Giappone: oltre 50.000 cittadini di Okinawa protestano contro i militari statunitensi

14.07.2016 - Z-net Italy

Giappone: oltre 50.000 cittadini di Okinawa protestano contro i militari statunitensi
(Foto di AFP via commondreams.com)

L’isola giapponese di Okinawa vede una delle più grandi manifestazioni tenutesi in due decenni e che coinvolge almeno 50.000 persone che protestano contro la pesante presenza militare statunitense, dopo che una donna locale è stata uccisa da un ex-Marine e dopo una serie di altri incidenti.

La dimostrazione, che gli organizzatori hanno detto ammontasse a più di 65.000 persone – compresi il Governatore Takeshi Onaga e funzionari dei partiti di opposizione – ha avuto luogo nella capitale  di Okinawa, Naha, situata molto vicino alle basi aeree statunitensi di Kadena e Futenma. Una protesta di solidarietà si è tenuta contemporaneamente di fronte al parlamento nazionale di Tokyo.

I dimostranti hanno protestato contro la pesante presenza militare americana e i gravi crimini commessi dai militari contro i residenti. Nel caso più recente che ha avuto risonanza tra i locali, una donna di 20 anni è stata uccisa da un ex-Marine che lavora come impiegato civile alla base militare statunitense.

La dimostrazione di Naha è iniziata con un minuto di silenzio per la donna uccisa, poi dal palco è stato letto un messaggio scritto da suo padre.

I dimostranti hanno anche protestato contro i piani di Washington e di Tokyo di spostare un’importante base marittima  americana dal centro dell’isola alle acque limpide al largo della costa settentrionale di Okinawa. Il governatore di Okinawa, Takeshi Onaga, che ha parlato alla dimostrazione di Naha, discute contro il piano e vuole che la base venga completamente rimossa da Okinawa.

La dimostrazione è terminata con la firma di una petizione in cui si chiede che i governi di Giappone e degli Stati Uniti porgano le loro scuse alla famiglia della ragazza di 20 anni uccisa e anche a tutti gli abitanti di Okinawa.

Okinawa ospita varie importanti basi militari americane che occupano quasi un quinto del territorio dell’isola e alloggiano circa 50.000 cittadini statunitensi, compresi 30.000 dipendenti militari, riferisce la Reuters. Le basi da molto tempo sono state incolpate per il rumore e l’inquinamento dell’aria, ma sono anche considerate da molti locali come una scomoda eredità dell’occupazione militare americana dopo la II Guerra Mondiale.

France 24 ha citato queste parole  di un insegnante di 59 anni, Noburu Kitano: “Il Giappone è ancora una colonia militare degli Stati Uniti. Questa base ne è il simbolo.”

In maggio, la ventenne Rina Shimabukuro è stata violentata e uccisa da un impiegato civile di 32 anni, ed ex Marine americano, Kenneth Franklin Gadson che è chiamato con il cognome della sua moglie giapponese: Shinzato. Ha ammesso di avere strangolato e pugnalato la sua vittima.

In un caso separato, un Marine di 24 anni, Justin Castellanos, è stato accusato dello stupro di una donna giapponese ubriaca e priva di conoscenza in un albergo di Naha dove anche egli alloggiava.

Il 5 giugno, una soldatessa della Marina statunitense. Aimee Meija, è stato fermata  dopo uno scontro frontale con altre due macchine per guida in stato di ebrezza, in cui  due persone sono state ferite:  il suo livello di alcol nel sangue era sei volte più alto del limite legale, secondo il giornale Asahi Shimbun.

Di fronte alle pubbliche proteste, l’esercito americano ha introdotto il coprifuoco, restrizioni di movimento, e proibizione di consumo di alcolici fuori dalla base, eliminata, però, dopo 11 giorni da quando era stata imposta.

Okinawa ospita circa il 75% di tutte le installazioni militari statunitensi in Giappone, ed è un avamposto geopolitico importante per Washington e permette di proiettare il potere nella regione che confina con la Cina e con l’Asia Sudorientale.

 

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Categorie: Asia, Nonviolenza, Pace e Disarmo, Politica, Questioni internazionali
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