, a partire da quelli basaci, significa difendere il paese.

I militari venezuelani hanno violato i diritti umani durante le proteste dell’opposizione?

Noi come Fundalatin facciamo parte della Commissione internazionale dei diritti umani, ma anche della Commissione della verità che è stata istituita dopo le violenze denominate guarimbas per ripristinare la pace nel paese. Di sicuro possiamo dire che l’atteggiamento del governo non è quello di impedire il corso della giustizia, e gli abusi che ci sono stati sono stati puniti, è stata riconosciuta la responsabilità individuale del singolo funzionario, non “l’obbedienza dovuta”. Nella Costituzione bolivariana, nella concezione dei nostri militari e della polizia, vige il principio enunciato da Monsignor Oscar Romero contro i militari salvadoregni prima che venisse ucciso: se la legge va contro i principi della legge di Dio, si deve disobbedire. Con altrettanta sicurezza possiamo però testimoniare che poliziotti e soldati hanno subito mesi di aggressioni, hanno avuto molte vittime. Nella nostra visione etica dei diritti umani, facciamo riferimento all’articolo 30, l’ultimo della Dichiarazione universale in cui si dice che nessuno – che si tratti di un singolo o di una multinazionale -, può impedire il diritto umano di qualcun altro. Molti di quei movimenti, descritti come pacifici, in realtà non lo erano affatto. Hanno impedito i diritti umani degli altri – quello di transito, di lavoro, e anche quello a curarsi, bloccando persino le ambulanze – e sono arrivati a bruciare vive delle persone solo perché indossavano una maglietta rossa e avevano la pelle scura. Nell’esercizio della sicurezza pubblica, esiste l’uso progressivo e differenziato della forza: se manifesti pacificamente, nessun problema, se usi una pietra o un’arma, si risponde in proporzione, ma se attenti al diritto alla vita, chi ti sta di fronte deve difenderla.

Penso che questo aspetto debba essere meglio articolato nelle modifiche alla Costituzione che si stanno discutendo nell’Assemblea Nazionale Costituente, così come si dovrà ampliare il campo dei diritti relativi alla Madre terra, alla formazione etica nella costruzione sociale.

Esiste una catastrofe umanitaria in Venezuela?

Fundalatin ha denunciato in diversi forum internazionali la natura illegale e arrogante delle sanzioni imposte in maniera unilaterale, perché violano tutti i principi delle Nazioni Unite. Questa è la prima cosa da dire. Si dice che le sanzioni siano dirette solo ai responsabili di governo, ma non è vero. Colpiscono il popolo, perché impediscono che arrivino carichi di medicine salvavita, di alimenti già pagati dallo stato venezuelano. Sono decisioni che giocano con la vita delle persone, con la loro disperazione per provocare rivolte simili a quelle del Caracazo. Finora però, nonostante tutti i problemi che ci sono, nonostante l’inflazione, la confusione e la stanchezza, non è successo e non penso possa succedere perché c’è uno stato che prima di tutto garantisce le coperture sociali. Per alcuni, si tratta di misure populiste, ma in realtà sono misure di resistenza. Dopo le violenze che potevano gettarci nel baratro, il popolo è andato a votare in massa – più di 8 milioni – per l’ANC, per la pace, ci sono molti video che lo testimoniano.

E la questione dei migranti venezuelani in fuga? Qual è il vostro punto di osservazione?

Effettivamente c’è gente che se n’è andata in cerca di altri orizzonti, in gran parte ingannata dalla martellante propaganda mediatica, dalla manipolazione religiosa, anche, moltiplicata dalle nuove tecnologie. Guardate cosa è successo in Brasile, dove il fondamentalismo evangelico pentecostale è arrivato a ribattezzare “Messia” il razzista Jair Bolsonaro per confondere la mente delle persone e demonizzare il candidato di sinistra. Noi non siamo esenti da tutto questo. Secondo le cifre sparate dai grandi media internazionali (nell’ordine di milioni), in Venezuela resterebbero solo quattro gatti, e bisognerebbe erogare fiumi di denaro alla Colombia per accogliere “l’esodo” di venezuelani. Invece, le cifre del Comitato Onu sulle migrazioni raccontano un’altra realtà. Intanto, le nostre sono frontiere dinamiche, la gente va e viene costantemente, inoltre molti venezuelani sono tornati in patria con i voli messi a disposizione dal governo. E poi, come si è visto in questa riunione con Acnur, il Venezuela ha accolto con tutti i diritti oltre 5 milioni di rifugiati colombiani, in fuga dalle violenze dei paramilitari. All’interno della Mnoal, il Movimento dei Paesi non Allineati di cui il Venezuela ha la presidenza pro-tempore, è stata accolta la proposta di una cittadinanza universale, lanciata dal Papa Francesco durante l’incontro con i movimenti popolari in Bolivia, nel 2015. Costruire muri quando nel mondo vi sono oltre 10 milioni di persone apatride, è una mostruosità, dobbiamo proteggere la casa comune. E a proposito di case, in Venezuela ne sono state costruite 2.400.000, destinate a persone che non avrebbero potuto averne mai una. Pensate a cosa accade in Europa. Qui si va in pensione a 55 anni e con l’aumento proporzionato a quello salariale. Pur con tutti gli errori, in Venezuela si mettono al centro i diritti umani, garantiti dalla Costituzione.

L’avanzata dei fondamentalismi religiosi, anche in America Latina, colpisce prima di tutto i diritti delle donne. Qual è la tua opinione sui diritti di genere e sulle differenze sessuali?

Condivido la linea femminista della teologia della liberazione in merito al volto materno di Dio. L’essere umano, come essere sociale, vive in comunità e la comunità è formata da tutte le diversità – e dico tutte le diversità, anche sessuali, non solo uomo e donna – contro l’avanzata dei nazismi, dobbiamo aprirci al mondo intero, combattere in questo modo ogni atteggiamento segregazionista, nello spirito del Concilio Vaticano II.

Nel grande Novecento, il secolo delle rivoluzioni, molti religiosi e religiose hanno imbracciato le armi, accompagnando i marxisti. Come valuta una scelta come quella di Camilo Torres in Colombia?

Ogni scelta si deve analizzare in prospettiva storica, ma anche etica. Qui in Venezuela abbiamo fra i nostri padri Juan German Roscio Nieves, avvocato, giornalista e politico di origini italiane (milanesi) e di madre meticcia. Nato nel 1763, è stato primo cancelliere e capo dell’esecutivo durante la prima repubblica del Venezuela, ha ispirato e redatto l’atto di proclamazione dell’indipendenza, il 19 aprile del 1810, e anche l’atto di indipendenza del 5 luglio del 1811. E’ stato inoltre presidente del Congreso de Angostura del 1819 e vicepresidente della Gran Colombia. Bolivar lo considerava tra i suoi maestri. Ha scritto un libro intitolato Libertad, Despotismo e Historia in cui, riprendendo anche il pensiero di Sant’Agostino, dice che Dio non dev’essere visto come un conquistatore, ma come un liberatore. Riflessioni molto avanzate sul diritto di ribellarsi alla tirannia. La costruzione della pace dev’essere un cammino concreto, si devono creare le condizioni per realizzarla, non nominarla per decreto, o peggio usare la parola per incrementare violenza, settarismo e addirittura invasioni armate.

Le destre vorrebbero deferire Maduro alla Corte Penale Internazionale e lo considerano un presidente illegittimo. Cosa può succedere da qui al 10 gennaio, quando il presidente venezuelano assumerà l’incarico per un nuovo mandato?

Non riconoscere una persona eletta con così tanti voti com’è stato per Nicolas Maduro è a dir poco pretestuoso, così come pretestuosi sono gli argomenti di chi non riconosce l’Anc,fondata come chiunque può verificare, sulla Costituzione bolivariana. Si usa l’argomento dei diritti umani per nascondere ragioni geopolitiche e rapporti di forza internazionali. In questo momento, aggredire militarmente il Venezuela aumentando il livello di conflittualità del mondo, già molto elevato, sarebbe una follia. Spero che non vada così, spero che, anche all’interno degli Stati Uniti, prevalgano le voci come quella di Berny Sanders e dei pacifisti che si rifanno al messaggio di Martin Luther King e con cui ci siamo incontrati in questi giorni.

Categorie: Diritti Umani, Interviste, Sud America
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