15 di Stansted: Lettera aperta di solidarietà e protesta fuori dal Ministero degli Interni

11.12.2018 - Pressenza London

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15 di Stansted: Lettera aperta di solidarietà e protesta fuori dal Ministero degli Interni
(Foto di https://www.facebook.com/lgsmigrants)

Una manifestazione di solidarietà con i 15 di Stansted – gli attivisti condannati in base alla legislazione antiterrorismo per aver bloccato un volo di deportazione nel marzo 2017 – si è svolta questo pomeriggio a Londra fuori dal Ministero degli Interni. Molti manifestanti portavano veli rosa per dimostrare il loro sostegno.

Più di 300 personalità hanno firmato una lettera aperta per chiedere che gli attivisti non vadano in carcere e che il governo britannico ponga fine alle sue politiche disumane e alla pratica a malapena legale e vergognosa di deportazione con voli charter.

Qui di seguito il testo della lettera aperta:

Noi sottoscritti esprimiamo la nostra profonda preoccupazione e il nostro disaccordo con i recenti procedimenti giudiziari della Corte della Corona di Chelmsford contro i quindici attivisti per i diritti umani che l’anno scorso hanno agito per fermare un brutale, segreto e appena legale volo di deportazione.

I 15 di Stansted sono stati condannati per aver “messo in pericolo un aeroporto” ai sensi dell’Aviation and Maritime Security Act 1990 – una legge sul terrorismo. L’uso di questa legislazione draconiana è grossolanamente sproporzionato e costituisce un chiaro abuso di potere.

Helen, Joe, Lyndsay, Ben, Mel, Mel, Nathan, Laura, Jo, Jo, Nick, Ali, Eddie, Emma, May, Ruth e Melanie si sono incatenati a un charter per la deportazione diretto in Nigeria e Ghana nel marzo 2017 per impedire che venisse fatto del male alle sessanta persone a bordo.

Come risultato del blocco durato dieci ore, undici persone – comprese le vittime di traffico riconosciute ai sensi del Modern Slavery Act – sono ancora qui nel Regno Unito con i loro cari.

Questo gruppo di persone comuni ha intrapreso un’azione straordinaria e pacifica per salvare vite umane e  ora sono condannate a pene detentive.

E’ il brutale e ingiusto “ambiente ostile” creato dal governo britannico che dovrebbe essere giudicato colpevole di aver messo in pericolo vite umane e non gli sforzi pacifici di quindici persone per mantenerle al sicuro.

Il Regno Unito è l’unico paese in Europa a rinchiudere a tempo indeterminato persone con uno status di immigrazione incerto. 3.000 persone sono incarcerate in centri per migranti.

Il Regno Unito è anche uno dei pochi paesi a riempire gli aerei noleggiati con i deportati quando le cause legali sono ancora irrisolte. Quasi la metà (47%) di tutti i ricorsi contro le decisioni di espulsione dello scorso anno è stata accolta e il 75% dei ricorsi del Ministero degli Interni sulle decisioni di immigrazione è stato respinto.

Lo scandalo Windrush ci ha dimostrato che il sistema di immigrazione del Regno Unito viola i diritti umani. Il Ministero degli Interni traccia costantemente profili razziali, utilizza obiettivi iniqui, vittimizza ed espelle le persone che hanno il diritto di vivere qui.

Invitiamo il governo britannico a porre fine alle sue politiche disumane e alla pratica a malapena legale e vergognosa di deportazione con voli charter. Chiediamo inoltre che i 15 di Stansted non vadano in carcere. Non intendevano creare problemi alle persone e questo arduo processo ha avuto un impatto così profondo sulla vita degli imputati che è improbabile che possano intraprendere di nuovo una simile azione.

I 15 di Stansted fanno onore ai diritti umani e andrebbero sostenuti, non puniti”.

Diane Abbott, parlamentare, Ministro dell’Interno del governo ombra laburista, Shami Chakrabarti, Ministro della Giustizia del governo ombra, Caroline Lucas, parlamentare, Naomi Klein, scrittrice, Alice Walker, scrittrice, Akala, artista Hip-hop, Emma Thompson, attrice, Prof Angela Davis, scrittrice e attivista, Phillip Pullman, autore, Brian Eno, musicista, Manual Cortes, segretario generale del sindacato TSSA, Peter Gabriel, musicista, Ken Loach, regista e più di 300 altri firmatari.  Qui l’elenco completo delle adesioni alla lettera aperta.

 

 

Categorie: Diritti Umani, Europa, Fotoreportages
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