Porre fine alla schiavitù — Lettera aperta ai leader europei

02.12.2017 - Resistance Events Italy

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Porre fine alla schiavitù — Lettera aperta ai leader europei

2 dicembre 2017

Alla cortese attenzione di:

Donald Tusk
Presidente del Consiglio Europeo

Jean-Claude Juncker
Presidente della Commissione Europea

Antonio Tajani
Presidente del Parlamento Europeo

Marco Minniti
Ministro degli Interni italiano

Angelino Alfano
Ministro italiano degli Esteri e della Cooperazione internazionale

Emmanuel Macron
Presidente della Francia

Egregi leader europei e italiani,

vi scriviamo come cittadini globali impegnati in Italia e in altri paesi. Chiediamo alle istituzioni europee e al governo italiano di prendere l’iniziativa per risolvere l’attuale, drammatica crisi umanitaria che coinvolge migranti e rifugiati in Libia.

L’Unione Europea e l’Italia si trovano in una posizione unica per produrre un cambiamento positivo in Libia. I fondi europei sono stati determinanti per contribuire a fermare le barche in partenza dalla Libia. L’accordo tra Italia e Libia per impedire ai migranti di arrivare sulle coste italiane, i legami storici tra i due paesi e le recenti dichiarazioni dei rappresentanti dell’ONU richiedono un deciso intervento del governo italiano. La comunità internazionale, l’Unione Europea e l’Italia devono porre fine agli orribili e ben documentati abusi dei diritti umani.

Il fatto che vi scriviamo nella Giornata Internazionale per l’Abolizione della Schiavitù non è una coincidenza. Il 2 dicembre 1949 l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato la Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico delle persone. La detenzione di migranti e rifugiati in Libia ha portato a torture, abusi fisici, denutrizione e lavori forzati. Ogni giorno le vite di migliaia di uomini, donne e bambini vengono distrutte e migranti e rifugiati vengono venduti all’asta come schiavi. Le donne hanno raccontato di aver subito stupri e altre violenze sessuali da parte dei trafficanti e delle guardie dei centri di detenzione. Una donna della Costa d’Avorio ha raccontato al personale delle Nazioni Unite: “Uomini armati sono entrati e hanno scelto sei donne, me compresa e ci hanno portato fuori una per una. Quando mi sono rifiutata mi hanno presa a schiaffi e puntato una pistola alla testa. Quattro uomini mi hanno violentata. Ero all’inizio della gravidanza; ho avuto un’emorragia e penso di aver perso il bambino. Non ho ancora visto un dottore.”

Un recente video della CNN che documenta la schiavitù moderna in Libia ha suscitato indignazione in tutto il mondo, eppure questa orrenda situazione era conosciuta da tempo. Rapporti della Missione ONU e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni hanno ampiamente documentato le atrocità commesse nei campi di detenzione libici.

Di recente l’Alto Commissario dell’ONU Zeid Ra’ad Al Hussein ha dichiarato che “la sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità” e ha aggiunto che “la politica dell’Unione Europea di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti nel Mediterraneo e riportarli in Libia è disumana.”

“Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a episodi di schiavitù moderna, uccisioni, stupri e altre forme di violenza sessuale pur di gestire il fenomeno migratorio e pur di evitare che persone disperate e traumatizzate raggiungano le coste dell’Europa” ha aggiunto Hussein.

L’aiuto prestato dall’Unione Europea e dall’Italia alla Guardia Costiera libica per fermare i gommoni dei migranti nel Mediterraneo li condanna ai centri di detenzione e li espone a tutti questi terribili crimini. Inoltre i prigionieri non hanno alcuna possibilità di opporsi alla loro detenzione e di ricevere assistenza legale.

Per l’Europa e l’Italia questo controverso programma ha avuto “successo” perché dal luglio 2017 ha ridotto gli sbarchi del 70%, ma l’Unione Europea e l’Italia hanno la chiara responsabilità morale di fare tutto il possibile per evitare le gravi e terribili conseguenze delle loro azioni. Questo deve comprendere la revisione dell’attuale accordo tra Italia e Libia per il controllo dell’immigrazione.

Esistono esempi di programmi virtuosi e umani in questo campo, come i Corridoi Umanitari realizzati da diverse organizzazioni locali per permettere viaggi sicuri e legali a migranti e rifugiati vulnerabili. Questi programmi sono stati elogiati a livello internazionale e costituiscono un’alternativa agli orrori del traffico di esseri umani. Abbiamo appreso con piacere che i Ministeri italiani degli Interni e degli Esteri hanno firmato un nuovo accordo con la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chieste Protestanti in Italia e la Tavola Valdese per rinnovare il programma dei Corridoi Umanitari per il 2018-2019 e chiediamo di allargare questo tipo di iniziative ad altri paesi europei.

Davanti ai moderni mercati degli schiavi e ai trattamenti degradanti in atto in Libia, non si può restare inerti e in silenzio. L’Italia e l’Unione Europea devono impegnarsi a rivedere gli attuali accordi internazionali con la Libia, a coinvolgere la comunità internazionale e a trovare soluzione alle tremende condizioni umanitarie in Libia.

Fonti:

Primi firmatari:

Liane Arter, Peter Luntz, Aurora Colucci, Asia Musicco, Women’s March Milan (Milan, Italy)
Uma Mishra-Newbery, Women’s March Global / Women’s March Geneva
Jackson Hyland-Lipski, Women’s March / Women’s March Global
Rebecca Amsellem, Les Glorieuses
Anna Polo, Pressenza International Press Agency
Solidarity for Humanity (Switzerland)
Women’s March Barcelona
Women’s March Rome
Tony Robinson, Pressenza International Press Agency
Madrid Resistance
Women’s March Paris
New York Indivisible
Kristina Dimitrova, Bulgaria
Isabella Jorge, Switzerland
Women’s March Frankfurt
Duncan Gromko
Sybil Nmezi , Generation Initiative for Women and Youth Network , Nigeria
Europa United
Women’s March Stockholm
Action Together Network
Susana Pereira – ACEGIS –  Citizenship, Entrepreneurship, Gender and Social Innovation Association (Portugal)
Isobel Edwards, UK
Susan Sanders, USA
Federica Gentile, USA
Susan Donnell
Kristena Katelas
Elisa Crassweller
Arianna Balet, Canada
Kathryn O Doherty, Ireland
Valerie Peer, Austria
Shanna Wells, USA
The Trousdale Family, USA
Lotta Kuylenstjerna, Sweden
Isabelle Mendy, France
Colleen Daniels, South Africa
Céline Barthet, France
Adrian Jorge, Switzerland
Sierra Hunter, USA
Marcella Martin, USA
Christine Headley, UK
Angelica Marie
Jorge Carazas, Convergenza delle Culture, Milan, Italy
Antonella Freggiaro, Abarekà Nandree onlus, Milan, Italy
Aishwarya Unnikrishnan, India
Women’s Development Cell, Miranda House, University of Delhi
Nadia Boaretto, femminista, Milan, Italy
Luciana Genolini, Italy
Ester Arguto, Italy
Stephen Scapelliti, USA
Nadia Ahmed, UK
David Goemans, NL
Beatrice Jorge, Switzerland
Milena Michoud, Switzerland
Laurien van de Rijt, The Netherlands
Brandie Stephens
Malika Akhiat, The Netherlands
Éléonore Mayola, Sweden
Francesca Strangio, Italy
Julliette Sallin
Women’s March the Netherlands
Tammy Sheldon, The Netherlands
Amalia Navoni, Coord. Nord Sud del Mondo, Italy
Alejandro Volkoff, Pressenza, Barcelona, Spain
Vittorio Agnoletto, associazione CostituzioneBeniComuni, Italy
Laura Quagliuolo, Milan, Italy
CISDA – Coordinamento italiano in sostegno donne afgane, Italy
Dana Feminová, Svět bez válek a násilí, Czech Republic
Valentina Robecchi, Italy
Anita Sonego, Presidente della Casa delle Donne di Milano, Italy

….

Link per firmare la lettera aperta (versione italiana sotto quella inglese):

https://docs.google.com/document/d/1GrE1dbLRM5oL6Q1dH5lmVCTEYA4nvi_FztpFRF7J21A/edit?usp=sharing

Articolo originale in inglese con firme in continuo aggiornamento:

https://medium.com/@WM.Global/end-slavery-open-letter-to-european-leaders-e34bb8db88fb

 

 

 

 

Categorie: Africa, Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa
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