Una spiegazione dovuta

20.09.2017 - Città del Guatemala - Carolina Vásquez Araya

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Una spiegazione dovuta
(Foto di Foto tratta dai social networks)

Sono milioni i bambini le bambine e gli adolescenti messi da parte dallo Stato.

Ogni qualvolta i governanti e i loro circoli di fiducia – non solo i familiari, ma anche i finanziatori – si “prescrivono” un nuovo privilegio col proposito di consolidare le proprie fortune e le opportunità di mantenere il potere, migliaia di nuovi componenti della società ricevono meno attenzioni riguardo alla sanità, al fabbisogno di cibo, all’istruzione, alla casa, ai servizi di base e alle possibilità di affrancarsi dalla povertà. Un giorno questa massa ridotta al silenzio e sottomessa alla volontà di altri chiederà il conto e riscuoterà i debiti.

Il risveglio cittadino vissuto in Guatemala nei giorni scorsi e i cui echi hanno avuto risonanza a livello internazionale ha coinvolto molti bambini, bambine e giovani permeati di civismo, coscienti del fatto che c’è qualcosa che non va nel modo in cui si comportano le autorità. È ingenuo pensare che gli studenti di scuole, istituti e università ignorino il profondo abbandono in cui versano e quanto sia ingiusta la loro situazione. Ascoltano i genitori e i docenti, vittime anch’essi di un sistema corrotto e clientelare plasmato per pochi e per i loro benefici.

Nei prossimi giorni sarà analizzato il bilancio delle entrate e delle uscite dello Stato per l’anno venturo e in esso saranno evidenti le priorità per la classe politica. Istruzione e sanità? Probabilmente no. Le pressioni dei diversi gruppi che gravitano attorno ai vertici di governo non sembrano tener conto dell’infanzia guatemalteca e questa ipotesi viene confermata osservando le statistiche su temi fondamentali, quali malnutrizione cronica, abbandono scolastico, gravidanze infantili, tratta di esseri umani, stato disastroso di edifici scolastici e ospedalieri. La lista delle carenze è fin troppo lunga e per questo evidente motivo il Guatemala si trova tra i paesi del mondo coi peggiori indicatori di sviluppo umano.

Ma esiste ancora una fetta della piccola borghesia della capitale che si rifiuta di riconoscere i dati concreti di tanti studi. Per questa categoria – dai cui cellulari fluisce un’abbondante disinformazione – le cose in Guatemala non sono poi messe così male. Chiedono: “In tutto il mondo esiste la corruzione, quindi perché scandalizzarsi tanto?” e prestano attenzione alla propaganda negativa diffusa dalle menti creative di certi gruppi e dai mass media interessati a mantenere le cose come sono.

Viene la tentazione di chiedere a questa categoria di esseri ciechi e sordi nei confronti di una schiacciante realtà fatta di corruzione e povertà, come mai ogni giorno bambini e adulti muoiano a causa della violenza criminale, la ragione per cui migliaia di famiglie vadano a dormire a stomaco vuoto, perché entrare in politica sembra essere una questione d’illecito arricchimento e non un lavoro per il bene comune. È triste vedere come far parte di una certa “classe benestante” crei una sorta di bolla attorno alle coscienze e una tendenza a rifugiarsi in una bambagia intrisa del sangue altrui.

Ai bambini e agli adolescenti guatemaltechi si deve una lunga spiegazione. È necessario insegnare loro la verità della storia, dicendo che il loro futuro è andato a ingrossare fortune, che i loro ideali sono schiacciati dalle ruote di Ferrari e Maserati e le loro prospettive di sviluppo si sono perse tra gli affari torbidi e illeciti dei servitori dello Stato. Perché come si fa a dire a una bambina incinta che il crimine commesso contro di lei non arriverà mai di fronte alla giustizia, per l’incapacità degli enti investigativi? Lo stesso vale per le famiglie smembrate da atti criminali contro cittadini innocenti, che continueranno a far parte dello scenario quotidiano, senza soluzione e senza condanna. L’infanzia guatemalteca non è qualcosa di marginale e scomodo, ma la principale protagonista di una storia che è urgente cambiare.

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

 

Categorie: America Centrale, Diritti Umani, Opinioni
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