Cina e diritti umani: il caso di Yunyan Tang

07.09.2016 - Matilde Mirabella

Cina e diritti umani: il caso di Yunyan Tang
(Foto di Allen Wong via Flickr.com)

La pratica del Falung Gong (Qigong della Ruota della Legge), o Falung Dafa (Grande Via della Ruota della Legge) riprende l’antica tradizione cinese del qigong e tende alla purificazione di corpo e mente attraverso alcuni esercizi, in accordo con i principi universali di verità, benevolenza e tolleranza. Ha visto un’enorme diffusione in Cina a partire dal 1992 grazie agli insegnamenti del maestro Li Hongzhi.

Nel 1999, in seguito a diffuse e prolungate manifestazioni pubbliche nella Repubblica Popolare, il governo cinese per paura di una sfida politica e della diffusione di disordini sociali mise al bando il movimento del Falung Dafa. Da allora questo si è tradotto in una intensa e spietata campagna contro i suoi affiliati.

Il Congressional Research Service (CRS) che opera per il Congresso degli Stati Uniti, citando il Rapporto sulla Libertà Religiosa Internazionale del novembre 2005 del Dipartimento di Stato americano, riportava che in Cina “l’arresto, la detenzione e l’incarcerazione dei praticanti del Falung Gong continuano, e che a volte coloro che rifiutano di ritrattare le loro credenze vengono sottoposti a un duro trattamento nelle carceri e a trattamenti di rieducazione nei campi di lavoro”, nonché “segnalazioni credibili di morti a causa di torture e abusi”. David Kilgour, ex magistrato ed ex membro della Camera dei Comuni canadese, nonché attivista per il diritti umani, ha denunciato gli abusi e il traffico di organi da parte del regime cinese ai danni dei praticanti di questa disciplina e di altre minoranze religiose, ed è coautore di Bloody Harvest: L’uccisione dei praticanti del Falun Gong per i loro organi.

Riceviamo e pubblichiamo questo appello da parte dell’associazione culturale “IL PONTE, custodire 5000 anni di Storia, Cultura e Tradizioni Cinesi” per sostenere il caso di Yunyan Tang, una ragazza cinese di 28 anni che vive a Roma, il cui padre circa un mese fa è stato arrestato illegalmente a Pechino a causa della sua appartenenza al movimento.

Nella lettera scritta da Yunyan due giorni fa si racconta dell’arresto ai danni di Tang Pingshun, cittadino cinese di 61 anni, da parte della polizia di Xiaoguan, nel distretto di Chaoyang di Pechino. “La polizia ha anche illegalmente perquisito e saccheggiato la nostra casa sequestrando computer, stampante, libri della Falun Dafa (la pratica spirituale che seguiamo), chiavette USB, schede SD, e altri effetti personali di valore”. L’unica giustificazione all’arresto, dietro le insistenti richieste e le numerose visite alla polizia da parte della moglie per tutto il mese di agosto sono state “vaghe e ridicole accuse come quella di ‘usare l’appartenenza ad un culto non riconosciuto per infrangere la legge’. Ma di quale fosse il crimine commesso o di quale fosse la ‘legge infranta’ non si faceva il minimo riferimento”. Pochi giorni fa, a seguito dell’ennesima richiesta presso il centro di detenzione, alla madre di Yunyan “hanno detto che mio padre era stato portato dall’Ufficio 610 al “Centro di Lavaggio del Cervello” nella zona di Wangsiying a Pechino”, in totale contrasto con la legge che prevede un fermo di 30 giorni in attesa del processo.

Yunyan nella sua lettera dice che “i Centri di Lavaggio del Cervello non sono riconosciuti legalmente, per cui non si sa dove siano esattamente (si conosce solo indicativamente la zona della città dove potrebbero essere). Nel fine settimana gli agenti del quartiere sono andati a casa di mia madre per chiederle di preparare qualche vestito per mio padre, così lei ha chiesto di nuovo se sapessero dove stesse ora, ma gli agenti hanno risposto che non lo sapevano. A quel punto mia madre ha detto loro che senso avesse venire a chiedere i vestiti se non sapevano dove portarli. Ma anche quello è stato inutile: alla fine i poliziotti se ne sono andati senza dare alcuna risposta. È passato più di un mese dall’arresto, ma nessuno della famiglia ha visto mio padre, e ora non sappiamo neanche dove sia. I trattamenti di lavaggio del cervello si fanno sempre in segreto: in luoghi sconosciuti, gli agenti speciali torturano i praticanti della Falun Dafa fino a far firmare loro una ‘Dichiarazione di rinuncia a praticare’ (la propria fede). Tutto è completamente non solo contro la stessa legge cinese ma anche contro ogni principio basilare di umanità”.

E ancora: “Attualmente non so dove sia esattamente mio padre, né se stia bene. So solo che mia madre ha 60 anni, è a Pechino da sola e viene sbattuta da un ufficio all’altro senza ricevere alcuna informazione (che le spetterebbe di diritto) o giustificazione di ciò che è accaduto. Anzi, viene persino umiliata e molestata. Essendo a conoscenza tutti noi della orrenda pratica del prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza, che avviene negli ospedali statali cinesi con la complicità delle carceri, siamo molto preoccupati per la sorte di mio padre”… “Il prelievo forzato degli organi dai prigionieri di coscienza in Cina è stato riconosciuto e condannato ormai da diversi anni sia dal Parlamento Europeo che dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. L’avvocato canadese dei Diritti Umani David Matas ha fatto innumerevoli appelli ai governi e a tutte le associazioni etiche per la medicina, affinché fermino questo vero e proprio genocidio perpetrato dallo Stato cinese. Ma ancora questa perversa e diabolica pratica medica continua, perciò siamo terribilmente preoccupati per l’incolumità di mio padre; non vogliamo che divenga un’altra vittima di questa malvagia e terrificante ulteriore forma di persecuzione del PCC”.

Yunyan, tramite l’associazione, chiede “l’aiuto di tutte le persone di buon cuore in Italia e nel mondo per porre fine alla persecuzione della Falun Dafa in Cina. Pensiamo che rendere il caso noto sia di importanza critica, per impedire che suo padre sparisca nel nulla, come molti altri prigionieri di coscienza in Cina che sono stati uccisi per rifornire il mercato dei trapianti di organi”. Marco D’Ippolito, dell’associazione, ci dice che “in questi giorni Yunyan e altri praticanti della Falun Dafa stanno contattando i parlamentari italiani. Qualora aveste delle idee per aiutarla non esitate a contattarla”.

Contatti telefonici ed e-mail:

• Yunyan Tang: 348 73 35 718

• Kostantin Skabrin: 349 81 61 976

• Fabio Cotroneo: 329 01 35 807

• e-mail: tyanna1120@gmail.com

Categorie: Diritti Umani, Diversità, Internazionale, Nonviolenza, Politica, Questioni internazionali
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