Le radici dietro le sbarre

13.06.2016 - Darío Aranda

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Le radici dietro le sbarre
(Foto di Pressenza)

Il referente wichí Agustín Santillán, a Formosa, e il mapuche Facundo Jones Huala, a Chubut, sono stati arrestati con molteplici accuse, di cui non erano mai stati informati. Denunciano una persecuzione politica.

Nell’arco di una settimana in Argentina sono stati incarcerati due referenti indigeni. Si tratta del wichí Agustín Santillán a Formosa, che rivendicava educazione e cibo per le comunità indigene. Al momento dell’arresto è stato informato di avere 16 cause penali pendenti. La criminalizzazione ha raggiunto anche il mapuche Facundo Jones Huala, a Chubut, con una mega operazione in un terreno reclamato dalla multinazionale Benetton. In entrambi i casi, le comunità hanno denunciato che si tratta di “persecuzione politica”. Il relatore speciale sul razzismo delle Nazioni Unite (ONU), Mutuma Ruteere, ha descritto come “terribile” la situazione dei popoli indigeni in Argentina.

Ingeniero Juárez è ubicata all’estremo ovest di Formosa, la zona più lontana dalla capitale della provincia (quasi al limite con Salta) e tra le più povere del paese, territorio del popolo wichí dove industrie petrolifere estraggono risorse naturali e allevatori avanzano pretese sulle terre indigene. Agustín Santillán era insegnante bilingue. Fu licenziato nel 2011 quando cominciò a rivendicare educazione per i bambini. “Ero segnato”, è solito spiegare Santillán.

Da anni è una delle poche voci critiche a ovest della provincia. Denuncia il furto delle terre, il sovraffollamento nelle città, la mancanza di salute ed educazione e la cattiva gestione da parte dei politici di punta. Negli ultimi anni ha messo in moto un’organizzazione sociale insieme ad altri leader indigeni (come Israel Alegre e Félix Díaz) e si è unito all’organizzazione provinciale Qopiwini (che riunisce i quattro popoli indigeni di Formosa). Nel 2014 ha pubblicato su Facebook foto di cibi serviti nelle scuole, che sono diventate virali. Lo stesso anno è apparso in televisione descrivendo dettagli della vita nell’ovest, a Formosa. “Perseguitano noi leader sociali che non stiamo dalla parte del governo. Ci chiamano ‘capigruppo’, ma vogliamo solo che siano applicati i nostri diritti. Ci perseguitano, e abbiamo paura che ci accada qualcosa”, ha segnalato Santillán via internet. L’intendente di Ingeniero Juárez, Cristino Vidal Mendoza, ha scritto su Facebook: “Per essere un eroe bisogna uccidere degli indio? Siiii. Soprattutto se si chiamano Agustín”.

Il 30 maggio Santillán ha preso parte a una manifestazione wichí che chiedeva miglioramenti nelle scuole indigene, la nomina di insegnanti bilingue (come dice la legge) e cibo per le mense della delegazione regionale della Pubblica istruzione.

La polizia lo ha arrestato e lo ha trasferito presso il comune di Las Lomitas (centro provinciale). Il giudice Marcelo López Picabea ha riferito che pendono su di lui 16 cause giudiziarie (non gli sono mai state notificate, dal furto all’incendio, passando per blocchi stradali e occupazione di luoghi pubblici).

“Sappiamo che il metodo di montare cause penali ai danni di referenti sociali è utilizzato dal sistema politico di Formosa per scoraggiare i leader che lottano contro le mancanze e le ingiustizia del modello attuale. La situazione di Santillán è un chiaro esempio di criminalizzazione della protesta”, ha affermato l’Associazione civile per i diritti dei popoli indigeni (Adepi), che è coinvolta nella difesa di Santillán. L’organizzazione ha messo in guardia circa la sicurezza del referente wichí in carcere.

Nel 2014 un fatto simile è accaduto con la famiglia Tejada (cinque fratelli), anch’essi dell’ovest, che si opponevano all’avanzata sui loro territori e denunciavano i membri del governo di Gildo Insfrán. Furono accusati di furto e minacce (sul loro territorio) e sono stati in prigione quasi un anno.

A Chubut si trova lo stanziamento Leleque, proprietà della multinazionale Benetton (che in Patagonia ha un milione di ettari). Nel marzo 2015 è stato messo in atto un recupero territoriale mapuche nello stanziamento Leleque della compagnia Benetton, guidato dalla comunità mapuche Lof en Resistencia del Dipartimento Cushamen. Si sono stabiliti su una parte della proprietà, hanno denunciato l’avvenuta espropriazione e hanno rivendicato la restituzione del territorio (che è anche prevista dalla normativa internazionale).

Ci sono stati tentativi di sgombero e azioni di spionaggio illegale (che hanno coinvolto membri contrari alla miniera di Esquel). Il 27 maggio la polizia ha eseguito un’operazione con decine di militari, incluse le forze speciali antisommossa e la gendarmeria nazionale. Molti militari per una piccola comunità, per la maggior parte donne e bambini.

Sono stati arrestati sette membri della comunità e hanno obbligato donne e bambini a restare esposti alle intemperie (con temperature sotto zero). Il giorno successivo il giudice Martín Zacchino ha rilasciato sei persone e confermato l’arresto per Facundo Jones Huala (accusato di “attentati” in Cile). E’ stato trasferito all’Unità penitenziaria di Esquel.

Dal carcere, Jones Huala ha parlato con la radio comunitaria Kalewche di Esquel, in cui ha affermato che si tratta di un “prigioniero politico”, ha rigettato le accuse e ha denunciato le azioni del potere giuridico, politico e della polizia a favore della Benetton. “Stiamo con il morale alto perché la nostra lotta è degna e giusta. La repressione e la prigione sono la risposta dello Stato alla nostra lotta”. Ha sottolineato che il recupero del territorio viene mantenuto (Benetton ha chiesto lo sgombero) e ha affermato che la lotta mapuche continuerà finché non saranno riconosciuti i crimini dello Stato e non saranno restituiti i territori ai popoli indigeni.

Il relatore speciale sul razzismo, la discriminazione razziale e la xenofobia delle Nazioni Unite (ONU), Mutuma Ruteere, si è recato in Argentina a maggio e ha visitato delle comunità di Formosa. Ha descritto la situazione indigena come “terribile”. Ha affermato che “in alcune aree del paese i popoli indigeni vivono in condizioni di estrema povertà, isolati e senza accesso ai servizi essenziali”. Ha avvertito che “la cosa più allarmante è la tendenza a reprimere la mobilitazione dei gruppi originari che reclamano i loro diritti”.

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

 

Categorie: Popoli originari, Sud America
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