[Il testo seguente è una sintesi del discorso commemorativo tenuto la mattina del 25 aprile 2016 dal responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”, Peppe Sini, all’incontro organizzato dalla struttura nonviolenta viterbese]

Una domanda

La Liberazione dal nazifascismo si è definitivamente compiuta una volte per sempre?

Piacerebbe poter dire di sì, ed invece occorre dire di no.

La lotta contro il nazifascismo deve proseguire poiché tragicamente tuttora continua la scellerata barbarie del nazifascismo nel mondo, ed in luoghi in cui sembrava sconfitto per sempre esso nuovamente torna. E finché l’umanità non estinguerà quel mostro la liberazione comune non sarà compiuta, l’umanità non potrà vivere in pace e dignità, secondo giustizia e solidarietà.

Per questo celebrare il 25 aprile costituisce non soltanto una rievocazione del passato, ma anche e soprattutto una dichiarazione di impegno per il presente e per l’avvenire.

Una seconda domanda

E come si manifesta oggi il nazifascismo?

In primo luogo con la violenza contro gli esseri umani nella forma più vasta e brutale: con la guerra e le uccisioni di massa.

In primo luogo con il razzismo che nega la dignità umana e l’eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, e condanna alla schiavitù, al terrore, all’abbandono e alla morte innumerevoli persone che l’azione solidale dell’umanità invece potrebbe e dovrebbe salvare, soccorrere, accogliere, assistere.

In primo luogo con il maschilismo, che è la forma più pervasiva e più feroce, il primo modello e la prima radice di tutte le violenze e di tutte le ingiustizie.

In primo luogo con la devastazione della biosfera, che avvelenando e distruggendo il mondo vivente mette a rischio la stessa esistenza dell’umanità.

In primo luogo con lo sfruttamento che riduce gli esseri umani a oggetti e strumenti del potere altrui, che nega la loro piena umanità ed i loro fondamentali diritti sussumendoli ed asservendoli al fine della massimizzazione del profitto di pochi rapinatori a danno dell’umanità nel suo insieme.

Una terza domanda

E come si contrasta oggi il nazifascismo?

Innanzitutto con la scelta della nonviolenza, dell’azione nonviolenta, della lotta nonviolenta, che è l’antifascismo che prosegue nelle forme adeguate alla situazione presente, che è l’antifascismo nella sua essenza e nella sua pienezza, che è l’antifascismo concreto e coerente. Poiché essendo il fascismo violenza e barbarie, la nonviolenza – che alla violenza e alla barbarie è l’opposizione più nitida e più intransigente, più concreta e più coerente – è l’antifascismo intero, integro, integrale.

Innanzitutto difendendo e inverando la Costituzione della Repubblica Italiana, che della Resistenza antifascista è figlia e che dell’antifascismo, ovvero della nonviolenza, assume i valori e il programma di democrazia progressiva che include il riconoscimento dei diritti di tutti gli esseri umani, il dovere dell’universale solidarietà.

Innanzitutto ponendosi ancora e ancora alla scuola della Resistenza: con la memoria e lo studio delle esperienze e delle riflessioni, innanzitutto ascoltandone e meditandone le grandi testimonianze: dalle lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana ed europea alle opere di Primo Levi, da tutti i libri di Nuto Revelli alla raccolta di testimonianze realizzata da Bianca Guidetti Serra, dai fondamentali lavori storici di Anna Bravo e di Claudio Pavone ai tanti capolavori non solo storiografici, memorialistici e filosofici ma anche specificamente letterari ispirati dall’esperienza partigiana direttamente vissuta – da Italo Calvino a Beppe Fenoglio, a Luigi Meneghello, a molti altri autori ed autrici.

E innanzitutto con un programma concreto di azione nonviolenta che il fascismo odierno contrasti in ogni campo; ed a tal fine occorre almeno:

  1. Opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni: e per questo occorre in primo luogo abolire le armi e le organizzazioni armate, realizzare progressivamente il programma del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, cominciando con l’opporsi alle spese militari, con l’opporsi alla produzione – e al commercio e alla detenzione – delle armi che sempre sono nemiche dell’umanità, promuovendo la riconversione dell’industria bellica a produzioni civili di pubblica utilità, promuovendo la Difesa popolare nonviolenta ed i Corpi civili di pace.
  2. Opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni: e per questo occorre in primo luogo accogliere tutti i migranti, riconoscerne e difenderne i diritti umani, realizzando gli impegni della Carta di Lampedusa, ed inverando finalmente la Dichiarazione universale dei diritti umani proclamata dall’assemblea generale dell’Onu nel 1948.

III. Opporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni: e per questo occorre in primo luogo sostenere i centri antiviolenza del movimento delle donne, ed ottenere la piena e adeguata applicazione della Convenzione di Istanbul che è anche legge dello stato italiano.

  1. Opporsi alla devastazione della biosfera: e per questo occorre in primo luogo realizzare subito – e non tra anni o decenni – gli impegni della Conferenza di Parigi poi ribaditi a New York per contenere immediatamente l’innalzamento del clima e gli sconvolgimenti ambientali locali e globali provocati da un modello di sviluppo dissennato, rapinatore e distruttivo che va fermato al più presto avviando una riconversione dell’economia centrata sul primato della conservazione della vita, della dignità delle persone e del mondo vivente.
  2. Opporsi all’economia che uccide: e per questo occorre in primo luogo abolire la schiavitù, proteggere i beni comuni, socializzare il controllo dei mezzi di produzione e delle scelte e strategie di gestione delle risorse e di produzione e consumo (e questa socializzazione è parte cruciale della democrazia), redistribuire la ricchezza sociale secondo criteri di giustizia e di solidarietà ovvero di riconoscimento dell’eguaglianza di dignità e diritti di tutti gli esseri umani, affinché i diritti degli esseri umani prevalgano sulla rapina capitalistica che sta portando il pianeta alla catastrofe.

Noi ricordiamo

Celebrando la Liberazione del nostro paese dal barbaro dominio fascista noi ricordiamo.

Noi ricordiamo tutte le vittime del nazifascismo, del terrorismo e delle guerre fasciste, ed in primo luogo le vittime della Shoah – i campi di sterminio essendo il nucleo e l’essenza e il vettore dell’ideologia e del piano fascista di dominazione del mondo e di annientamento dell’umanità.

Noi ricordiamo tutti i martiri della Resistenza.

Noi ricordiamo tutte le persone che al fascismo si sono opposte.

Noi ricordiamo tutte le persone che ovunque nel mondo si sono opposte e si oppongono alla guerra e alle stragi, che al fascismo resistono ovunque la barbarie fascista agisca e comunque essa si travesta.

E noi ricordiamo i nostri maestri, amici e compagni di lotta antifascista, quindi nonviolenta, che ci hanno lasciato e che pur vivono ancora nei nostri cuori.

E tra loro ricordiamo Sauro Sorbini, Achille Poleggi, Vittorio Emanuele Giuntella, che così tanto ci hanno insegnato e che anche se sono scomparsi da molti anni restano vivi nel nostro ricordo e nel nostro agire.

E ricordiamo Alfio Pannega di cui tra pochi giorni ricorre il sesto anniversario della scomparsa, ricordiamo Gianni Fiorentini che ci ha lasciato cinque anni fa, ricordiamo Mario Onofri che ci ha lasciato un anno fa, ricordiamo Giuseppe Tacconi che ci ha lasciato da pochi giorni, indimenticabili compagni di lotta, amici preziosi da cui molto abbiamo imparato, e con loro tante e tanti altri compagni di esperienze e di riflessioni, di azione nonviolenta, di impegno antifascista.

E ricordiamo Nanni Salio, ricordiamo Fulvio Cesare Manara, ricordiamo Piero Pinna, amici della nonviolenza e costruttori di pace, tra le figure più autorevoli della nonviolenza in Italia, che ci hanno lasciato in queste ultime settimane ma la cui testimonianza, la cui opera, il cui impegno, il cui legato illuminano ed illumineranno il nostro presente e futuro lavoro per la pace e la dignità umana, per la liberazione dell’umanità.

Il nostro 25 aprile

Questo è il nostro 25 aprile: di memoria e di riflessione, ma soprattutto di pensiero e azione. Di impegno antifascista, di azione nonviolenta. Di fedeltà ai valori della Resistenza, di difesa della Costituzione repubblicana, di lotta per la liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi, di inveramento delle scelte, delle speranza, del lascito dei martiri della lotta antifascista. Come ha scritto Piero Calamandrei nell’epigrafe posta sulla tomba dei fratelli Rosselli: “Giustizia e libertà/ Per questo morirono/ Per questo vivono”.

La Resistenza continua.

La nonviolenza è in cammino.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

Il primo dovere è salvare le vite.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la liberazione dell’umanità.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”