Boystown, Chicago 2016

20.06.2016 - Chicago - Ilka Oliva Corado

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Boystown, Chicago 2016
(Foto di Ilka Oliva Corado)

 

L’unica bandiera che ho, all’angolo della mia scrivania, è quella arcobaleno e solo per il fascino dei colori accesi. Politicamente parlando però, l’unica bandiera che ho fatto mia è quella della diversità perché, secondo me, racchiude tutte le lotte. Si può parlare di qualsiasi cosa, ma se ciò non va di pari passo con la diversità, è soltanto privo di costrutto. Il nodo centrale, il midollo, è la diversità.

Questa bandiera mi ha praticamente allontanata da tutti coloro che credevo i miei affetti, e non solo: ho anche ricevuto un’infinità d’insulti, verbali e gestuali; nulla, se paragonato alle atrocità vissute da altre persone che decidono di vivere e amare in libertà, ma, dopo tutto, si tratta d’insulti e devono essere rifiutati e messi in discussione, proprio perché è così che si genera la violenza che sfocia in delitti dettati dall’odio.

Questa bandiera mi ha trasformata in un’apostata e l’ho presa per questo: per gettare sale sulla ferita degli omofobi; perché non si tratta d’ignoranza,ma di odio vivo e acceso.

Ero cosciente che,una volta presa questa bandiera, avrei intrapreso un cammino senza ritorno, che sarei stata etichettata per l’eternità, che avrei raccolto insulti, persino fisici, o che la mia vita sarebbe stata messa in gioco, che sarei rimasta sola, perché in molti mi avrebbero abbandonata. Ero cosciente di tutto questo, eppure l’ho presa con ancora più forza e l’ho abbracciata. Non per me, perché non ne ho bisogno, perché non mi sento identificata da nessuna bandiera; l’ho fatto perché lì fuori la gente continua a morire, si continua a stuprare, a colpire, a insultare in nome di questo odio e con il timore verso coloro che osano vivere.

Perché vi  ancora gente senza voce, che non sa di averne, che è così oppressa al punto da non conoscerla. Oppressa dalle religioni, dagli stereotipi, dal sistema patriarcale e dalla misoginia, mediante la quale si fomenta l’odio nei genitori, alla luce della duplice morale di una società ipocrita. Ho preso questa bandiera per trasformarla in un eco, affinché i colori della diversità ricadano come cascate di montagna.

E, per questo, sono rimasta sola, ma in questa solitudine continuo a levare la mia voce, continuo a urlare con tutte le forse che possiedo che l’amore ci renda liberi! Perché solo l’amore ha la forza e la grandezza per emanciparci.

E bisogna anche dire che questa bandiera ha creato attorno un muro impenetrabile, che consente solo alle persone davvero umane di avvicinarsi a me, e che sono proprio quelle che accolgo a braccia aperte.

Ieri ho partecipato alla manifestazione organizzata dalla comunità LGBTI di Chicago, come parte delle attività mensili dell’Orgoglio. La festa e la sfilata dell’Orgoglio sono da me attesi ogni anno con ansia e sono eventi che non perderei per nulla al mondo. Mi diverto, sto bene e partecipo materialmente. Perché ritengo che, in questo mondo, la responsabilità di rendersi visibili è un primo passo per un cambiamento davvero consistente. Perché l’attivismo può essere realizzato in modi diversi e tra, questi, le arti e i social network, ma nessuno di questi avrà mai il potere che hanno coloro i quali si rendono visibili nelle strade.

Non ho avuto in programma di effettuare alcun reportage fotografico, ma ho portato con me la fotocamera (come sempre). Lascio qui il link al mio blog di fotografia in cui è possibile vederle e anche il mio profilo Instagram, in cui ho pubblicato foto e video.

Link alle immagini: qui

Link a Instagram: qui

 

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

 

Categorie: Diversità, Opinioni
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