Dopo anni di ricerche, dal giugno 1999 al giugno 2013, e il processo, il 17 gennaio 2017, in una sala del carcere di Rebibbia, è stata emessa la sentenza relativa ai casi di desaparecidos italo-americani dell’epoca del “Plan Condor”.

L’ accusa aveva chiesto 27 ergastoli, la corte ha sanzionato con l’ergastolo due cileni, un uruguaiano, due boliviani e quattro peruviani. Solo 8 ergastoli e in contumacia. Condannati solo circa un terzo degli ex militari latino-americani del Piano Condor. Colpevoli di aver attuato un piano di sterminio che ha infierito in America Latina e in particolare in Cile, Argentina e Uruguay negli anni ’70 e ’80 ai danni di un’intera generazione di giovani militanti di sinistra, tra i quali numerosi quelli di origine italiana, torturati e spesso uccisi, in luoghi come Villa Grimaldi a Santiago del Cile o l’officina Automotores Orletti e l’ESMA a Buenos Aires in Argentina.

Sono stati assolti quindi 19 ex militari, per lo più uruguaiani.

Assolto Troccoli, l’unico imputato residente in Italia e presente in aula, conosciuto all’epoca come El torturador. Troccoli era accusato di aver partecipato al sequestro di cittadini italo-uruguaiani a Buenos Aires nel dicembre del 1977.

I famigliari delle vittime presenti nella sala del carcere dopo la lettura della sentenza, hanno manifestato la propria delusione piangendo. Hanno dichiarato che faranno ricorso.

Significativo quanto ha detto immediatamente dopo la sentenza Raul Sendic, vicepresidente dell’Uruguay e figlio di Raul Sendic eroe della lotta contro la dittatura militare uruguaiana, che trascorse parte della sua vita in prigione: “ C’è dolore e rabbia. Lo Stato uruguaiano ha fatto tutto il necessario in questo processo e faremo appello. Ci sentiamo ingannati dalla decisione del Tribunale.”

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