11 novembre, Milano, un cielo grigio copre la città. Zona nord est, periferia, limite della città, la tangenziale passa sulla testa. Un lungo muro alto 4 metri, un piccolo ingresso: via Corelli 28. Ragazzi e ragazze entrano ed escono, alcuni in bici, altri con una valigia. Alcuni operatori guardano attraverso un vetro.

Alla spicciolata arrivano gli Ottoni a Scoppio, una benedizione per questa città. Siamo qui per invitare gli ospiti ad unirsi all’assemblea che si terrà di lì a poco di fronte all’altro centro di accoglienza, quello di via Aquila.

Inizia la musica, si grida allegramente nel megafono per invitare tutti a uscire, a partecipare, ad unirsi all’incontro. Diversi escono, qualcuno è in maglietta e ciabatte, ballano, balliamo, rompiamo quel silenzio rotto solo dal rumore della tangenziale.

Raccontiamo cos’era via Corelli negli anni ’90 e fino al 2013: un centro di detenzione per immigrati. Un centro per il quale vennero fatte decine di manifestazioni, di lotte interne ed esterne per la sua chiusura, che alla fine si ottenne. Venne riaperto come centro di accoglienza. Attualmente ci sono quasi 400 giovani, ma adesso sono “sospesi”. Il ministero degli interni vuole svuotarlo, per poi riaprirlo come CPR: di nuovo un centro di detenzione, fino a 180 giorni.

Gridiamo che non vogliamo che questo avvenga, che quella porta non deve chiudersi per trasformarlo di nuovo in un carcere per persone che hanno l’unica colpa di non avere un pezzo di carta.

Ci spostiamo verso via Aquila; diversi di loro ci seguono, forse anche gli operatori lo farebbero, preoccupati per il loro posto di lavoro. Oggi gridiamo, ridiamo, suoniamo, balliamo. Oggi si può ancora farlo.

Davanti a via Aquila, il centro gestito dalla Croce Rossa si spiega in più lingue cosa prevede questo “decreto sicurezza”. Si distribuisce materiale, si risponde, laddove si può, alle domande, alle preoccupazioni serie sul futuro.

Interviene il Naga, che da più di 30 anni segue a Milano la salute e i diritti degli immigrati senza permesso. Il Naga, un’altra benedizione di questa città.

E poi si invita tutti e tutte alla manifestazione che ci sarà sabato 1° dicembre a Milano. Dovrà essere grande, per dire che non vogliamo questo decreto e non vogliamo un CPR, né qui né altrove.

Abbiamo davanti 3 settimane, dovremo bussare a tutte le porte. Dovremo essere tanti italiani, tanti e tante che non vogliono vergognarsi della loro città.

Sabato 1° dicembre, 14,30, piazza Piola.

Che chiunque di noi si senta responsabile se in questa città, in questa regione, ci sarà o meno un lager.

Coraggio.