Vandana Shiva: “No al CETA, salviamo i nostri agricoltori e manteniamo acqua come bene pubblico”

11.07.2017 - Ufficio Stampa Esclab/Navdanya International - Redazione Italia

Vandana Shiva: “No al CETA, salviamo i nostri agricoltori e manteniamo acqua come bene pubblico”
(Foto di Dario Lo Scalzo)

Vandana Shiva: “Il Cartello dei Veleni, che si nasconde dietro i nuovi accordi commerciali come il CETA, sta mettendo a rischio la sopravvivenza degli agricoltori, la salute dei cittadini e l’ambiente; l’acqua va mantenuta bene comune”

“Sono ancora i piccoli agricoltori a fornire il 70% del cibo che mangiamo a livello globale. Ma le multinazionali del settore, quelle che noi chiamiamo il Cartello dei Veleni, stanno imponendo il loro modello che prevede la fuoriuscita dai mercati dei piccoli e medi produttori per vendere sempre più prodotti di bassa qualità contaminati da agrotossici pericolosi per la salute umana e l’ambiente. Si può ancora cambiare direzione, da un modello destinato ad esaurire e distruggere le risorse, fino a rendere impossibile la nostra vita sulla terra, ad un modello che invece si prende cura del suolo e della biodiversità, e costruisce relazioni virtuose tra coloro che producono il cibo e coloro che lo consumano”. Così si è espressa l’attivista e scienziata indiana Vandana Shiva nell’ambito della Conferenza “Il Veleno alle porte. Trattati commerciali e pesticidi: a rischio salute e occupazione” – avvenuta presso il Campidoglio di Roma. Hanno partecipato all’evento, promosso dall’associazione Esclab, l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Pinuccia Montanari, il presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale, Daniele Diaco, il deputato del M5S e rappresentante della commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, Mirko Busto, il medico oncologo e ematologo dell’Isde Italia, Patrizia Gentilini. Il mondo dell’associazionismo è stato rappresentato da Monica Di Sisto, portavoce campagna Stop Ttip Italia, Ruchi Shroff, Navdanya International, Marica Di Pierri, A Sud.

A margine della conferenza, Vandana Shiva ha incontrato la sindaca Virginia Raggi e l’assessore all’ambiente Pinuccia Montanari con cui ha parlato dell’importanza di difendere l’acqua come bene pubblico: “Ho lottato tutta la mia vita – ha detto Vandana Shiva – contro la privatizzazione dell’acqua che dovrebbe essere sempre a disposizione di tutti e in particolare dei più poveri; a nessuno può esser negato il diritto all’acqua”. Vandana Shiva ha successivamente partecipato al Flash mob in Campidoglio: NO alla chiusura dei nasoni, SI all’acqua bene comune per ribadire l’importanza dell’acqua come bene comune.

Considerando che il 25 luglio il senato italiano è chiamato a votare per la ratifica del CETA, è stato discusso l’impatto dei trattati di libero commercio sulla nostra alimentazione e sul nostro sistema produttivo con un focus particolare sui pesticidi e sui loro potenziali effetti negativi su consumatori e lavoratori. Sono stati presentati i risultati delle recenti ricerche sulla presenza dei pesticidi nei prodotti canadesi ed il rapporto “Il Veleno è servito”, curato dalle associazioni Navdanya International, Seed Freedom, A Sud, e CDCA sull’utilizzo del glifosato in Italia e nel mondo, oltre ad ulteriori dati sugli effetti dei pesticidi sulla salute umana.

Vandana Shiva è entrata nel merito degli accordi commerciali, ricordando anche le vicende dell’India: “Vi sono accordi che in pratica permettono che qualsiasi paese possa venire invaso da prodotti alimentari di scarsa qualità o fortemente contaminati da sostanza chimiche pericolose, al punto da sovvertire l’equilibrio delle filiere produttive e delle economie nazionali e locali; queste regole vengono dettate da un ‘Cartello dei Veleni’ delle grandi multinazionali agroindustriali che ci hanno portato gli ogm e i pesticidi, malattie e malnutrizione e il sovvertimento dei principi democratici della nostra civiltà. Ma non siamo costretti a farci dominare da questi avvelenatori. Scriviamo insieme le regole nuove dell’economia e del commercio nelle quali ci sia rispetto per il pianeta e per i diritti umani. Perchè mai dobbiamo lasciare questo potere in mano ai produttori di veleni? Se non fissiamo delle regole che siano etiche ed ecologiche e giuste, con una visione verso il futuro, loro continueranno ad avere il sopravvento”.

Monica di Sisto, portavoce campagna Stop Ttip Italia

“Il Canada impiega in agricoltura 99 principi attivi proibiti in Unione europea, il più noto è il glifosato, contro l’utilizzo del quale è stata lanciata di recente una raccolta di firme verso un’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che ha già superato il milione di adesioni. O ci mobilitiamo e cambiamo il modo di decidere le nostre regole o la nostra democrazia cambia faccia. Cambierà il modo in cui vengono regolamentati gli standard di sicurezza, le regole che proteggono l’ambiente e i nostri diritti. Non siamo contro il commercio, ma abbiamo bisogno delle regole giuste. Il CETA non abbatte soltanto le barriere tariffarie, in realtà il suo nemico è tutto ciò che rappresenta un costo per l’impresa e che rallenta gli scambi, a prescindere di cosa vada a proteggere o difendere, le cosiddette barriere non-tariffarie. Per i comitati decisionali interni al CETA la scienza, la salute, i diritti del lavoro sono off-topic. Questi trattati sono un regalo alle grandi imprese, non aiutano le piccole e medie imprese, solo lo 0,3% delle imprese italiane esporta in Canada. Non serve al tessuto dell’economia italiana, serve ad alcuni grandi gruppi, per levigare le regole per chi passe tanti confini”.

Ruchi Shroff, Navdanya International

“Il Cartello dei Veleni, come noi di Navdanya lo definiamo, è composto da quelle aziende che originariamente producevano sostanze chimiche per l’industria bellica, come Bayer e Monsanto, tra i cui prodotti troviamo l’Agente Arancio della guerra del Vietnam. Per continuare a fare profitti hanno dovuto un modo di riutilizzare i loro prodotti e hanno visto un potenziale enorme nel settore dell’agricoltura. Un altro strumento che le multinazionali stanno usando è il fatto di unirsi e consolidarsi: Monsanto con Bayer, Syngenta con Chem-China e Dow con Dupont. Unendosi diventano più forti e aumenta il monopolio e anche la pressione che possono fare sui governi e sulle istituzioni internazionali. Stanno mettendo in atto ogni possibile strategia, dalla propaganda, alla filantropia, ai trattati commerciali, per continuare a dominare il mercato. Nel caso del glifosato la gravità della campagna di attacchi denigratori nei confronti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro che lo aveva dichiarato ‘probabilmente cancerogeno per gli esseri umani’, non ha precedenti. Il modello agricolo industriale si basa sulla falsa premessa che solo attraverso l’ intensificazione della produzione saremo in grado di nutrire la popolazione mondiale in aumento. Pur avendo distrutto buona parte del nostro suolo, inquinato l’acqua e messo a rischio la biodiversità, pur avendo contribuito massicciamente al cambiamento climatico, il modello di agricoltura industriale produce invece solo una minima parte del cibo disponibile a livello globale. Guardando oltre i miti e la propaganda creata dalle multinazionali, troviamo sufficiente conoscenza, lavoro di ricerca e casi concreti per affermare che non abbiamo bisogno di utilizzare prodotti agrotossici per produrre il nostro cibo.”

Marica Di Pierri, A Sud

“Nel dossier Il Veleno è servito, a cura di A Sud e Navdanya International abbiamo voluto raccontare non solo gli impatti dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente e denunciare l’inadeguatezza delle regolamentazioni in vigore, ma anche parlare dei movimenti della società civile in varie parti del mondo che a questa diffusione indiscriminata si stanno opponendo. Anche in Europa abbiamo assistito a una forte mobilitazione da di grande successo da parte dei cittadini, ICE, contro il glifosato. Per rafforzare la campagna abbiamo lanciato un’iniziativa con Il Salvagente, analizzando l’urina di 14 donne incinte residenti a Roma, teoricamente un campione non a rischio data la lontananza dalle aree agricole, le quali sono risultate tutte positive al pesticida. Risultati che ci fanno capire la necessità di una maggiore e adeguata informazione su queste tematiche”.

Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo dell’Isde Italia

”I veleni sono dentro di noi. Non c’è solo il glifosato, sono centinaia le sostanze chimiche che sono state rilevate nel nostro organismo da diversi test, in particolare in un campione di 300 donne gravide negli Stati Uniti. Questi risultati pongono interrogativi sull’impatto durante lo sviluppo embrio-fetale e l’aumento dell’incidenza dei tumori infantili, specialmente alta nel Sud Europa. Attualmente tutti noi siamo vittime di esposizione cronica a basse dosi ad un numero elevatissimo di sostanze chimiche. Ciò che l’arroganza di certa scienza sembra continuare a voler ignorare è che un qualsiasi sistema vivente è un sistema estremamente complesso. C’è troppa superficialità nel modo in cui si permette che questi veleni vengano diffusi nell’ambiente, basando la valutazione delle conseguenze sulle forme di vita su un concetto meccanicistico totalmente inadeguato e obsoleto. Ma c’è di peggio, ancora oggi, nelle valutazioni tossicologiche delle agenzie incaricate siamo al punto in cui si testa solo il principio attivo, non la formulazione commerciale, non l’insieme delle molecole, non l’azione combinata di diversi prodotti. E come se ciò non bastasse ci si basa ancora sostanzialmente sui dati forniti dalle stesse aziende produttrici, ignorando gli studi della scienza indipendente”.

Pinuccia Montanari, Assessore all’Ambiente del Comune di Roma

”La cultura sbagliata delle monocolture, delle sostanze tossiche in agricoltura contribuisce a creare un modello che non ci garantisce nessun futuro. Occorre cambiare direzione verso una seria sostenibilità. Nell’Agro Romano è davvero possibile fare agricoltura biologica e il Comune di Roma ha in programma una serie di azioni per promuovere e favorire il cambiamento e soprattutto rafforzare e tutelare l’ambiente e le identità locali. In Italia un modello di agricoltura diverso contribuirebbe anche a contrastare la criminalità organizzata. Inoltre ogni amministrazione dovrebbe avere un osservatorio ambiente-salute in cui le valutazioni vengano fatte nell’ottica dell’indipendenza della scienza. E necessario che a livello istituzionale si dia voce a coloro che a volte anche eroicamente nel mondo della scienza cercano di aprire nuove prospettive perchè hanno come obiettivo fondamentale la tutela della salute delle persone”.

Daniele Diaco, presidente Commissione Ambiente Roma Capitale

“Come amministrazione capitolina stiamo cercando di portare avanti un rinnovamento sui temi dell’ambiente, della biodiversità e dell’ecologia. Vogliamo dare un segnale forte riguardo i pesticidi e stiamo lavorando ad un regolamento insieme all’assessorato all’ambiente e ai nostri colleghi parlamentari. Allo stesso modo stiamo promuovendo le economie circolari e i prodotti a km zero, a partire dalle scuole”

Mirko Busto, Parlamentare M5S, Commissione Ambiente

“Le persone con cui gli agricoltori oggi hanno la relazione più stretta sono i venditori di pesticidi. E sono gli stessi venditori che fanno la formazione dell’agricoltore. Su una scala più ampia si pensi che anche gran parte della ricerca è finanziata dai grandi gruppi delle multinazionali. Questo sistema sta colonizzando e ha colonizzato negli anni la cultura delle persone. L’agricoltore, da conoscitore profondo dei processi della natura per millenni, è diventato, negli ultimi 70 anni dall’inizio della Rivoluzione Verde,  un agroburocrate che esegue dei protocolli”.

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Categorie: Comunicati Stampa, Ecologia ed Ambiente, Europa, Salute
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