Co-mai e Uniti per Unire ringraziano il Papa e s’ appellano alla comunità internazionale  per la pace in Medioriente e per i diritti dei minori nel mondo

26.12.2017 - Co-mai Comunità del Mondo Arabo in Italia

Co-mai e Uniti per Unire ringraziano il Papa e s’ appellano alla comunità internazionale  per la pace in Medioriente e per i diritti dei minori nel mondo
 “Grazie a Papa Francesco per il sostegno alla soluzione dei due Stati in Terrasanta e ai bambini che soffrono nel mondo”,
Così le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il  Movimento “Uniti per Unire”, tramite il presidente, Prof. Foad Aodi,  rispondono con apprezzamento e riconoscenza  a Papa Francesco per la sua preghiera nel giorno di Natale e il suo appello per la soluzione di due basilari problematiche mondiali come il processo di pace in Terrasanta e la sofferenza dei bambini nel mondo,  in particolare in Siria, Yemen, Africa, Iraq, Myanmar e Bangladesh.
     “Da anni si parla del processo di pace”, prosegue Aodi,  “ma non vediamo la luce in fondo al tunnel, con la continua sofferenza popolare in Palestina, e gli stessi ebrei che vogliono la fine dello scontro: come è emerso dalle feste del dialogo promosse, tra l’estate e l’autunno scorsi,  da Uniti per Unire con la collaborazione del Movimento Donne Costruttrici di Pace (WWP), che han marciato sino a Gerusalemme; tutte insieme per la pace, donne musulmane, ebree e cristiane. Siamo rimasti, poi,  tutti delusi e angosciati, nel vedere la sofferenza dei bambini in  Siria, Yemen, Iraq, Africa e Maynamar: senza cibo, aiuti umanitari, assistenza sanitaria, e nella paralisi della diplomazia internazionale, nonostante i nostri continui appelli con Co-mai, Uniti per Unire e AMSI (Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia)”.
“Occorre, infine”, conclude Aodi,  “avvertire tutti del grave pericolo che corrono i minorenni non accompagnati arrivati in Europa, dei quali il 30 per cento risulta finito nel mercato nero dei trapianti d’organi e degli abusi sessuali; e nel  lavoro nero e sfruttamento, costretto a fare lavori pesanti senza alcuna tutela e senza usufruire di servizi sanitari. Questa è la realtà che constatiamo  rispondendo alle loro numerose richieste: che arrivano anche a noi tramite i nostri medici, locali e iscritti alla nostra confederazione internazionale Unione Medica Euro Mediterranea-UMEM”. 
 
Fabrizio Federici
Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Medio Oriente
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