Cile: Florcita Motuda, il deputato con le antenne

02.04.2018 - El Desconcierto

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese, Tedesco

Cile: Florcita Motuda, il deputato con le antenne

Traduciamo l’articolo di Francisco Parra aggiungendo un po’ di contesto per i lettori italiani. Florcita Motuda (nome d’arte di Raúl Alarcón) è stato recentemente eletto deputato in Cile per il Partito Umanista nella coalizione del Frente Amplio. Florcita si è presentato vestito come nei suoi concerti alla cerimonia di insediamento, fedele allo stile irriverente che caratterizza da sempre la sua carriera artistica e politica (è tra i fondatori del Partito Umanista cileno, attivista contro la dittatura ed autore del “Valzer Imperiale del NO” la canzone che cantava tutta l’opposizione durante il referendum che avrebbe mandato a casa Pinochet).

Si alza, si siede. Solleva la mano, abbassa la mano. Si ferma di nuovo. Si avvicina a un deputato,  a un altro, poi a un altro. Lo invita ad avvicinarsi al microfono in modo che tutti possano ascoltarlo. La trasmissione televisiva lo coglie all’improvviso di spalle mentre guarda di fronte il parlamentare che ha la parola.

La Camera dei deputati ha più della metà dei seggi vuoti, mentre sono in discussione misure per il controllo degli aggressori nel contesto della violenza domestica. Molti di quelli che ci sono parlano tra di loro. Il mormorio si sente e nel mezzo c’è  Florcita. Si muove da una parte all’altra, per avvicinarsi a chi parla. Gli piace guardare le persone in faccia, per capirle.

Raúl Alarcón è nato a Curicó 72 anni fa,  figlio di un carabiniere e di una professoressa.

“Florcita Motuda” è nato 41 anni fa ed è  “figlio di Violeta Parra e Jimi Hendrix”.

Contento

Incredibilmente, Florcita Motuda è un deputato felice.

– Mi stupisco di quanto sono contento! Mi sveglio alle 6 del mattino! E’ come se mi fossi messo finalmente a lavorare perché, per me, fare musica non è mai stato un lavoro. Anche il fisico sta meglio perché mi sento allegro.

Prima di arrivare al Parlamento la sua preoccupazione principale era di non addormentarsi alle riunioni. Che non lo beccassero a dormire alla Camera. Ma non è successo nulla di simile perché la sua giornata è frenetica. Alle 6 si sveglia, prende l’autobus, poi il metro e alla stazione Pajaritos per andare di corsa a Valparaíso (la sede del parlamento cileno, N. d. T.). Alle 6 del pomeriggio, se non ci sono riunioni, torna a Santiago.

“Ho un livello di lucidità abbastanza buono, diciamolo. Sorprendente”, dice nel bus che lo riporta alla capitale. Raúl veste “abiti civili”  e assuicura che non lo riconoscono in molti, perché è  “solo un altro vecchietto”.  Un paiio di persone gli chiedono un selfie, lo salutano, una pacca sulla spalla, uno tira fuori una chitarra per cantare insieme e il venditore di acqua vuole fargli un video mentre gli compra una botiglia. Florcita Motuda è parte dell’inconscio collettivo.

Quando non è in “abiti civili”, Florcita è “di gala”. Antenne, mantello e l’immancabile maglietta col suo nome con cui esordì negli anni ’70 e che ha musicalizzato la lotta contro la dittatura con il  “Vals imperial del NO”.

Era così il giorno dell’insediamento come deputato. Il suo primo intervento in aula è stato per chiedere che sistemassero un po’ l’audio. Gli dava fastidio il rumore che facevano i suoi colleghi e voleva ascoltare gli interventi. Ha chiesto la parola per suggerire che tirassero su gli acuti ed abbassassero un po’ i bassi.

L’intervento ha generato applausi nell’emiciclo ed è diventato virale sulle reti sociali. Ora, in effetti, si sente meglio, riconoscono i deputati.“Uno sa qualcosa di queste cosette, beh. Quelli dell’audio equalizzano la voce perché sia bellina. Se tiri su gli acuti non suona bellina ma si sente meglio, era questa la chiave”, spiega.

Migliorare l’audio non è un tema secondario per Florcita Motuda. “Se non sento divento teso e mi posso incazzare per qualunque stupidaggine. Bisogna eliminare tutti i fattori di tensione e incazzatura perché questo impedisce la percezione di quello di cui l’altro sta parlando”, dice.

Il suo compagno accanto, Renato Garín, deputato di Revolución Democrática, commenta “lui ha un altro ritmo, un altro modo di funzionare”.

Garín è esattamente il contrario del  “Flor”. Preciso fino al manicale e studioso – non smette di prendere appunti durante tutta la sessione-  lo hanno messo quelli del Frente Amplio a “occuparsi” del deputato Motuda. “Il mio lavoro è metterlo a sedere, in modo che la telecameta del computer lo riconosca e si attivi. Somo un po’ il suo tutore, ogni volta che lo richiamo all’ordine grido Raúl!”, dice ridendo.

Sono diventati amici e si trovano ormai anche fuori dall’emiciclo.

Dall’altro lato siede  Diego Ibáñez, del Movimiento Autonomista. “Ci rende allegri a ogni sezssione. Lui, con i suoi anni, rappresenta la ribellione colturale di una volta. Per tanti anni il parlamento non è stato rappresentativo e Florcita è la rappresentazione vivente di questa esclusione che abbiamo avuto durante la transizione”, afferma.

Flor Motuda è felice dei suoi nuovi compagni (i due deputati in questione insieme non fanno l’età del musicista, N.d.T.): “Mi sento privilegiato a stare con loro, un vecchio scemo di 72 anni come me, sono il nonno di tutti. Con  Garín ci ammazziamo dal ridere. La Pamela, il Crispi, il Diego, il Gonzalo Winter (tutti deputati del Frente Amplio, N.d.T.), è tutta gente molto calorosa, gli dico solo che non diventino ragazzi vecchi perché si pò perdere la capiacità di parlare da giovani. A volte si comportano con questo modello antico del politico che parla forte, così si perde la caratteristica della giovinezza”.

“Quando fanno così li prendo immediatamente in giro”, aggiunge.

Senza conflitto

In vita mia ho litigato non so quante volte; però, dopo, ho sempre capito che c’è sempre un minimo comune denominatore nella relazione con gli altri, e qua appare il minimo comune denominatore: guardo tutta la gente dal cuore, tutti, per mè tutti hanno una vicinanza, sia quale sia. Le differenze le stabilisco a livello delle idee, nella testa, ma questo non diminuisce né confonde il mio cuore, che resta sulla stessa posizione- dice Motuda.

Che ti succede quando ascolti quelli della  UDI (partito di destra, N.d.T.)?

Curiosamente, ho trovato coincidenze e abbiamo votato, in questi giorni, delle leggi all’unanimità. Allora, chiaro, saltano fuori temi che mettono ognuno nella sua trincera, lo sai, destra, sinistra. Per me questi concetti e termini non riflettono lo spessore necessario a questo momento storico; bisogna trovare nuovi termini per qualificare la gente, come buone persone e altri che saranno buoni in qualche momento.

Non sei bravo a discutere, deputato.

Con gli anni comprendi che le persone hanno diritto ad avere i loro punti di vista e questo risulta più facile quqando ti senti vicino all’altro. Certo quando si tirano su le barricate ai coglioni, di destra e di sinistra, non gli interessa ascoltarsi. Questo mi da fastidio, perché per me il concetto destra-sinistra non ha spessore.

Che cause porterai avanti in parlamento?

C’è una questione che mi commuove, che ancora si arrestino i musicisti di strada. A volte requisiscono gli struumenti, perfino glieli rompono. E’ un tema che a volte commuove gli stessi poliziotti ma nessuno si occupa di questi che guadagnano qualche moneta per strada. Metterò il tema nella commissione cultura di cui ho deciso di far parte.

Cultura e sport, commissioni più rilassate che altre

Nessun conflitto. Non sono come Diritti Umani o Casa. Io preferisco queste perché hanno più a che vedere con lo spirito. Molte volte la politica si occupa solo di economia, nient’altro che economia. Questa è la parte materiale. Ma l’esere umano ha necessità materiali e spirituali, e lì sta l’arte, la scienza, quelle cose che danno aria e riempono il petto, ci mettono in connessione. Non c’è solo l’economia, io voglio mettere sul tavolo queste necessità spirituali, voglio che se ne parli in parlamento.

Umanesimo

Florcita Motuda è uno dei fondatori del Partido Humanista. Ha tentato quattro volte di essere deputato. Alla  quinta ce l’ha fatta.

Dice che si oppone, come filosofia di vita, alla classica metodologia tesi-antitesdi-sintesi. Quella logica porta solo ad opporsi, al conflitto, al non stare con l’altro. Non gli piace.

Noi diciamo: differenziazione, complementazione, sintesi. L’intenzione è altra: comprendere, non oppormi per principio senza ascoltare cosa ha da dire l’altro – spiega.

Una volta mi hanno detto di mollare  il travestimento perché il deputato era  Raúl Alarcón. ‘Sei scemo’ ho risposto. Guarda sul Servel (servizio elettorale nazionale, N.d.T.) non ci sono voti.  Raúl non ha vinto, il deputato è Florcita Motuda. La gente mi conosce così per questo son venuto “di gala”. Quando servirà, in momenti di tensione, mi metterò la cravatta. Quando la situazione si fa dura, mi metto l’uniforme…

La settimana scorsa le sue dichiarazioni in appoggio alla richiesta di un passaggio al mare della Bolivia hanno rinfocolato polemiche nazionaliste (Mar para Bolivia è una campagna che chiede di risolvere il problema dell’accesso al mare del paese andino, dovuto all’annessione da parte del Cile di un pezzo di Bolivia dopo la guerra del 1880, N.d.T.) . Lui non se l’aspettava. Guarda una ventina di messaggi di Whatsapp. In maggioranza gli chiedono un’intervista, sia dal Cile che dalla  Bolivia. Ride di un suo pezzo su Bío Bío con più di 30.000 like su Facebook. Il giorno dopo era a Bienvenidos (trasmissione mattutina di uno dei principali canali TV cileni, N.d.T.) dove gli avevano preparato un’imboscata con giornalisti che gli chiedevano come fosse possibile che un deputato appoggiasse che si desse l’accesso al mare alla Bolivia.  “Amo quel posto, il folklore, la gente. Rendere il problema solo giuridico danneggia tutti. Quel che succede è che il Cile vuol mostrare i muscoli e far finta di essere uno stato potente; non è il caso, c’è da mettersi all’altezza dell’altro. Immaginati se fossimo noi che ci hanno rubato un pezzo di terra, una parte importante del territorio”, dice.

Poi aggiunge: “C’è una cosa che si nota parecchio, che sto in comunicazione con il mio bambino interno. I bambini non fanno mai quello che non vogliono. Io sono come un ragazzino. Prima avevo paura, ma non ho dovuto far nulla perché il mio bambino interno, quello che non fa nulla che non gli piace, si diverte a fare il deputato”.

 

Categorie: Interviste, Politica, Sud America, Umanesimo e Spiritualità
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