Giustizia per il cambiamento globale

15.11.2015 - Barcellona - Pilar Paricio

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Giustizia per il cambiamento globale
(Foto di Sasha Volkoff)

Si è svolta a Barcellona la quarta sessione del Summit internazionale dei Premi Nobel per la Pace, con il titolo “Giustizia per il cambiamento globale”. Agli oratori è stato chiesto quali risposte si possono dare per risolvere l’attuale crisi globale in ambito sociale, politico, umanitario, ambientale ecc.

L’ex presidente della Polonia Lech Walesa ha ricordato che il mondo è sempre stato diviso; fino alla fine del XX secolo in Europa esistevano solo i paesi, ma ora che abbiamo un’Unione Europea sono necessari molti cambiamenti. L’Europa non ha ancora una base ideologica su cui fondare la lotta per la giustizia e definire quale giustizia vogliamo.

Alla domanda se abbiamo imparato qualcosa dalla crisi economica del 2008, Walesa ha risposto che ormai i  problemi sono globali, riguardano tutto il pianeta e vanno affrontati in modo globale. E’ necessario un cambiamento sistematico e una risposta comune a questi problemi.  Si tratta di un cambiamento epocale, di un processo che coinvolge gli stati nazionali e le regioni ed è necessario stimolare il dibattito su questo tema.

Secondo l’ex presidente del Costa Rica Oscar Arias Sánchez l’educazione può essere la maniera migliore di lottare contro l’ingiustizia. Rispetto all’attentato a Parigi, ha commentato che il terrorismo è il trionfo della barbarie e citato Edmund Burke, secondo cui “perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”. Ha ricordato che viviamo in un pianeta caratterizzato da enormi disuguaglianze tra il nord e il sud; in questa situazione le spese militari sono una perversione. L’America Latina è la regione che negli ultimi anni le ha aumentate di più, nonostante i suoi nemici principali siano la povertà, l’analfabetismo e il degrado ambientale. E’ necessaria una nuova etica per il XXI secolo, giacché nel 2008 l’avidità di pochi banchieri ha causato una crisi che ha avuto conseguenze terribili sui più poveri.

La globalizzazione ha facilitato il libero commercio, ma ostacola la libertà di movimento delle persone, che sono costrette a rischiare la vita per lasciare i loro paesi in cerca di un futuro migliore in Europa o negli Stati Uniti. Ha illustrato il suo tentativo (vano) di far adottare la proposta, avanzata dal Costa Rica, di non cancellare o rinegoziare il debito di paesi che spendono più per le armi che per l’istruzione, la sanità e la protezione dell’ambiente. Ha denunciato la mancata applicazione dell’articolo 26 della Carta delle Nazioni Unite, che proponeva di utilizzare le risorse del pianeta per lo sviluppo economico e umano; la corsa agli armamenti ha invece consumato la maggior parte delle risorse.

Secondo Lord David Trimble non bisogna rispondere con un’azione militare ad attentati come quello di Parigi, Ha sottolineato come la povertà a livello globale sia diminuita, soprattutto in Cina e in India, dove negli ultimi anni c’è stata una crescita costante.

La rappresentante dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, Christiane Kuptsch, ha affermato che le disuguaglianze sono una realtà e che è nostro compito diminuirle coltivando la pace e comprendendo la radice dei problemi Senza giustizia sociale non si arriverà alla pace nel mondo. E’ importante anche che con la sempre maggiore mobilità dei lavoratori non aumenti il lavoro precario destinato agli immigrati.

Martin Novella, sottosegretario dell’IPCC, la conferenza intergovernativa sui cambiamenti climatici, ha ammonito che entro la fine del secolo in alcuni luoghi la temperatura media potrebbe aumentare di 5 gradi. con gravi conseguenze legate alla mancanza d’acqua, la diminuzione della produzione agricola e l’aumento del livello del mare, coinvolgendo numerose città. Questa situazione produrrà molti sfollati per cause climatiche. E’ dunque necessario che la comunità internazionale giunga a un accordo, specialmente mettendo fine all’uso dei combustibili fossili. Se non vogliamo aumentare di 2 gradi la temperatura del pianeta, le società dovranno raggiungere il picco di emissioni nel 2030; questa situazione avrebbe un effetto dello 0,06% sulla crescita economica globale, una cifra irrisoria che giustifica ancora di più l’adozione di queste misure.

Il cambiamento climatico è un’ulteriore manifestazione dell’ingiustizia globale: sono i più poveri quelli che avranno i maggiori problemi. Alcuni paesi spariranno e i loro abitanti saranno costretti a emigrare non si sa dove.

Tutti gli oratori si sono detti d’accordo sul fatto che gli organismi internazionali non stanno funzionando e sono bloccati. Come rispondere a questa situazione rimane una questione aperta.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

 

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Opinioni
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