Presentato al Sana di Bologna il Manifesto Food for Health

09.09.2018 - Redazione Italia

Presentato al Sana di Bologna il Manifesto Food for Health
(Foto di https://www.facebook.com/navdanyainternational/)

“La recente sentenza in California che ha riconosciuto il RoundUp di Monsanto quale causa del cancro di un custode di una scuola che lo aveva utilizzato per lungo tempo è senz’altro un segnale che qualcosa sta cambiando. Ora La Bayer, che ha acquisito la Monsanto dovrà affrontare altri 8.000 casi simili. Potrebbe essere la fine del cartello dei veleni. Ma non possiamo aspettare i tribunali americani, dobbiamo prendere noi la decisione di rendere il nostro cibo libero dai veleni. Ogni giorno ciascuno di noi può prendere le decisioni giuste attraverso ciò che mettiamo nei nostri piatti. Possiamo scegliere cibo vivo, vero e reale. Il sistema alimentare industriale, il cartello dei veleni e il cartello della grande distribuzione organizzata propaganda il proprio sistema attraverso una scienza falsata e spesso al soldo dell’industria, ha distorto il significato del commercio attraverso i cosiddetti trattati di ‘libero scambio’, che libero non è in quanto ci impedisce di scegliere. Con le nostre scelte di ogni giorno possiamo rendere irrilevante la falsa scienza, il falso commercio e le false regole per la sicurezza alimentare”.

Con questa frase, la presidente di Navdanya International, Vandana Shiva ha introdotto il Manifesto Food for Health (Cibo per la salute) presentato in anteprima mondiale a una nutrita platea di addetti ai lavori e cittadini in occasione del 30° salone internazionale del biologico e del naturale di Bologna. Il Manifesto, che sarà a disposizione gratuitamente di agricoltori e cittadini di tutto il mondo, governi e stakeholder, è edito da Terra Nuova Edizioni e curato da Navdanya International, che ha riunito per la sua elaborazione alcuni dei maggiori esperti internazionali nei settori dell’alimentazione e della salute nell’ambito della campagna internazionale Food for Health e in prosecuzione del lavoro della Commissione Internazionale sul Futuro del Cibo e dell’Agricoltura.

Il Sana ha rappresentato una cornice ideale per la presentazione di un Manifesto che non intende solo denunciare i limiti dell’attuale sistema produttivo alimentare e i rischi connessi per la salute umana, ma anche porsi come strumento di mobilitazione per rivendicare una transizione verso sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati.

Presenti all’evento l’editore e alcuni degli autori del Manifesto:

Nicholas Bawtree, direttore di Terra Nuova edizioni, ha spiegato in apertura i motivi dell’importanza della pubblicazione del Manifesto:  “Ci troviamo di fronte a un futuro incerto ed è necessario ripartire da vitalità del cibo, da aziende ed economie di piccole dimensioni, dalla resistenza alimentare quale ponte tra produttori e consumatori consapevoli. Oltre che batterci per la biodiversità lottiamo anche per la bibliodiversità, che è maggiore indipendenza dell’informazione”.

Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa, membro del Comitato Scientifico di Isde – Associazione Medici per l’Ambiente – è entrata nel dettaglio descrivendo gli effetti dei pesticidi sulla salute umana, le problematiche relative alle procedure di regolamentazione e il cosiddetto effetto cocktail, gli effetti combinati di pesticidi e coadiuvanti che non vengono presi in considerazione dagli organismi preposti ai controlli. E la Giunta Regionale della Toscana con delibera del 30 luglio scorso ha autorizzato 28 pesticidi, compreso glifosate, clorpirifos, dimenticato etc. nelle aree di salvaguardia, ovvero in prossimità di punti di prelievo di acqua potabile dalle falde profonde. Ciò peggiora in modo consistente la normativa attualmente vigente (d.lgs 152/2006) che vieta l’utilizzo di qualunque sostanza o attività inquinante. “Nella cultura medico scientifica manca ancora la percezione del legame tra malattia e ambiente. A partire dalla formazione universitaria, dove il messaggio che passa  è che il problema è lo stile di vita. Nessuno dice che non dobbiamo consumare alimenti che hanno residui di pesticidi. Anche la legge non protegge la salute umana. Si guarda al principio attivo e non al formulato commerciale, che negli erbicidi a base di glifosato – per esempio – è più pericoloso, non si considerano le vie di esposizione, aria, suolo. Le valutazioni si basano su dati del proponente e non della letteratura scientifica, che ha prodotto almeno 20.000 studi, che provano i danni dell’esposizione cronica e del suo stretto legame con molte malattie degenerative, come il Parkinson, malattie metaboliche, come le patologie dell’assetto ormonale ipotiroidismo, infertilità, insieme all’aumento di rischio per tutti i tipi di tumori e ai disturbi neurocognitivi nei bambini. Solo in Europa si stima un costo di 194 miliardi di euro per conseguenze da esposizione ai pesticidi in gravidanza”

I pesticidi si possono comportare da interferenti endocrini e rappresentare un pericolo soprattutto per i bambini. E’ questo l’allarme lanciato da Sergio Bernasconi, Professore ordinario di pediatria, già direttore della Clinica Pediatrica, Università degli Studi di Parma: “La presenza di un’enorme quantità di sostanze chimiche che possono provocare interferenza endocrina è ubiquitaria e non ci sono controlli sufficienti. SI calcola che nei soli Stati Uniti ci siano almeno 3.941 tipi di additivi alimentari, ma si è studiata la tossicologia di solo il 6,7% di essi. La Endocrine Society, che riunisce numerosi endocrinologi preoccupati del potenziale devastante di questa crisi sanitaria, stanno facendo pressioni in Europa a livello legislativo perché si prendano misure di tutela nei confronti del rischio provocato dagli interferenti endocrini per le donne in gravidanza e per i bambini nei primi due anni di vita.”

Un’agricoltura ricca di biodiversità è dunque essenziale per una corretta nutrizione e una buona salute, come conferma Salvatore Ceccarelli, esperto internazionale in agronomia, specialista di genetica agraria:

“Tutti i nutrizionisti concordano che per una buona salute la nostra dieta deve essere ricca di diversità. La salute del nostro microbiota intestinale che è uno dei fondamenti del nostro benessere, dipende dalla biodiversità dei batteri che lo compongo, che a sua volta dipendono dalla nostra alimentazione. L’agricoltura tende ad essere sempre più uniforme e standardizzata. Delle 1.000 colture originarie oggi se ne coltivano e commercializzano circa 30. Tutte le legislazioni che regolamentano i semi vanno nella direzione dell’uniformità per tutelare l’industria ed anche in questo campo è necessario un cambio di paradigma”

In questo contesto l’alimentazione biologica assume una rilevanza centrale, come sostenuto da Lucio Cavazzoni, già presidente di Alce Nero: “Dobbiamo batterci per un cibo vivo, dobbiamo riportare la vita nella terra e nel cibo. È necessario un progetto di trasformazione. Il nuovo paradigma non potrà realizzarsi se non all’interno dello spazio reale della comunità globale; come progetto orientato al futuro e reso possibile dalla crescita di un movimento di “cittadini pellegrini”, ovvero coloro che riconoscono che un cammino verso un avvenire più umano è necessario per la salvaguardia della salute e delle prospettive di vita delle prossime generazioni’.

Una delle critiche mosse all’agricoltura biologica è quella di essere elitaria. Ma quanto ci costa in realtà l’agricoltura convenzionale? Nadia El Hage, esperta internazionale di ecologia alimentare, ha illustrato i veri costi del cibo industriale “a buon mercato”: “Il cibo a basso costo che troviamo nei supermercati in realtà costa tre volte tanto in termini di costi sanitari e ambientali e lo abbiamo già pagato. Per ogni euro di cibo sul mercato noi spenderemo altrettanto per problemi ambientali e un altro euro in malessere per avvelenamenti acuti. Per esempio sappiamo che l’8% della perdita di quoziente intellettivo in Europa è dovuto ai pesticidi. Nelle politiche commerciali si tassano alcol e tabacco, ma il cibo come rischio salute non viene riconosciuto nemmeno negli obiettivi del millennio”.

Il Manifesto Food for Health rappresenta uno strumento nelle mani dei cittadini per reclamare una transizione verso sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati; è un imperativo sociale, economico e democratico.

Ha concluso Vandana Shiva: “Tutto il mondo dovrebbe mangiare cibo vero e sano, se non fosse che il 90% dei sussidi vanno alle multinazionali, se non fosse per le esternalità di cui noi sopportiamo i costi. Dobbiamo lottare per un vero cibo a un prezzo vero. Questo è  il movimento che dobbiamo costruire. Dobbiamo partire da noi stessi, dalla famiglia, la comunità, le regioni. E’ una lotta tra verità e menzogna. Ecco perché questo Manifesto continua la lotta di Gandhi per la verità. Il 2 ottobre lanceremo una nuova campagna “Il nostro pane è la nostra libertà”. Far crescere il pane oggi dovrebbe diventare la vocazione più alta per le giovani generazioni”.

Manifesto Food for Health: alcuni dati

Contaminanti ambientali e pesticidi

Più di 80.000 nuovi prodotti chimici e 20 milioni di sottoprodotti commercializzati a partire dalla seconda guerra mondiale. Dal 1945, produzione globale di pesticidi aumentata di circa 26 volte: da 0,1 a 2,7 milioni di tonnellate.

In Italia, residui di pesticidi sono stati rilevati nel 67% delle acque superficiali e nel 33,3% di quelle sotterranee.

259 sostanze sono state rilevate nelle acque italiane, superficiali e profonde, 55 in un unico campione.

Esposizione

L’Oms stima 200.000 casi di decessi l’anno causati da pesticidi organofosforici.

Un cittadino medio ha in corpo dalle 300 alle 500 sostanze chimiche in più rispetto a cinquant’anni fa.

Malattie croniche non trasmissibili (Mnt)

70% dei decessi a livello mondiale – 40 milioni di morti all’anno, circa 15 milioni di decessi di età inferiore ai 70 anni.

80% del totale dei decessi e 90% tra persone di età 30-69 anni nei paesi a basso e medio reddito.

Incremento del 55% di leucemie mieloidi nella prole per esposizione a pesticidi durante la gravidanza.

Malnutrizione e sovralimentazione

Oltre 800 milioni di persone sono tutt’oggi sotto alimentate, nonostante il fatto che quasi un terzo del cibo prodotto venga sprecato lungo la filiera produttiva; 2 miliardi di persone soffrono, al contempo, di obesità o sovrappeso.

Biodiversità

Il sistema alimentare industriale domina oltre il 75% del suolo coltivabile del mondo.

Il 75% della diversità genetica vegetale è scomparso in soli cento anni.

Alimentazione biologica

Negli alimenti biologici sono presenti maggiori livelli di polifenoli (dal 19% al 51%) e antiossidanti, minori residui di pesticidi e minori livelli di metalli pesanti, in particolare cadmio.

Agricoltura su piccola scala e biologica

I piccoli agricoltori forniscono il 70% del cibo a livello mondiale pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile.

Contabilità dei Costi

Costi delle Mnt:  entro il 2030: oltre 30 trilioni di dollari, pari al 48% del Pil mondiale.

Il costo dei fertilizzanti sintetici in termini di danno ambientale è stimato a 375 miliardi di dollari.

Navdanya International

 

 

Categorie: Comunicati Stampa, Ecologia ed Ambiente, Internazionale, Salute
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