Il 15° Summit internazionale dei Premi Nobel per la pace si è chiuso domenica 15 novembre a Barcellona con una conferenza dal titolo “Vivere la pace mondiale”.

Carlos Walter Rojas, pioniere degli studi sulla pace, la definirebbe mancanza di violenza. Spesso quando finisce una guerra non c’è pace, giacché i diritti sociali, economici e culturali non sono rispettati. La pace non è solo l’assenza della guerra, ma anche di ogni tipo di violenza. Il moderatore chiede: “Che caratteristiche deve avere una pace duratura?”

L’ex presidente del Costa Rica Oscar Arias risponde che nel suo paese la pace è un’esperienza quotidiana e fa parte della sua natura, della sua genetica: è un paese senza esercito e i conflitti si risolvono dialogando e arrivando a un accordo. Ritiene che la riunione di diversi governanti in Siria si sia tenuta troppo tardi, che avrebbe dovuto avvenire prima, dialogando. Teme che dopo gli attentati di Parigi siamo condannati a tornare alla logica dell’occhio per occhio che, come diceva Gandhi, rende il mondo cieco. Risolvere i conflitti mediante la violenza invece che con il dialogo implica grandi spese per i governi. Denuncia l’indifferenza verso le disuguaglianze; mentre si spendono miliardi di dollari in armi e soldati, molta gente continua a vivere nella miseria.

L’ex presidente de Sudafrica Frederik de Klerk spiega che per superare la violenza prodottasi in Sudafrica con l’apartheid bisogna conseguire, mantenere e rafforzare la pace. Il Sudafrica è il laboratorio del mondo sulla maniera di organizzare e strutturare una società multiculturale, che come sappiamo spesso costituisce una fonte di conflitti. Gli africani sono suddivisi in nove “nazioni, a cui si aggiungono i bianchi, gli asiatici e i meticci; evitare l’esclusione delle minoranze è stato un tema importante per il paese e nell’elaborazione della Costituzione si è tentato di dare una risposta alla multiculturalità. L’altra grande sfida è ridurre l’abisso tra ricchi e poveri. Nella Costituzione si è inserita la necessità di arrivare a una situazione di equilibrio, ma in questo momento la grande sfida è quella di raggiungere un’istruzione ampia e di buon livello e diminuire così il tasso di disoccupazione.

Secondo l’attivista e docente Jody Williams perché il suo paese, gli Stati Uniti, riesca a costruire una pace positiva invece di fomentare la violenza è necessario innanzitutto smantellare il mito a cui crede la maggior parte degli americani: quello di essere un paese pacifico. Si dimentica che gli Stati Uniti sono nati dal genocidio dei nativi americani e che la loro storia è piena di guerre. I paesi però costruiscono i loro miti in base a racconti che gli interessano per creare così un’identità. Gli Statui Uniti hanno conosciuto pochi momenti di pace: o lottavano contro i popoli originari, o contro qualche altro paese del mondo. Un altro mito è quello secondo cui sono stati loro a salvare il mondo dal fascismo, quando in realtà sono stati solo un paese in più tra quelli che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale. In realtà gli Stati Uniti mantengono un esercito e un’industria degli armamenti che interviene in ogni paese del mondo e non si curano di ciò che pensano gli altri. E poi gli americani si chiedono perché vengono considerati un paese violento e invasore! “Il mio paese assassina gente con i droni in Iraq, Afghanistan, Siria, ecc. Dobbiamo rivedere chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Abbiamo bisogno che il mondo ci dica: ‘Avete delle cose interessanti, ma anche cose terribili che dovete modificare’”.

 

L’avvocatessa iraniana Shirin Ebadi descrive un Iran in pace. Per lei la democrazia non significa solo vincere le elezioni. Non bisogna pensare che se in un paese si tengono libere elezioni e un partito politico arriva al potere il governo sia democratico. La vittoria elettorale non garantisce la democrazia in un paese, giacché non sempre si rispettano i diritti umani. A volte un governo ottiene legittimità e poi vengono approvate leggi che favoriscono solo una parte della popolazione. Si può parlare di democrazia solo se le leggi valgono per tutti. In Iran la Costituzione affida tutto il potere a un leader religioso, compreso il potere di assassinare una persona. Così si è costruita una dittatura religiosa, che discrimina tutte le altre comunità, come i cristiani, i sunniti, ecc. L’Iran non è una società che vive in pace, perché non c’è tranquillità, non c’è democrazia, i diritti umani vengono violati, è diffusa la discriminazione religiosa e quella contro le donne, ci sono più di mille prigionieri di coscienza, tra cui molti giornalisti, avvocati e femministe, tutti critici verso il governo.

Per Tawakkol Karman, lo Yemen è una nazione pacifica che nel 2011 è scesa in strada pacificamente contro la dittatura, tenendo in mano fiori e perdendo i propri fratelli nella lotta mentre cantavano. Si sono ottenute le dimissioni del presidente senza aggredire nessuno. Si è tenuta una conferenza per un anno con tutti i gruppi e da essa è uscita una Costituzione che garantisce per esempio il diritto di una donna a dirigere il paese e una quota femminile del 30% nel governo. Il prezzo però è stato molto alto. C’è stata una grande cospirazione e la primavera araba è stata sostituita dall’Isis. “Volevamo governare e invece hanno appoggiato colpi di stato militari e terrorismo per impedirci di andare al potere e distruggere i loro interessi economici. La milizia ha distrutto i nostri sogni, l’Iran ha occupato lo Yemen e nessun paese occidentale lo ha denunciato perché avevano altri interessi, come quello di arrivare a un accordo sul nucleare”.

L’ex presidente Oscar Arias amplia i commenti di Jody Williams e aggiunge che gli Stati Uniti sono il paese con la più alta spesa militare mondiale e quello che fornisce meno fondi per lo sviluppo. Il popolo americano è generoso, i suoi governi no. Eisenhower disse che ogni arma che si fabbrica, ogni nave da guerra, ogni pezzo di artiglieria è un furto a chi ha fame e non può nutrirsi e a chi ha freddo e non può vestirsi.

Il moderatore chiede a ogni oratore di definire brevemente che cos’è la pace. Secondo l’ex presidente de Klerk la pace esiste quando un paese ha una buona Costituzione, che contiene i diritti umani ed è un documento vivo, che viene curato e attuato per tutti. Per Jody Williams la pace significa accettare la nostra responsabilità per fare giustizia in tutto il mondo. Per Shirin Ebadi la pace è un processo che richiede tempo. Per Tawakkol Karman la pace è libertà, giustizia e democrazia e uno stato senza dittatori e terroristi.

Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha poi premiato il professore e attivista barcellonese Arcadi Oliveras per la sua lotta per la pace, contro le armi e le guerre, per la giustizia sociale e i diritti della cultura catalana. E’ stato premiato anche René Pérez Joglar, del gruppo musicale di Puerto Rico Calle 13, per il suo lungo impegno a favore della pace.

Nel discorso di chiusura Jody Williams ha espresso il timore che dopo gli attentati di Parigi la comunità musulmana venga demonizzata, ha lanciato un appello per aiutare i milioni di profughi costretti a lasciare il loro paese e per risolvere i conflitti che li hanno costretti ad andarsene e ha chiesto la fine delle guerre che cercano solo di soddisfare interessi finanziari ed economici. La comunità internazionale deve dare risposta alle guerre in Siria, Afghanistan, Somalia, Sudan, ecc, garantire ai bambini profughi il diritto all’istruzione, ridurre le spese militari e sostituirle con maggiori finanziamenti per lo sviluppo dei paesi poveri e porre fine alla corsa agli armamenti nucleari.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo