Unhcr: salvare vite, non pattugliare le frontiere

12.02.2015 - MISNA Missionary International Service News Agency

Unhcr: salvare vite, non pattugliare le frontiere
(Foto di Archivio Pressenza)

“Nel Mediterraneo centrale abbiamo bisogno di un’operazione massiccia per la ricerca e il salvataggio, non di un pattugliamento delle frontiere”: lo ha sottolineato oggi Antonio Guterres, Alto commissario Onu per i rifugiati (Unhcr), dopo i naufragi di migranti a largo di Lampedusa.

Nei giorni scorsi a perdere la vita nel Mediterraneo sono state oltre 300 persone partite dalla costa della Libia a bordo di quattro gommoni. Secondo Guterres, “dopo i fatti di questa settimana non ci sono dubbi che l’operazione europea Triton è un sostituto terribilmente inadeguato di Mare Nostrum”.

Il riferimento è a una missione italiana avviata dopo la morte di 366 migranti a largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013. “Unhcr – sottolinea Guterres – ha espresso più volte preoccupazione per la conclusione di Mare Nostrum senza che fosse sostituita da un’operazione europea di tipo analogo”. Secondo l’Alto commissario, se non sarà subito varato un nuovo dispositivo per la ricerca e il salvataggio dei migranti in mare “è inevitabile che molte altre persone moriranno nel tentativo di raggiungere l’Europa”.

Secondo Unhcr, Mare Nostrum ha permesso di “salvare centinaia di vite”. Differente la missione di Triton, varata da Frontex, l’Agenzia europea delle frontiere. Il mandato è presidiare i confini europei, intervenendo al massimo fino a 30 migliaia a sud delle coste italiane. Come sottolinea l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, nel 2014 anche a causa dei conflitti armati in Siria, nel Corno d’Africa e in altre regioni sub-sahariane c’è stato “un aumento drammatico” del numero dei migranti che hanno tentato la traversata del Mediterraneo. A fronte di 218.000 partenze, i morti sarebbero stati circa 3500.

Categorie: Diversità, Europa
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