La Milano pulita è scesa in strada per rimediare alla devastazione di un pezzo di città fatta con metodica follia dai soliti black bloc. Tra i volontari di questa Milano solidale c’erano anche molti di quelli che hanno partecipato al corteo no-Expo del primo maggio, quasi ad espiare la colpa di un’insensata organizzazione che ha consentito che il solito gruppo di nichilisti militarmente organizzati  si impadronisse dell’agenda politica della sinistra nonviolenta alternativa, e ne strappasse sfrontatamente le pagine in diretta televisiva, buttandole nelle fiamme delle utilitarie bruciate per le strade meneghine.

La verità che bisogna dirsi è che lo slogan “Nessuno tocchi Milano”, doveva essere la parola d’ordine del primo maggio; quello che amaramente bisogna dirsi è che il corteo è stato lasciato da organizzatori “ingenui” in balia di teppisti ormai noti, dei nemici dichiarati della sinistra che vedono come troppo moderata, complice del sistema, rispetto al loro disegno di disintegrazione di ogni convivenza civile.

Si è detto e scritto che è la follia dei figli di papà col rolex, con le felpe, le scarpe firmate e i costosi caschi lasciati per terra per liberarsi del loro camuffamento da talebani neri della rabbia satolla… ma sono cose note, almeno da Genova, ed è imperdonabile che parte del movimento sia contiguo e tolleri la presenza di questi provocatori in un corteo che parlava – avrebbe dovuto parlare – di giustizia, sovranità alimentare, lotta allo strapotere delle multinazionali del cibo e dell’agricoltura.

Per una mamma africana quello spreco finale, quelle fiamme insensate, non sono meno scandalose del luccicante spreco dell’Expo che dovrebbe parlare di cibo per tutti; per un contadino nepalese, se potesse distogliere lo sguardo dalla macerie del terremoto, sarebbero solo l’altra faccia dell’inspiegabile spreco occidentale.

Alla fine di un’ordinaria giornata di follia, insieme alle macchine di qualche povero cristo e alle vetrine di qualche negoziante in crisi, sono andate in fiamme e frantumi le ragioni di un intero movimento di giustizia. I popoli che si voleva difendere, quelli con i quali si erano strette faticose alleanze, sono tornati ad essere le folkloristiche comparse in vestiti tradizionali di un grande spettacolo mediatico finanziato da Nestlè, Coca Cola e McDonald e che è stato santificato dal puzzo delle molotov.

L’immagine tranquilla delle migliaia di cittadini in fila per andare alla mega fiera dell’Expo mentre in televisione scorrevano le immagini di una guerriglia apparentemente priva di qualsiasi ragione (ma le ragioni ci sono) è la più grande sconfitta degli organizzatori del corteo no-Expo e della sinistra alternativa milanese e italiana. E’ esattamente quello che volevano i black bloc, è quello che avevano ordinato i loro capi che hanno in testa una strategia militaresca che viene attuata con una coordinazione di azioni che non può essere frutto del caso.

Come invece è frutto del caso, dell’assoluta mancanza di organizzazione politica, di una mancanza di leadership condivisa e riconosciuta, la scellerata scelta di lasciare che una grande manifestazione pacifica, con ragioni forti e nobili, sia stata lasciata massacrare, fatta a pezzi, irrisa, masticata e rivomitata in una piazza da poche centinaia di teppisti spacca-tutto che in altri tempi i servizi d’ordine della sinistra vera avrebbero messo a posto con ben assestati calci in culo.

Se i black bloc si tengono ben lontani dai cortei della FIOM un motivo ci sarà; eppure questa sinistra si è velletariamente buttata in bocca alla trappola preparata dai black bloc – una trappola annunciata e ormai stranota nei suoi meccanismi di scatto – senza uno straccio di servizio d’ordine, senza dimostrare di sapersi difendere dai suoi eterni nemici nichilisti. Ed è inutile ora lamentarsi se i media hanno parlato solo delle volenze del blocco nero e ignorato le ragioni del movimento: funziona così e far finta di non saperlo è un’altra cosa imperdonabile. Così si permette di fare l’equazione black bloc = sinistra.

Però ci sono due verità che bisogna dirsi: la prima è che nel “movimento” c’è una parte – minoritaria e forse contigua – che pensa che la rabbia distruttrice dei black bloc non sia aliena alle ragioni di chi vuole un mondo più giusto; la seconda è che la disorganizzazione e frammentazione della cosiddetta sinistra radicale ha portato ad una situazione che, nella scomparsa della sinistra “istituzionale”, rischia di essere semplicemente un blob di sigle inconcludenti, gelose di un’autonomia che è quasi onanismo e incapace di esprimere un progetto condiviso a livello locale e nazionale. Un comitatismo permanente che si scinde per convinzioni contigue ma non condivise, quasi per sfumature ed in grado di mettersi insieme solo su obiettivi molto generali e al limite del generico. E’ così che a questa mal rattoppata bandiera arcobaleno si è aggiunto un colore non presente in natura: il nero.

Manca ora più che mai la politica vera, quella che organizza, che dà obiettivi comuni e diffonde e difende un’idea condivisa. Manca chi non solo dà voce ai lavoratori e ai meno fortunati, ma li organizza per cambiare le cose, per conquistare il futuro, per cambiare il mondo che era ingiusto prima dell’Expo e lo sarà anche dopo. Manca il partito del lavoro nuovo e della nuova società, che la smetta con i feticci e dica come si esce da una disuguaglianza crescente e da una crisi del capitalismo che genera ingiustizia e giovani mostri con le maschere anti-gas che spaccano a mazzate ogni possibilità di progresso, trasformando tutto in un’impossibile lotta disperata contro il moloch liberista.

Manca una forza organizzata in grado di difendere la sua gente e le sue ragioni, e di trasformarle in sentire comune. Speriamo che gli inutili partitucoli della sinistra e gli improvvidi organizzatori di cortei con ottime ragioni e pessima gestione se ne rendano conto, facciano un passo indietro e liberino la sinistra del futuro di tutto questo ciarpame, nel quale si rotolano con allegra ferocia da videogioco i neri teppisti che giocano a distruggere la sinistra della speranza

Umberto Mazzantini da Greenreport.it