Il bando nucleare è urgente, molte micce sono innescate sotto la Santa Barbara nucleare

16.12.2017 - Angelo Baracca

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Il bando nucleare è urgente, molte micce sono innescate sotto la Santa Barbara nucleare
Missili USA in Europa nel 1987 (Foto di Archivio)

Non si tratta certo di guastare la festa appena terminata per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Ican se voglio ricordare le minacce crescenti al regime di non proliferazione e il pericoloso addensarsi di rischi nuovi di un conflitto nucleare di conseguenze inimmaginabili: perché dopo l’approvazione del TPAN e il Nobel questa è la sfida che ci aspetta. C’è infatti chi soffia pericolosamente sul fuoco nucleare e sembra quasi cercare scorciatoie per appiccare l’incendio fatale prima che il TPAN possa entrare in funzione e produrre il suo effetto. Le micce accese sono molteplici.

 

La prima miccia

La crisi coreana è il problema che attualmente appare più minaccioso. Pressenza l’ha seguito costantemente da molti mesi[1]. Ho già osservato che la crisi coreana è la prova clamorosa che le armi nucleari sono inservibili per gli scopi per i quali vengono pretestuosamente “giustificate”[2], sono solo un rischio inaccettabile: non è pensabile un first-strike alle forze nucleari coreane, per le conseguenze inevitabili che avrebbe direttamente sulla Corea del Sud (dove stanziano quasi 25.000 soldati statunitensi) e meno direttamente sul Giappone, senza contare la Cina che non potrebbe comunque tollerare un attacco nucleare ai propri confini: insomma, sarebbe la guerra nucleare mondiale! Gli Usa dopo gli imperdonabili errori commessi con la loro poderosa potenza nucleare sono costretti a calcolare come potrebbero difendersi da un eventuale attacco nucleare di Pyongyang (pur con le incognite che ancora sussistono sull’effettività dell’armamento nucleare coreano).

È di ieri la notizia che Rex Tillerson ha dichiarato “Pronti a dialogare in qualsiasi momento” (http://www.asianews.it/notizie-it/Tillerson:-%E2%80%98Pronti-a-dialogare-in-qualsiasi-momento%E2%80%99-con-la-Corea-del-Nord-42565.html), un cambio di rotta rispetto alla posizione Usa che impone il disarmo di Pyongyang come precondizione. Possiamo tirare un sospiro di sollievo? Non si può trascurare il rischio sempre presente che la situazione possa sfuggire di mano in modo irreparabile.

 

La seconda miccia

Una seconda miccia riguarda il rischio sempre più concreto di dismettere il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces) firmato esattamente 30 anni fa (8 dicembre 1987) dal Presidente Usa Ronald Reagan e del Segretario Generale dell’Urss Michail Gorbachev, il primo trattato che stabilì una riduzione degli arsenali nucleari delle due super-potenze[3]: esso stabilì la rimozione delle testate tattiche su missili a raggio breve e intermedio (tra 500 e 5.500 km) basati a terra, ed anche il divieto della sperimentazione di armamenti nucleari con queste caratteristiche. Il Trattato INF rimane un pilastro del regime di non proliferazione, se esso crollasse rischierebbe di crollare anche i trattati START, con conseguenze inimmaginabili.

Da qualche anno Washington e Mosca si scambiano accuse reciproche di sperimentare armi che violerebbero l’INF[4]. Il problema presenta aspetti molto complessi, anche perché in 30 anni le tecnologie sono profondamente cambiate e si tratta di valutare se e come armi che allora non esistevano rientrino o meno nei divieti posti dall’INF: la pressione per sviluppare sistemi d’arma sempre nuovi è impellente.

Da qualche anno Washington accusa Mosca per lo sviluppo del nuovo missile cruise 9M729 (SSC-8 nella designazione Nato)[5]. L’evidenza che gli Stati Uniti riportano nei documenti ufficiali è piuttosto generica, come afferma un grande esperto di armamenti nucleari russi, Pavel Podvig[6]: un commento al suo articolo afferma senza mezzi termini “Pavel, i militari americani hanno già deciso di uscire dal trattato INF, la violazione ecc. è un alibi. Se gli Usa avessero una prova concreta e verificabile l’avrebbero mostrata da anni”.

Ma Mosca a sua volte replica con diverse accuse nei confronti di Washington. La prima è che il lanciatore antimissile Mark-41 VLS[7] (Aegis) schierato in Polonia e in Romania sarebbe in grado di lanciare missili cruise a medio raggio, e la sua versione basata a terra può essere considerata una violazione diretta del trattato INF. La seconda accusa è che gli Usa per sperimentare gli intercettori delle difese antimissile hanno sviluppato numerosi missili usati come bersagli che hanno caratteristiche simili ai missili a medio raggio vietati dal trattato INF. Infine Mosca denuncia che alcuni droni armati (che non esistevano nel 1987) possiedono caratteristiche che rientrano nella definizione dei missili cruise lanciati da terra.

A mio parere ritornino a galla i problemi che 7 anni fa, nella formulazione del Nuovo START, avevano impedito di raggiungere un accordo su riduzioni maggiori del numero di testate schierate operative (fissato in 1.550 per parte): la Russia aveva espresso in modo esplicito le proprie riserve sullo sviluppo dei sistemi di difese antimissile da parte degli Stati Uniti e della Nato, sapendo che per competere sarebbe stata trascinata in un’insostenibile corsa agli armamenti, e pretendendo pertanto prudenzialmente di mantenere un numero maggiore di testate per poter saturare queste difese.

Quanto al trattato INF, nei giorni scorsi Trump, con il suo solito stile, ha tagliato corto con le polemiche, approvando un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, perché essa “avrebbe violato il trattato sull’eliminazione dei missili nucleari a corto e medio raggio”. E annunciando che “il Ministero della Difesa inizierà la ricerca per realizzare un nuovo missile da crociera nucleare, come previsto nel bilancio della difesa recentemente approvato”[8].

 

La terza miccia

Un’ulteriore miccia accesa è stata posta da Trump con la decisione di non certificare nuovamente l’Iran Deal. Una decisione che riaccende un contenzioso che si era protratto per anni, e della quale è difficile valutare le potenziali conseguenze. Basti pensare al recente riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, dietro il quale si delinea un patto che coinvolge anche l’Arabia Saudita per una guerra contro l’Iran.

 

Una quarta miccia

Mentre la crisi coreana tiene col fiato sospeso, l’opinione pubblica sembra esserei dimenticata che l’India e il Pakistan – paesi in costante stato di tensione esplosiva, spesso degenerata in conflitto armato – hanno sviluppato in questa ventina d’anni arsenali nucleari valutati in 120 – 130 testate per parte[9]: ce n’è più che a sufficienza per scatenare una scambio di attacchi nucleari le cui conseguenze a livello globale metterebbe a rischio la vita di miliardi di persone![10]

Ma ai governi di India e Pakistan non basta. Uno studio del Carnegie Endowment for International Peace del 24 luglio, a firma di Toby Dalton[11], parla del “programma che cresce più rapidamente (fastest growing) nell’Asia meridionale”! Non vi sono notizie ufficiali, ma fonti pakistane, rifiutando ovviamente le accuse di accelerazione degli armamenti nucleari e addossandole invece all’avversario (“Una specie di judo nucleare, se volete”, commenta l’autore), avanzano stime di un arsenale dell’India fra 356 e 493 testate nucleari, ma addirittura fino al numero assolutamente demenziale di oltre 2.000!

Insomma, una nobile gara a chi si incenerisce per primo.

 

Last but not least

Ma il continuo perfezionamento della tecnologia, lo sviluppo di innovazioni radicali e di sistemi d’arma nuovi, generano nuovi rischi, e gli armamenti nucleari non ne sono esenti: la crescente sofisticazione dei sistemi non garantisce affatto maggiore sicurezza, ma introduce nuove vulnerabilità.

Sappiamo i rischi legati allo stato di launch on warning dei missili nucleari, anacronistico residuato della guerra fredda, eppure gli Stati che li possiedono non mostrano nessuna intenzione di deallertarli. Ed anzi tutti stanno mettendo a punto missili supersonici che, oltre ad altri pericoli[12], ridurranno i tempi di reazione in caso di allarme. Si alza sempre più il livello di guardia e si riduce sempre più il margine di controllo e di reazione.

I crescenti pericoli di cyberwar generano rischi inaspettati anche per il controllo e l’uso delle armi nucleari[13]. Che cosa potrà avvenire se un domani un ufficiale addetto al controllo degli allarmi di un attacco nucleare non sarà più sicuro se quello che vede sullo schermo sono davvero missili, o è un inganno informatico? O se gli ufficiali non saranno in grado di comunicare con coloro che controllano gli armamenti nucleari durante una crisi internazionale? Scenari da incubo! Purtroppo plausibili: “Attacchi informatici potrebbero compromettere la pianificazione dei sistemi di lancio, interrompere comunicazioni critiche, condurre a falsi allarmi di un attacco, o potenzialmente anche consentire a un avversario di prendere il controllo degli armamenti nucleari”[14].

 

Di fronte a queste minacce risulta tanto più importante il nuovo Trattato di Proibizione della Armi Nucleari, la necessità che si allarghi il numeri di paesi firmatari e che si accelerino i tempi necessari per le ratifiche. Il solo modo per allontanare i rischi dovuti alle armi nucleari è la loro totale eliminazione!

[1]              Angelo Baracca, “La resistibile ascesa nucleare della Corea del Nord”, Pressenza, 3 maggio 2017, https://www.pressenza.com/it/2017/05/la-resistibile-ascesa-nucleare-della-corea-del-nord/. Hanno fatto seguito continui aggiornamenti, i più recente dei quali: “Nord Corea o Usa: qual è il vero pericolo?”, 15 settembre 2017,  https://www.pressenza.com/it/2017/09/corea-del-nord-usa-qual-vero-pericolo/

[2]              Angelo Baracca, “Alla fiera dell follie nucleari: il mondo sempre meno sicuro!”, Pressenza, 23 ottobre 2017, https://www.pressenza.com/it/2017/10/alla-fiera-delle-follie-nucleari-mondo-sempre-meno-sicuro/.

[3]              Angelo Baracca, “Per non dimenticare: legare il Nobel per la Pace a Ican con il trentennale del trattato INF, oggi a rischio!”, Pressenza, 15 novembre 2017, https://www.pressenza.com/it/2017/11/non-dimenticare-legare-nobel-la-pace-ican-trentennale-del-trattato-inf-oggi-rischio.

[4]              Si veda la rassegna dettagliata: Amy F. Woolf (Specialist in Nuclear Weapons Policy), “Russian Compliance with the Intermediate Range Nuclear Forces (INF) Treaty: Background and Issues for Congress”, 6 dicembre 2017, https://fas.org/sgp/crs/nuke/R43832.pdf. US Potential Unilateral Withdrawal From INF Treaty Puts Europe at Risk, 29 giugno 2017, https://sputniknews.com/analysis/201706291055065875-usa-inf-withdrawal-europe-risk/.

[5]                9M729 – SSC-8, https://www.globalsecurity.org/wmd/world/russia/ssc-8.htm.

[6]      Pavel Podvig, “The INF Treaty culprit identified. Now what?”, Russian Strategic Nuclear Forces, http://russianforces.org/blog/2017/12/the_inf_treaty_culprit_identif.shtml.

[7]              Mk-4 vertical launching system, Seaforces online, http://www.seaforces.org/wpnsys/SURFACE/Mk-41-missile-launcher.htm. https://www.lockheedmartin.co.uk/content/dam/lockheed/data/ms2/documents/launchers/MK41_VLS_factsheet.pdf.

[8]              Yuri Colombo, “Nuove sanzioni alla Russia, Usa in guerra fredda”, Il Manifesto, 10 dicembre 2017, https://ilmanifesto.it/nuove-sanzioni-alla-russia-usa-in-guerra-fredda/.

[9]              Angelo Baracca, “Armi nucleari: la nobile gara fra India e Pakistan … a chi si incenerisce prima”, Pressenza, 27 luglio 2017, https://www.pressenza.com/it/2017/07/armi-nucleari-la-nobile-gara-fra-india-pakistan-si-incenerisce.

[10]             Ippnw, “Nuclear famine: two billion people at risk”, 2013, http://www.ippnw.org/pdf/nuclear-famine-two-billion-at-risk-2013.pdf.

[11]             Toby Dalton, How not to talk about nuclear weapons, http://carnegieendowment.org/publications/index.cfm?fa=72629&preview=1&mkt_tok=eyJpIjoiWmpBMk9EYzRZakF5WTJaayIsInQiOiJDaFRrbVVqTlE0ejl6a3lOeW5cLzVZc1AybTFZek50U0tMUUR4YVpodXZlSjlpUUJGdEZIZXo5WUM5ZmxCVHNObEE5MUFLa0JrbnNEMzJwUkZnK0dqWVwvOXp6Y3lHRzl4aFwvNWVwSTFYTnBoVGwyNlRQeG9FSTlZdFFLckJqbE1VeiJ9

[12]             P. Tucker, “The Problem with the Pentagon’s Hypersonic Missile”, Defense One, 14 aprile 2016, http://www.defenseone.com/technology/2016/04/problem-pentagon-hypersonic-missile/127493/.

[13]             Andew Futter, “Cyber Threats and Nuclear Weapons

. New Questions for Command and Control,

Security and Strategy”, Royal United Services Institute

                 for Defence and Security Studies, 15 luglio 2016, https://rusi.org/publication/occasional-papers/cyber-threats-and-nuclear-weapons-new-questions-command-and-control. “Cyber Threats to Nuclear Weapons: Should We Worry? A Conversation with Dr. Andrew Futter”, NTI, 25 gennaio 2017, http://www.nti.org/analysis/atomic-pulse/cyber-threats-nuclear-weapons-should-we-worry-conversation-dr-andrew-futter/. John Denley, “No nuclear weapon is safe from cyberattaks”, Wired Security, 28 settembre 2017, http://www.wired.co.uk/article/no-nuclear-weapon-is-safe-from-cyberattacks.

[14]             P. Stoutland, “Growing threat: Cyber and nuclear weapons systems”, 18 ottobre 2017, Bulletin of the Atomic Scientists, https://thebulletin.org/growing-threat-cyber-and-nuclear-weapons-systems11201.

Categorie: Opinioni, Pace e Disarmo, Questioni internazionali
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