Ken Saro-Wiva vive e lotta

21.02.2016 - Francesco Cecchini

Ken Saro-Wiva vive e lotta

“Accuso la Shell di razzismo, perché quello che fa in Nigeria e nella terra Ogoni non lo farebbe in altre parti del mondo

Ken Saro-Wiwa

 Il Delta del Niger è una vasta regione della Nigeria, dove la terra continua ad essere distrutta e le popolazioni ad essere sfruttate e uccise.

Un esempio tra tanti, forse il più grave. Il 9 luglio una squadra di tecnici petroliferi si è addentrata in una zona acquitrinosa del delta del fiume Niger, in Nigeria meridionale, per riparare un oleodotto da cui fuoriusciva petrolio. Siamo nello stato di Bayelsa, oleodotto Tebidabe-Clough Creek, nel territorio Ijaw Meridionale. La squadra doveva procedere al “clamping”, in sostanza riparare la falla per bloccare lo sversamento: routine. Quel giorno però è finita male. Mentre i tecnici erano al lavoro è scoppiato un incendio e un’esplosione ha ucciso l’intera squadra, 14 persone. Secondo la stampa locale il botto è stato così forte che l’hanno sentito fino a Azuzuama, il più vicino centro abitato, forse 5 chilometri di distanza. Le vittime sono rimaste intrappolate nell’acquitrino. L’incidente di Azuzuama non è certo un caso isolato e ha richiamato l’attenzione sull’ inquinamento negli stati petroliferi del delta nigeriano ed i seri problemi di sicurezza. In questo caso l’oleodotto appartiene alla Naoc, Nigeria Agip Oil Company, l’azienda sussidiaria di proprietà dell’italiana Eni. Il rapporto diffuso da Environmental Rights Action (Friends of the Earth Nigeria) parla di flagrante negligenza della Naoc.

Le popolazioni del Delta del Niger però non si arrendono. La lotta iniziata da Ken Saro-Wiwa continua.

https://www.pressenza.com/it/2015/11/ricordare-ken-saro-wiwa

La recente decisione del presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, di aumentare la presenza dell’esercito a protezione degli impianti petroliferi nel Delta del Niger, ha suscitato un movimento di protesta e di opposizione da parte della IYC (Ijaw Youth Council, Consiglio della Gioventù Ijaw). Il loro portavoce Eric Omare ha dichiarato lo scorso 18 febbraio che IYC ha sempre fatto presente che in molti casi agenti di sicurezza, contrattisti e lavoratori delle stesse imprese petrolifere sono i responsabili delle illegalità che vengono commesse nella regione. Le parole di Omare sono state: «Il Governo Federale con l’apparato di sicurezza a sua disposizione non può ignorare questi fatti. Invece di inviare più truppe che provocano disagi alla popolazione della regione, intimidazioni, vessazioni a innocenti e arresti inutili, dovrebbe raccogliere informazioni di qualità sul ruolo degli agenti di sicurezza, contrattisti e lavoratori delle stesse imprese sugli attacchi agli impianti petroliferi.» Il portavoce ha inoltre sottolineato che le popolazioni invece di essere vessate dovrebbero essere impegnate a combattere i crimini di cui sono ingiustamente accusate.

Nello stesso tempo stanno aumentando dimostrazioni pro-Biafra. Recenti manifestazioni, organizzate dall’IPOB (Indigneous People of Biafra, Popoli Originari del Biafra) e dall’ APM (Associazione Popoli Minacciati) che manifestavano per la liberazione del direttore di Radio Biafra, Nnamdi Kanu, e a favore dell’indipendenza del Biafra sono state brutalmente represse. Il bilancio è pesante. La repressione delle manifestazioni tenute nelle città di Asabaim e di Enugu nello stato federale del Delta ha causato 30 feriti e 26 arresti. Il 17 gennaio nella regione nigeriana del Biafra, nel sudest del paese, undici persone sono morte durante diverse manifestazioni a causa della violenza delle forze dell’ordine Durante un’altra manifestazione, tenuta ad Aba il 18 gennaio, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo altre tre persone. Durante un’altra manifestazione, tenuta ad Aba il 18 gennaio, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo altre tre persone.

Poco tempo fa vi è stata la decisione di concentrare l’esercito ad Aba, una città ad una sessantina di chilometri a nord est di Port Harcourt. Aba è considerata il centro del movimento che vuole l’indipendenza del Biafra, che negli ultimi tempi sta crescendo. Gli abitanti del territorio ex Biafra si vedono biafrani e non nigeriani. Significativa la dichiarazione di una donna, Ima Umoh: “Non posso appartenere alla Nigeria. Io sono una vera donna biafrana. Io sono una persona biafrana, che venga il sole, la pioggia o persino se mi puntano una pistola”.

Biafra

Ken Saro-Wiwa nella guerra del Biafra scoppiata nel 1967, innanzitutto per le royalties petrolifere, si schierò per l’unità della Nigeria. Non vi è dubbio che oggi, 2016, Ken, vivo, saprebbe capire le ragioni del popolo biafrano per l’indipendenza del proprio paese.

 

 

Categorie: Africa, Popoli originari
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