Paura della violenza

06.05.2016 - Maria Giovanna Farina

Paura della violenza
(Foto di valeyoshino via Foter.com)

Agli inevitabili pericoli della vita quotidiana si è aggiunto l’incubo del terrorismo, anche nei momenti in cui tutto sembra sotto controllo la sua minaccia non cessa di turbarci perché sappiamo che il fenomeno non si arresterà facilmente.

Da più parti ci invitano a non avere paura, ma non avere paura è da incoscienti.

Il coro dei Io non ho paura è un assurdo perché non aiuta a superare ciò di cui abbiamo timore. La paura, un sentimento primario comune al genere umano ed animale, è un impulso indispensabile per la sopravvivenza e non si può negare. Si commette un errore epistemologico, un errore di metodo, nell’affrontare il problema sconfessandolo. Se non avessimo paura del vuoto ci lasceremmo cadere dalla finestra senza alcuna remora, se non temessimo il fuoco saremmo cosparsi di bruciature…

Se il filosofo Hobbes affermava “L’unica passione della mia vita è stata la paura”, noi non possiamo accettarla come sentimento traino dell’esistenza non solo perché desideriamo una vita serena e il più possibile felice, ma perché abbiamo a che fare con qualcosa di molto più acuto: il terrore, una forma di paura che non si placa e con cui ci tocca convivere. Il terrore provocato dal terrorismo ci logora minando alla radice la nostra capacità di reazione, conducendoci ad una profonda impasse. Dire io non ho paura è oltretutto una forma di fuga improduttiva anche perché se siamo obbligati a sopportare il terrore dobbiamo farci i conti: viviamo in un’allerta costante che impedisce alle nostre capacità difensive di tenere la situazione sotto controllo. È come se avessimo sempre la febbre senza poter eliminarne la causa. Una situazione insostenibile.

Come si può dire “Io non ho paura” di fronte al terrorismo? Non è attendibile e rinforza approvandola la follia degli integralisti: son loro a non aver paura della morte infatti si fanno saltare in aria certi di guadagnarsi la salvezza nell’aldilà. Non dobbiamo certamente prenderli come modello. Cosa fare infine?

Si può dire “non mi faccio sottomettere, mi rifiuto di stare in casa ma reagisco e vivo la mia vita nonostante la minaccia”. Così facendo ribaltiamo il discorso: non eliminiamo la paura ma la sottomissione, così facendo rifiutiamo la violenza che vuole impadronirsi delle nostre vite governandole. Allora sì il terrorismo non ci terrà in scacco, sta a noi lottare con l’aiuto della ragione per non farci catturare dalla sua inammissibile follia.

 

Categorie: Nonviolenza, Opinioni
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