“Sulla mia pelle”: caso Cucchi, quel sadismo che punta il debole

30.08.2018 - Bruna Alasia - Articolo 21

“Sulla mia pelle”: caso Cucchi, quel sadismo che punta il debole
(Foto di screenshot di Wikimedia)

Molti qui al Lido hanno nel pensiero le torture inflitte ai migranti in Libia, riportate dai giornali, per le quali è rimasto sconvolto Papa Francesco. Di fronte a simile orrore viene spontanea la domanda per quale ragione l’uomo si degradi a tanto e l’assenza di risposta solleva angoscia. Con questo stato d’animo assistere al film sul caso Cucchi, il rigoroso “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini che sarà distribuito da Netflix via internet e in alcune sale, viene spontanea l’associazione con il sadismo insito a ogni latitudine, quello che appena può punta l’individuo più debole e indifeso. In altre parole: se si dà a un sadico un minimo di potere si otterrà un torturatore.

Alessio Cremonini non ci mostra nulla di queste sevizie: una regia equilibrata, essenziale, scrupolosa, ottiene però l’effetto di essere credibile e dunque di commuovere, anche perché gli attori protagonisti – Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi, Jasmine Trinca in quelli della sorella – sono davvero bravi e per di più somiglianti fisicamente. Il volto emaciato e coperto di ematomi del ragazzo ex tossico-dipendente che fu arrestato il 22 ottobre del 2009 e picchiato a morte torna alla memoria riconoscibile in pieno. Il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone sul suo decesso disse a suo tempo: «Non è accettabile, da un punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia non per cause naturali mentre è affidata alla responsabilità̀ degli organi dello stato».

Quanti sanno in realtà cosa esattamente accadde a Stefano Cucchi? Perché, malgrado stesse molto male, un muro di omertà non rese possibile fornirgli un vero aiuto? “Sulla mia pelle”, realizzato ancor prima che il processo sia giunto a conclusione definitiva, attinge con esattezza alle carte, colma un vuoto di conoscenza e fa riflettere su quella che Erich From chiamava “distruttività umana”. Sdoganarla, giustificarla, non riconoscerla, fa parte di una cultura che punta a schiacciare i più deboli, i diversi. “Sulla mia pelle” che concorre nella sezione Orizzonti, quella che ha Venezia contiene le nuove proposte, aiuta a capire un fenomeno umano dal quale tutti dobbiamo guardarci.

Categorie: Cultura e Media, Europa
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