Il Sahara Occidentale è il più grande territorio del mondo occupato da una nazione straniera, il Marocco. Dal 1991 tra il Fronte Polisario e il Marocco vige un accordo di cessate il fuoco ma le tensioni non sono mancate e non mancano tuttora.

L’accordo del 1991 ha diviso il Sahara Occidentale in due parti: due terzi del territorio, compreso il capoluogo El Ayun, sono sotto il controllo del Marocco, mentre un terzo è amministrato dal Fronte Polisario. Le due parti sono separate da un terrapieno di sabbia lungo 2.700 chilometri costruito dall’esercito marocchino. Lungo questa barriera sono anche state disposte delle mine antiuomo. La parte amministrata dal Fronte Polisario è quella più interna e povera di risorse economiche, confinante con la Mauritania. La parte controllata dal Marocco è ricca di petrolio e depositi di fosfati ed essendo lungo la costa atlantica ha un’attività di pesca importante.

Il Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Rio de Oro (Fronte Polisario) ha inviato il 27 febbraio scorso due lettere ai deputati euoropei della commissioni Agricoltura e sviluppo rurale e Pesca, in vista di un dibattito sulle conseguenze legali della sentenza della Corte europea di giustizia dello scorso dicembre sull’accordo di associazione Ue-Marocco. Le lettere sono state inviate insieme a un documento che illustra le onseguenze legali della sentenza:”Come saprete il 21 dicembre 2016 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso una sentenza storica per il popolo sahrawi, stabilendo che l’accordo di associazione Ue-Marocco e gli accordi di liberalizzazione non si applicano al Sahara occidentale. Le conclusioni della Corte di giustizia dell’Ue sono chiare: il Marocco e il Sahara occidentale sono due territori separati e distinti, con sovranità distinte, e lo sfruttamento economico del Sahara occidentale può essere effettuato solo in un quadro di autodeterminazione, cioè con il previo consenso del popolo del Sahara occidentale, come espresso dal suo legittimo rappresentante: il Fronte Polisario”.

Non si conosce ancora, ufficialmente, il contenuto del dibattito nelle comissioni europee agricoltura e pesca.

Finora l’atteggiamento dell’ EU è stato tiepido o equidistante e conciliante tra Marocco e Fronte Polisario, ma queste ultime vicende sui beni economici agricoli e di pesca del Sahara Occidentale possono significare un cambio di rotta importante.

Nuove tensioni però stanno scuotendo l’area. Sono cominciate quando il Marocco ha cominciato ad attrezzare una strada nella zona di Guerguerat, nel sud-ovest del Sahara Occidentale

https://ledesk.ma/enclair/guerguerat-10-cles-pour-comprendre-le-bras-de-fer-avec-le-polisario

Il Fronte Polisario ha considerato il dispiego di forze militari attorno al cantiere della strada come una violazione dell’accordo per il cessate il fuoco, e ha risposto aumentando la presenza di forze armate nella zona di Guerguerat.

L’atteggiamento deciso del Fronte che azioni militari ha chiuso molte rotte commerciali tra il Marocco e la Mauritania, ha costretto Rabat a fare marcia indietro. La scorsa settimana, il Re Mohamed VI ha telefonato al segretario Onu, Antonio Guterres, e lo ha informato del ritiro delle truppe marocchine dalla provincia di Guerguerat. Antonio Guterres ha richiesto alle parti in causa il disarmo nelle zone di conflitto; le Nazioni Unite temono che possa ricominciare la guerra civile durata dal 1975 al 1991. Rabat non ha accettato; il Fronte Polisario in un primo momento ha accettato la richiesta del Segretario Onu, ma poi ha comunicato ufficialmente che le incursioni di Guerguerat dovevano considerarsi non un caso isolato, ma il frutto della mancata attuazione della promessa del referendum sulla sua autodeterminazione e soprattutto come reazione al traffico commerciale fra Mauritania e Marocco che, in quel territorio, rappresenta una violazione degli accordi di pace siglati nel 1991. Ora bisognerà attendere le mosse del Marocco dopo il ritiro. Il suo rientro nell’Unione Africana, dopo un periodo di autoesilio dovuto al mancato riconoscimento dell’autonomia del popolo sahrawi, sembra incanalarsi in un terreno di dialogo, anche se il Ministero degli Esteri marocchino ha immediatamente dichiarato che il Marocco non riconoscerà mai autonomia alla Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi.

In ogni caso la riammissione del Marocco nell’Unione Africana, avvenuta il 31 gennaio 2017, dovrebbe favorire la causa sahrawi. anche perché gli stati membri dell’UA dovrebbero riconoscere i confini degli altri stati membri: cioè anche quelli della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi. Va ricordato che nel 1991 si definì l’accordo per il cessate il fuoco tra il Fronte Polisario e il Marocco, grazie alla promessa del Marocco di organizzare un referendum sull’indipendenza, che però non ha mai avuto luogo.

Il referendum sull’indipendenza è l’unica soluzione per porre fine a questo infinito conflitto nordafricano.