Correa: necessario cambiare i rapporti di forza

15.05.2015 - Nelsy Lizarazo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Correa: necessario cambiare i rapporti di forza
(Foto di Archivio Pressenza)

Nella mattinata di mercoledì 13 maggio si è tenuta a Palazzo Carandolet, sede del governo ecuadoriano, una conferenza stampa del Presidente Rafael Correa con i rappresentanti dell’APE, l’associazione della stampa estera. Di seguito alcuni stralci.

Per quanto riguarda i rapporti Stati Uniti-America del Sud, Rafael Correa ha affermato che “gli oppressori non amano ricordare la storia, gli oppressi sì, per rievocarla e non ripeterla. L’iniziativa del Presidente Obama nei confronti di Cuba”, ha detto il presidente, “è stata una ventata di speranza, la possibilità di veder cambiare finalmente la relazione storica con l’America Latina; non si tratta però di una concessione, è molto di più, si dovrebbe risarcire Cuba per tutti gli effetti dell’embargo. Non è un favore, è l’adempimento del diritto internazionale e Cuba meriterebbe un indennizzo. Quello che è stato fatto è un tentativo, un buon inizio ma non del tutto sufficiente, è necessario toglierlo questo embargo, chiara espressione di colonialismo nel XXI secolo. È un primo passo ma bisogna arrivare alla fine di questo blocco economico o, almeno, all’abbandono di Guantánamo”.

“Tuttavia”, ha aggiunto, “si dice una cosa e se ne fa un’altra, tanto che la storia torna a ripetersi con il decreto esecutivo imposto al Venezuela. Ancora una volta, e lo abbiamo denunciato a gran voce durante il Vertice di Panamá, non si rispetta la Carta Interamericana. Non è chiaro. Siamo in un mondo civilizzato e dobbiamo continuamente rispondere a un’istituzione internazionale che si impone con la forza”.

Le cose devono cambiare, ha detto ancora l’economista Correa, ma non perché debba modificarsi l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’America Latina e del resto de mondo, ma perché è proprio il resto del mondo che si sta trasformando.

Interrogato a proposito del Piano 2020 della CELAC e sull’iniziativa messa a punto dall’Ecuador per un nuovo ruolo nell’OEA, il presidente ha risposto che si tratta di una proposta del paese e che ci vorrà del tempo per comprenderla perché il mondo si regge su una doppia morale, sul potere e non sulla giustizia.

L’Ecuador ha proposto che la CELAC diventi il luogo dove poter risolvere i conflitti degli stati sudamericani e l’OEA rimanga invece come supporto per i conflitti e le iniziative con il Nord America. Nessuno ha però appoggiato questa proposta. Tuttavia, ha insistito il presidente, “la diplomazia ecuadoriana continuerà a lavorarci, senza aspettarsi dei risultati immediati”.

Sempre con riferimento al Piano 2020, l’intenzione è che la CELAC coordini le varie politiche. Correa ha espresso la sua preoccupazione a riguardo dell’incapacità dell’integrazione di dare frutti concreti e continuare ad interessare il popolo. Il cancelliere Ricardo Patiño ha confermato i progressi in un documento che traccia delle linee da seguire nell’ottica di ottenere, come Regione, il superamento dell’enormi differenze che ci sono all’interno degli stati e tra i paesi della regione.

Il presidente Correa ha lasciato chiaramente intendere che esistono nette differenze tra i vari paesi e che, intorno ad iniziative importanti come la Nuova Architettura Finanziaria Regionale o la Banca del Sud, ci sono paesi per nulla interessati e per svariate ragioni. Sono proprio queste differenze la causa per cui i processi chiave per l’integrazione avanzano con estrema lentezza. L’Ecuador ha seminato diverse idee, una di queste è la NAFR ed è più che corretta. “Ci sarebbe piaciuto che tutto andasse più velocemente, ma siamo anche consapevoli del nostro spazio e delle nostre possibilità. Noi vediamo gli enormi vantaggi nell’operare insieme su tutti i fronti. Le potenzialità d’integrazione sono straordinarie, siamo però uno stato piccolo e lavoriamo perché si concretizzino le idee”, ha concluso.

Davanti alla domanda posta da Pressenza su quali dovrebbero essere i tre fulcri indispensabili, nei paesi con governi progressisti, per arrestare il fenomeno di destabilizzazione ormai in atto, il presidente ha risposto:

“In primo luogo agire insieme, come popoli e come governi. Secondo, essere efficienti. La sinistra ha parlato troppo spesso di giustizia e poco di efficienza. E, per ultimo, capire bene chi è l’avversario: i mezzi di comunicazione della destra e non i partiti. Si tratta di una sfida a livello latinoamericano e mondiale capire in che modo la società regola questo potere. Chi sono gli osservatori del potere mediatico? Questa supremazia sorregge il potere che ha dominato in America Latina, i cambiamenti necessitano pertanto di uno stravolgimento di tale comando. È necessario modificare questa relazione tra forze politiche e mass media, veri guardiani di questi legami d’interesse.

D’altra parte, per rispondere alla domanda sulle politiche adottate dal governo per frenare il commercio agricolo e difendere l’agricoltura contadina e indigena, il presidente ha affermato che “tali politiche sono molte e fondate sul concetto di economia popolare e solidale. Si è lavorato molto sull’incremento della produttività, la monopolizzazione, il commercio di prodotti organici, una grande quantità di iniziative di cui non si parla mai”. La rappresentante del Ministero di Agricoltura, Allevamento e Pesca ha sostenuto che in Ecuador l’80% degli agricoltori sono piccoli proprietari e su di loro si concentra l’appoggio dell’istituzione tanto nella produzione quanto nel commercio e nell’associazione.

Il presidente ha aggiunto che il mercato dei prezzi del petrolio è migliorato e, anche se è impossibile stabilire con precisione cosa accadrà, si ritiene che il momento peggiore sia passato e che il Paese abbia risposto in maniera positiva e senza ulteriori difficoltà. Ha inoltre confermato il prolungamento per altri due anni delle agevolazioni doganali tra Unione Europea ed Ecuador.

A proposito della prossima riunione tra CELAC e Unione Europea, il cancelliere Patiño ha informato che il paese ha sollecitato una dichiarazione concisa che includa una valutazione dell’utilità di questi vertici. C’è bisogno di sapere se vale la pena spendere tante energie e si ha la volontà di inserire anche altri temi importanti come ad esempio l’emigrazione. Per l’Ecuador si tratta di un argomento fondamentale visto che ci sono milioni di emigrati in Europa e solamente uno stato europeo ha firmato la Convenzione Internazionale per il Sostegno al lavoratore all’estero e la sua famiglia. Questo significa che è necessario lavorare su piani concreti, positivi e forti. Non solamente su accordi commerciali.

 

 

Traduzione dallo spagnolo di Serena Maestroni

 

Categorie: Interviste, Politica, Sud America
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