Addio ad Hasankeyf, città turca sul fiume Tigri

28.12.2018 - Murat Cinar

Addio ad Hasankeyf, città turca sul fiume Tigri

Hasankeyf sta per dire ‘addio’ all’umanità” questo era il titolo del servizio realizzato dal portale di notizie tedesco Deutsche Welle nel mese di novembre. Si trattava della cittadella, che si trova lungo il corso del fiume Tigri, nella provincia di Batman, nel sud-est dell’Anatolia, in Turchia. La sua storia risale a dieci mila anni fa e dal 1981 è un sito archeologico e naturale sotto protezione. Oggi Hasankeyf rischia di scomparire totalmente grazie alla costruzione di una diga e di una centrale idroelettrica.

Storia e acqua

Hasankeyf si trova nella parte settentrionale della Mesopotamia, sull’attuale territorio della Repubblica di Turchia, due passi dalla Siria e dall’Iraq. La culla di numerose civiltà ha ospitato diversi popoli come gli Omayyadi, gli Abbasidi, gli Hamdanidi, gli Ayyubidi e gli Ottomani.

A Hasankeyf, oggi, vivono poco più di seimila persone, grazie alla costruzione di due grandi opere sono obbligate ad abbandonare le loro abitazioni ed andare a vivere nei nuovi condomini fuori dalla cittadella. In zona si trovano circa cinquecento e cinquanta opere antiche; moschee, muraglia, minareti, palazzi e strade. Questo cambiamento radicale ovviamente colpirà anche tutte le attività commerciali. Essendo una zona fortemente turistica si tratterebbe dei negozi, piccoli hotel e diversi locali di gastronomia.

La fonte di vita si questa zona è il fiume Tigri, nasce sul territorio nazionale della Repubblica di Turchia, passa dentro Hasankeyf e trascorre poco più di cinquecento chilometri della sua lunghezza totale da mille e novecento chilometri. Questo grande ed importante fiume che si chiamava Idigna in Sumero (acqua che scorre), rappresenta una vitale fonte di alimentazione ed irrigazione per i popoli del Medio Oriente. Invece per la Turchia, paese natale del fiume, è anche un elemento che ha un potere politico ed economico.

Progetto e dubbi

L’idea di costruire una diga sul fiume è stata lanciata per la prima volta nel 1954 dall’Ente per i Lavori Idraulici dello Stato (DSU) con l’obiettivo di “sviluppare le fonti di acqua e le terre” della zona. Successivamente alla diga è stato affiancato il progetto della centrale idroelettrica. In questi anni, questi due progetti sono stati il tema di varie discussioni che riguardano il costo delle opere, l’eventuale danneggiamento del tessuto sociale ed economico della zona e della necessità reale di ciò che verrà costruito. Diversi professionisti ed associazioni hanno svolto lunghi lavori di indagini e ricerche insieme ad un percorso legale molto articolato e sofisticato per mettere più luce sul progetto.

Ozgur Gurbuz, è una delle persone impegnate in queste indagini. Gurbuz lavora come consulente di risorse energetiche e giornalista per il quotidiano nazionale BirGun. In un suo articolo di approfondimento, pubblicato sul suo blog personale, nel 2008, parla dei problemi che si identificano nella relazione preparata dagli esperti sulla fattibilità dei progetti. “Si tratta di un report di cinquanta pagine che parla di diversi aspetti del progetto tuttavia vediamo un numero miserabile di esperti impegnati a realizzare quest’analisi. Quindi si tratta di un lavoro molto povero”. Secondo Gurbuz, in questa relazione, purtroppo, non si legge nessun riferimento su come sarà l’impatto dei progetti sull’ecosistema della zona.

Il giornalista del Birgun continua così: “Negli ultimi anni, circa quattrocento cinquanta abitanti di Hasankeyf hanno fatto ricorso al tribunale perché hanno definito “basso” il valore che lo Stato gli riconoscerà una volta che saranno distrutte le loro abitazioni. Per fortuna i ricorsi sono stati accolti e definiti “accettabili” dal tribunale ma nella relazione sulla fattibilità delle opere non si parla di questo. Molto probabilmente durante la costruzione delle opere avverrà un notevole inquinamento nel Tigre ma anche di questo non si parla. Per concludere la relazione è assolutamente insufficiente quando si tratta della conservazione delle opere antiche presenti sul territorio”.

Infatti nel 2009 alcune agenzie di credito svizzere, tedesche e austriache hanno deciso di non finanziare il progetto per via di una serie di dubbi e incertezze sorte grazie alle analisi effettuate dai loro esperti che hanno lavorato sulla relazione preparata dal governo dell’epoca.

Le opere che lascerebbero sotto le acque la cittadella di Hasankeyf sono state oggetto anche del report realizzato dalla Weed (ong tedesca Economia Mondiale, Ecologia e Sviluppo), nel 2015. In questa relazione si leggono le seguenti dichiarazioni: “questi due progetti possono minacciare l’esistenza di alcune specie animali in via di estinzione e le loro attuali fonti di alimentazione, possono causare la morte massiccia di numerosi pesci presenti nel fiume, possono generare una notevole diminuzione della qualità dell’acqua del fiume e possono causare diversi problemi legati all’erosione”.

Tuttavia, nonostante tutte queste avvertenze e le possibili conseguenze negative, i lavori sono stati portati avanti. Strada facendo è stato scoperto anche il costo dei lavori. Secondo le stime del DSI i progetti avrebbero un costo che supera i cinquanta milioni di Dollari statunitensi. Nel mentre sono state costruite nuove abitazioni per gli abitanti di Hasankeyf ed alcune opere antiche sono state sradicate dai loro posti e sono state piantate nei nuovi luoghi.

Nel servizio realizzato dal portale tedesco Deutsche Welle gli abitanti di Hasankeyf parlano così: “Con queste opere sarà cambiato il nostro modo di vivere ed abbiamo paura di perdere anche la nostra cultura”. Una dichiarazione che confermebbe le diffidenze dei report che hanno analizzato i progetti.

Tuttavia per i governi della Repubblica di Turchia si tratterebbe di un progetto di grande “sviluppo” economico per la zona. Secondo diversi esperti ed attivisti invece queste due opere non sarebbero così utili ed essenziali. Murat Tekin, uno degli abitanti della cittadella e fa parte dell’Unione degli abitanti di Hasankeyf, in una dichiarazione rilasciata al BBC Turco nel mese di giugno del 2018 parla così: “Crediamo che l’elettricità che sarà ricavata attraverso la centrale idroelettrica non potrà sostenere nemmeno l’1 percento del fabbisogno nazionale”. Invece le stime dello Stato dicono che si tratterà della quarta diga più produttrice del Paese, generando circa 4,12 miliardi di chilowattora di elettricità ogni anno.

Chi sta dietro questo progetto?

La realizzazione del progetto ha avuto una fase di preparazione piuttosto lunga; dal 1954 al 1975. Invece nel 2006 sono stati inaugurati i primi lavori con la partecipazione dell’attuale Presidente della Repubblica che all’epoca era il Primo Ministro della Repubblica di Turchia. Nel 2018 il DSI ha aggiornato il dato sul costo totale delle opere; circa un miliardo e mezzo di Euro.

Gokalp Proje Firmasi

Uno degli ostacoli più importanti per la realizzazione di queste opere è la presenza dei resti antichi. Ad oggi quasi il novanta percento dei resti è stato spostato con l’obiettivo di “conservarli” ed aprire la strada alle acque della centrale idroelettrica. Grazie ad un’indagine effettuata dal tribunale amministrativo numero 14 di Ankara è stato scoperto che l’azienda vincitrice del bando per il trasporto dei resti antichi non aveva abbastanza esperienza al contrario di quello che è stato richiesto nel capitolato amministrativo. Così l’azienda in questione, la Gokalp Proje Firmasi, si era rivolta al Consiglio di Stato per un ricorso, tuttavia il 23 novembre del 2018 ha deciso di fermare i lavori mentre erano stati quasi del tutto completati. Il bando in questione ammonta circa quindici milioni di Euro e dopo la decisione del Consiglio di Stato, il Ministero della Cultura e del Turismo ha deciso di avviare ulteriori indagini.

Mentre la Gokalp Proje Firmasi è stata l’azienda a rimuovere dai loro luoghi di origine quasi tutti i resti archeologici di Hasankeyf, le opere della diga e della centrale idroelettrica sono la responsabilità della Nurol Insaat.

Nurol Insaat

L’azienda nasce nel 1966, si tratta di un’esperienza imprenditoriale di famiglia. La sede centrale si trova nella città di Ankara, la capitale della Turchia. Dal 1989 viene considerata una delle aziende più importanti della città. La Nurol agisce in diversi settori come; edilizia, difesa, finanza, turismo e servizi. Se tutto va bene l’azienda a Hasankeyf realizzerà il sogno di diversi partiti politici che hanno governato la Turchia in questi ultimi cinquanta anni.

Il Collettivo per la Difesa delle Foreste Settentrionali, nel 2016, ha nominato la Nurol come la terza azienda turca che danneggia di più le città e l’ambiente. Tra i lavori citati dal collettivo che batte per salvaguardare le zone forestali della città di Istanbul, ci sono anche quei due progetti che saranno realizzati a Hasankeyf.

La Nurol è conosciuta con la costruzione del ponte sospeso Osman Gazi che attraversa il Golfo di İzmit nel suo punto più stretto, lungo 2.620 metri. Il ponte è stato inaugurato il 30 giugno del 2016 ed ha avuto un costo di 1,2 miliardi di dollari statunitensi. L’opinione pubblica, alcuni esperti, vari giornalisti e diversi partiti politici dell’opposizione hanno attirato l’attenzione sul contratto che l’azienda ha firmato con lo Stato nella realizzazione di quest’opera. Secondo il contratto, l’azienda costruttrice Nurol, dopo la costruzione avrebbe diritto alla gestione del ponte per trent’anni e nel caso in cui non potesse finanziare le sue spese d’investimento attraverso il pedaggio prima di tutto potrebbe aumentare il costo del biglietto e se non fosse sufficiente anche questo lo Stato risarcirà i danni. Proprio in questo punto le voci dell’opposizione dicono che il ponte per una serie di motivi non è stata un’opera essenziale e non è stata realizzata nell’ambito di un progetto corretto. Per cui, secondo gli esperti, il ponte di Osman Gazi sarebbe un investimento spreco dunque le perdite della Nurol saranno pagate dalle tasche dei cittadini che sono gli stessi che pagano il pedaggio ogni volta che utilizzano il ponte.

Secondo il parlamentare nazionale Haydar Akar, che rappresenta la città di Izmit per il Partito Popolare della Repubblica (CHP), il costo del pedaggio era molto elevato, circa trentacinque dollari, quindi i cittadini preferivano non utilizzare il ponte. “Per questo, poco dopo l’inaugurazione, il costo è stato abbassato, grazie alla richiesta del governo. Ora è di circa quindici dollari. Tuttavia la differenza viene pagata dalle casse dello Stato. Inoltre nel contratto firmato con l’azienda costruttrice si garantisce un numero di passaggi giornalieri pari a quaranta mila mezzi però ad oggi il numero è molto inferiore. Quindi, solo nel 2017, lo Stato ha dovuto tirare fuori circa trecento milioni di dollari”. L’intervista rilasciata dal parlamentare il 26 novembre di quest’anno, presso il quotidiano nazionale Sozcu, comprende i dati della Presidenza per lo Sviluppo delle Strategie per il Ministero delle Infrastrutture.

Nurol Holding, oltre le opere pubbliche agisce anche nel campo militare. FNSS è l’azienda del gruppo che produce diversi mezzi per l’esercito della Repubblica di Turchia, ma non solo. In questi ultimi anni l’azienda ha vinto numerose gare in vari paesi come; Arabia Saudita, Romania, Libia, Polonia, Afghanistan, Russia, Repubblica Ceca, Iraq e Qatar.

Addio Hasankeyf

Il 21 dicembre è stato trasportato l’ultimo pezzo archeologico di Hasankeyf, dal suo luogo originale alla sua nuova destinazione. Si tratta della moschea di Eyyubi che ha seicento e dieci anni. Questo vecchio luogo di culto è stato posato in un parco creato appositamente per ospitare quei sette edifici antichi che sarebbero rimasti sotto le acque della diga se non fossero stati trasportati. Il parco si chiama Arkeopark, una zona desertica e cinque chilometri lontano dal centro di Hasankeyf, dove si riposeranno le linfe vitali di questa antica cittadella e dei suoi abitanti.

Secondo alcuni esperti ed abitanti di Hasankeyf durante il trasporto e nel lavoro di trapianto i residui antichi sono stati danneggiati. Tutto questo è avvenuto nonostante la decisione contraria del Consiglio di Stato del 25 novembre del 2018, per la seconda volta. Anche sul progetto della centrale idroelettrica ci sono forti dubbi. Secondo la rivista Proceedings dell’Accademia delle Scienze Nazionali degli USA queste opere sono più costose, in termini di manutenzione, di quanto viene spiegato ed hanno un impatto negativo sull’ecosistema della zona in cui vengono costruite.

Con lo spostamento anche dell’ultimo pezzo antico ormai la cittadella di Hasankeyf sarebbe pronta per essere sommersa dalle acque. In un’intervista realizzata, nel 2017, dal Bbc Turkçe con gli abitanti della zona un giovane che si chiama Hasan parla così: “Se qui avessero vissuto i Turchi al posto dei Curdi non so se Hasankeyf sarebbe stata trattata così”. Una ragazza giovane che viene intervistata dall’emittente britannico pronuncia queste parole: “Oggi sono qui per vedere Hasankeyf per l’ultima volta di persona e per dare addio”.

Categorie: Cultura e Media, Medio Oriente
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