Il Biafra lotta ancora per l’indipendenza

31.05.2017 - Francesco Cecchini

Il Biafra lotta ancora per l’indipendenza

La bandiera del Biafra ha tre strisce orizzontali, rosso, verde, nero, al centro delle quali c’è un sole giallo, simbolo della la nazione biafrana. Un sole che non è mai tramontato. Il Biafra non ha ancora rinunciato all’indipendenza e lotta per questa.

La Nigeria non è mai esistita, è stata un’ invenzione del colonialismo britannico. La Costituzione Macpherson diede corpo nel 1954 alla Federazione della Nigeria che accedette alla piena indipendenza il primo ottobre 1960, sotto l’occhio benevolo degli ex padroni britannici. Divenne repubblica nel 1963 restando nel Commonwealth e fu caratterizzata da inconciliabili contrasti d’ordine etnico, religioso e politico fra le tre maggiori regioni o meglio nazioni, Hausa, Igbo e Yorubà. Nel 1966 in un cruento colpo di Stato che portò all’instaurazione d’un governo militare guidato prima dal generale Ironsi e poi dal generale Gowon.

Con la proclamazione dell’indipendenza da parte del Governatore militare della Nigeria Orientale, Odumegwu Ojukwu, iniziava il 30 maggio 1967, cinquant’anni fa, la guerra del Biafra. È stata uno dei primi e dei più sanguinosi conflitti della stagione che è seguita alle indipendenze africane.

La scintilla che accese gli scontri nel Biafra fu la decisione dell’allora capo dello Stato Yakubu Gowon di dividere la Federazione nigeriana in 12 Stati di cui tre nel Sud-Est, regione, oggi come allora, ricca di petrolio. Il Biafra riuscì a mantenere la sua autonomia. Ma non bastò. La regione, meno del 10% del territorio nigeriano, aveva una popolazione di 14 milioni di persone su 55 della Federazione, il 25%, di religione maggiormente cristiana e per due terzi di etnia igbo. Fin dall’indipendenza della Nigeria, gli igbo si sentivano emarginati dalla vita socio-politica nigeriana e perseguitati dagli altri due principali gruppi etnici, gli hausa-foulani del nord e gli yorouba del sud-ovest.. Due milioni di essi decisero di ritornare  patria, il Biafra. La tensione salì ancora e sfociò  nella dichiarazione di indipendenza.  Il Governo nigeriano non accettò e la reazione fu molto violenta. Il Presidente federale,Yakubu Gowon, dichiarò l’indipendenza un atto di ribellione e annunciò che sarebbe stata schiacciata. L’ esercito federale e le autorità militari federali organizzarono il  blocco commerciale del Biafra.  Iniziò poi un’offensiva militare sul terreno con bombardamenti aerei. La Nigeria fu  sostenuta, innanzitutto, dalla Gran  Bretagna,l’ ex potenza coloniale, che l’aveva colonizzata. Il tutto  fu accompagnato da violazioni dei diritti umani. Il Biafra fu anche colpito da una drammatica carestia che affamò tra gli otto e i dodici milioni di persone. Guerra e carestia provocarono milioni di morti. . La guerra fra Nigeria e Biafra infuriò fino al gennaio 1970, quando il Biafra firmò la resa e venne reintegrato alla Federazione nigeriana.

Conseguenza di ciò fu anche un esodo di massa dal Delta del Niger e dal sud-est verso Lagos e soprattutto verso ovest del paese. Una folta diaspora si stabilì anche in Canada, Stati Uniti ed Europa.

Nessuno dei governi nigeriani che da allora si sono succeduti ha  ammesso che la questione del Biafra è una questione politica ancora aperta e che può essere risolta solo con l’indipendenza.

Negli ultimi anni sono tornate le rivendicazioni di indipendenza, represse dal Governo di Abuja.  Dall’autunno 2015 il governo del presidente Muhammadu Buhari ha puntato sulla criminalizzazione di tutti glafra indipendente  i attivisti pro-Biafra. I sostenitori delle organizzazioni pro Biafra, IPOB (Indigenous people of Biafra), MASSOB (Movement for the Actualization of the Sovereign State of Biafra) , BZM (Biafra Zionist Movement) e BIM (Biafra Independent Movement) rischiano la vita o il carcere e anche la vita.  . Nel  novembre 2016 Amnesty International denunciò la preoccupante situazione dei diritti umani nel Biafra e , subì una campagna di diffamazione e fu accusata di voler destabilizzare il paese.

Il 14 ottobre 2015 Nnamdi Kanu, cittadino britannico e leader dell’IPOB (Indigenous people of Biafra) è stato arrestato all’aeroporto di Lagos con l’accusa di istigazione al terrorismo. Dopo due processi, in cui i giudici si sono pronunciati per la sua liberazione, Kanu è stato rilasciato con forte limitazioni delle libertà personali. Non può lasciare il domicilio.       La sua detenzione ha portato in piazza migliaia di persone in tante città del Delta del Niger e del sud-est del paese, in alcuni casi placate incredibilmente con il sangue. “Un’orgia di massacri”, l’ha definita Herbert Ekwe-Ekwe. Le manifestazione di Onitsha, la capitale commerciale della regione, il 2 e il 17 dicembre 2015, in cui i militari hanno ucciso almeno nove attivisti scesi in piazza (ma c’è chi parla di 25 vittime). Dopo l’eccidio di Aba, il 9 febbraio con 22 morti.

Una nota dell’IPOB afferma: “Da quando il presidente Buhari è stato eletto gli abusi sui diritti umani sono diventati caratteristici del sistema politico nigeriano. Da una parte ci sono le atrocità di Boko Haram contro la popolazione, dall’altra gli arresti indiscriminati, le torture, le detenzioni extragiudiziali e le uccisioni; le estorsioni e le violenze commesse da militari, servizi segreti e polizia sono diventate un fenomeno quotidiano”.

Secondo un rapporto di Amnesty International il regolare uso della tortura da parte dell’esercito è un problema sempre più serio.

Anche due gruppi militanti nella regione del Delta del Niger hanno dichiarato di essere pronti allo scontro con il governo federale nigeriano.

Nnamdi Kanu in un recente comizio, tenuto nella propria casa in occasione del cinquantenario,  ha ribadito o Biafra o morte. Ha detto che Biafra conquisterà l’indipendenza non in anni, ma nei in pochi mesi e non in anni.  Ci vorrà urgentemente  un referendum e ci non saranno più elezioni nigeriane a Biafraland. A proposito di referendum, Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, ha recentemente affermato che l’Europa è pronta a riconoscere l’indipendenza del Biafra, ma soltanto a patto che questa sia sancita da un referendum.

Il link con il comizio di Nnamdi Kanu è il seguente, i sottotitoli sono in portoghese

https://www.youtube.com/watch?v=TmVGXCdvQh8

Categorie: Africa, Diritti Umani, Politica
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