Falluja, simbolo dei crimini di guerra americani

08.06.2016 - Francesco Cecchini

Falluja, simbolo dei crimini di guerra americani
prima dell'invasione americana (Foto di LCPL JOEL A. CHAVERRI, USMC)

Falluja può essere considerata il simbolo delle drammatiche conseguenze dell’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. Prima del 2003 era una ricca città di circa 300.000 abitanti, per lo più sunniti. Una delle città più antiche dell’Iraq, chiamata la Città delle Moschee. Dopo 13 anni di distruzione da parte degli americani e dei loro alleati iracheni è un cumulo di rovine e di morti. Viene, ora, chiamata Città dei Morti.

Dopo giorni e giorni di bombardamenti da parte di americani, inglesi e australiani e di attacchi dell’esercito iracheno e delle milizie scite, Falluja è sul punto di essere riconquistata all’ISIS che la occupò all’inizio del 2014. Esercito iracheno e milizie scite hanno consiglieri militari, sempre americani e inglesi.

L’organizzazione dell’ONU per I diritti umani ha lanciato un drammatico e urgente appello per le circa 50.000 persone che si trovano intrappolate a Falluja, senza cibo nè acqua. I molti morti causati dall’offensiva sono stati giustificati dal fatto che l’SIS usa esseri umani come scudo. L’ISIS inoltre è accusata di assassinare centinaia di persone che tentano di fuggire. Coloro che riescono a fuggire sono detenuti dall’esercito iracheno e dalle milizie scite. Secondo l’UNHCR queste persone subiscono violenze o vengono torturate per far confessare l’eventuale appartenenza all’ISIS. Si parla anche di una ventina di esecuzioni, non ufficialmente confermate.

Come l’ISIS sia riuscito, due anni fa, ad avere il controllo della città sunnita non è completamente chiaro. Una spiegazione può essere la reazione a un governo settariamente scita. Le divisioni in Iraq tra sunniti e sciti, arabi e curdi sono sempre esistite, gestite anche con la forza dal regime di Saddam Hussein. Comunque la storia di Fallujia diventa drammatica dal 2003, dopo l’arrivo degli americani e l’abbattimento del regime baathista. Dentro un quadro di divisione dei popoli medio orientali e di controllo del petrolio. Un episodio di allora racconta questa tragedia. Le truppe americane aprirono il fuoco contro 200 studenti che chiedevano l’apertura della loro scuola: 17 morti e una settantina di feriti. Da allora, nei mesi successivi, Falluja fu il centro della resistenza antiamericana, composta da membri dell’esercito di Saddam Hussein e tribù sunnite. La presenza di Al Quaeda era, tutto sommato, ininfluente.

L’uccisione di quattro mercenari di Blackwater nel marzo 2004 scatenò la reazione violenta degli americani. Falluja divenne un esempio di resistenza in tutto il paese. Decine di migliaia di lavoratori sciti si sollevarono a Baghdad. Altre città insorsero in armi, Ramadi, Tikrit e Mossul. Forze anti americane si unificarono, ma città dopo città furono sconfitte dallo strapotere militare a stelle e strisce. Anche Falluja, nel novembre 2004. Dopo mesi di lungo assedio la città rimase spopolata e in rovina. 60 delle 200 moschee furono distrutte, assieme a migliaia e migliaia di edifici. Gli americani inoltre formarono squadroni della morte sciti, la Wolf Brigade contro i sunniti. Nello stesso tempo Al Quaeda, sunnita, realizzò attentati suicidi contro gli sciti. Nel 2006 la politica degli Usa, che mise il paese sotto il governo fantoccio, portò al culmine la guerra civile religiosa ed anche etnica tra iracheni, che è continuata fino al “ritiro” nel 2011. In quell’ anno gli USA, oltre al cambio di regime in Libia, insieme alla CIA si sono dedicati al rovesciamento di Bashar al-Assad in Siria, agendo innanzitutto attraverso l’Arabia Saudita e altri paesi del Golfo che armarono e finanziarono gruppi di opposizione sunnita. Chi beneficiò di queste azioni fu Al-Quaeda che dall’Iraq si traserì in Siria e giocò un ruolo. Va sottolineato che fu permesso ad Al-Quaeda di penetrare in Iraq attraverso la Turchia. In Iraq Al-Quaeda fu praticamente rimpiazzata dall’ ISIS che entrò a Falluja a fine 2013 e la conquistò completamente nel gennaio 2014. L’ISIS conquistò anche territori sunniti e la città di Mosul, facendosi paladina dell’azione contro l’invasione USA e i suoi fantocci, il governo centrale, e procurandosi mezzi militari e finanziari dagli intrighi americani in Siria.

Quello che sta avvenendo ora a Falluja è solo l’ultimo capitolo della catastrofe USA in Medio Oriente e specificatamente in Iraq. L’ultimo capitolo della tragedia che gli imperialismi americano e occidentale stanno provocando a quei popoli, in Iraq e ovunque nell’area.

Può essere fermata solo con la crescita di un movimento internazionale che si oppone alla guerra.

Categorie: Opinioni, Questioni internazionali
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