La scalata delle multinazionali al settore agricolo ucraino

25.02.2015 - Rédaction Paris

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

La scalata delle multinazionali al settore agricolo ucraino

Di Frederic Mousseau

A metà dicembre 2014, nel momento stesso in cui Stati Uniti, Canada e Unione europea annunciavano una serie di nuove sanzioni contro la Russia, l’Ucraina riceveva aiuti militari USA per 350 milioni di dollari, che andavano ad aggiungersi al miliardo già approvato dal Congresso degli Stati Uniti a marzo dello stesso anno.

Il fatto che i governi occidentali siano sempre più coinvolti nel conflitto ucraino dimostra che essi hanno fiducia nel gabinetto nominato dal nuovo governo a dicembre 2014. Questo nuovo governo è particolare: tre dei più importanti ministeri sono stati assegnati a persone nate all’estero, ai quali la cittadinanza ucraina era stata concessa solo poche ore prima della loro nomina.

Il Ministero delle finanze è stato assegnato a Natalie Jaresko, imprenditrice nata negli Stati Uniti dove ha completato gli studi e che dalla metà degli anni novanta lavora in Ucraina, dove ha supervisionato un fondo di private equity, istituito dal governo americano al fine di investire nel paese. La signora Jaresko è anche il CEO di Horizon Capital, società di investimento che gestisce un certo numero di investimenti occidentali in Ucraina.

Per quanto tale incarico possa sembrare sorprendente, in realtà assomiglia molto ad una scalata occidentale dell’economia Ucraina. L’Istituto di Oakland esamina questa scalata, in particolare per quanto riguarda il settore agricolo, in due relazioni: The Corporate Takeover of Ukrainian Agriculture e Walking on the West Side : The World Bank and the IMF in the Ukraine Conflict.

Uno dei principali fattori della crisi che ha portato alle sanguinose proteste e infine alla destituzione del Presidente Viktor Yanukovich a febbraio 2014 è stato il rifiuto di quest’ultimo di firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea (UE), finalizzato allo sviluppo del commercio e all’integrazione con l’Unione europea. Legato a questo accordo era un prestito all’Ucraina di 17 miliardi di dollari da parte del fondo monetario (FMI).

Dopo l’allontanamento del presidente e l’insediamento del nuovo governo filo-occidentale, il FMI ha lanciato un programma di riforme, alle quali era subordinato il prestito, tese ad aumentare l’investimento privato in Ucraina.

L’insieme delle misure prevede una riforma dei servizi pubblici per quanto riguarda la gestione dell’acqua e dell’energia e, cosa ancora più importante, cerca di affrontare ciò che la Banca mondiale identifica come la “radice strutturale” dell’attuale crisi economica in Ucraina, e cioè l’elevato costo degli investimenti e delle attività commerciali.

Il settore agricolo ucraino è stato il primo obiettivo degli investimenti privati stranieri e ovviamente è considerato dal FMI e dalla Banca mondiale come area prioritaria della riforma. Queste due istituzioni elogiano la solerzia del nuovo governo nel seguire i loro consigli.

Ad esempio, il piano d’azione fornito all’Ucraina per la riforma, fortemente spinta da forze straniere, facilita l’acquisizione di terreni agricoli, alleggerisce la regolamentazione e i controlli nell’agro-alimentare e riduce le tasse per le imprese e i dazi doganali.

La posta in gioco intorno al vasto settore agricolo ucraino è immensa: al terzo posto mondiale nell’esportazione di mais e al quinto per quanto riguarda il frumento, l’Ucraina è nota per le sue immense distese di ricche ”terre nere”, particolarmente fertili, e vanta più di 32 milioni di ettari di terra coltivabile e fertile, l’equivalente di un terzo dei terreni agricoli dell’Unione europea.

Le strategie per controllare il sistema agricolo del paese rappresentano un elemento essenziale nella battaglia che ha visto di fronte, lo scorso anno, Est e Ovest in quello che è stato il loro più grande scontro dalla fine della guerra fredda.

La presenza di aziende straniere all’interno dell’agricoltura ucraina sta crescendo rapidamente, con più di 1,6 milioni di ettari di terreni coltivabili passati nelle mani di società straniere in questi ultimi anni. Monsanto, Cargill e DuPont erano presenti in Ucraina già da qualche tempo, ma i loro investimenti sono aumentati notevolmente negli ultimi anni.

Cargill normalmente vende pesticidi, sementi e fertilizzanti, ma ha ultimamente esteso i suoi investimenti agricoli, includendo lo stoccaggio dei cereali e l’alimentazione per animali, e acquisendo azioni della società agricola più grande del paese, la UkrLandFarming.

Analogamente, benché Monsanto fosse già presente in Ucraina da anni, l’azienda ha raddoppiato il proprio organico negli ultimi tre anni. A marzo 2014, appena poche settimane dopo la rimozione del Presidente Yanukovich, l’azienda ha investito 140 milioni di dollari nella costruzione di un nuovo impianto di produzione di sementi nel paese.

Anche la DuPont ha ampliato i propri investimenti e, a giugno 2013, ha annunciato che avrebbe a sua volta investito in un nuovo impianto per la produzione di sementi.

Le grandi aziende occidentali non si sono accontentate di prendere il controllo di redditizie attività agro-alimentari e agricole, hanno anche intrapreso un’integrazione verticale del settore agricolo ed esteso la loro morsa su infrastrutture e trasporti.

Ad esempio, Cargill ha ora almeno quattro silo granari e due impianti di trasformazione per la produzione di olio di semi di girasole. A dicembre 2013, la società ha acquisito una partecipazione del “25% + ” in un terminale granario della capacità di 3,5 milioni di tonnellate l’anno, situato a Novorossijsk, porto sul Mar Nero.

Tutti gli aspetti della filiera agricola, dalla produzione di sementi e altri fattori fino all’effettiva spedizione dei prodotti stessi all’estero, sono pertanto sempre più sotto il controllo di aziende occidentali.

Le istituzioni europee e il governo degli Stati Uniti hanno incoraggiato attivamente questa espansione. Si è cominciato con le pressioni per cambiare il governo, nel momento in cui il Presidente Yanukovitch è stato percepito come filo-russo. Poi si è andati più in là, a febbraio 2014, con il lancio di un piano di riforme per incoraggiare gli investimenti e lo sviluppo, descritto “pro-business” dal segretario americano al commercio Penny Pritzker nel suo incontro con il primo ministro Arsenly Yatsenyuk a ottobre 2014.

L’Unione europea e gli Stati Uniti camminano di pari passo in questa scalata all’agricoltura ucraina. Benché l’Ucraina abbia vietato la produzione di colture geneticamente modificate, l’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea, all’origine del conflitto che ha destituito Yanukovich, include una clausola (articolo 404) che impegna le due parti a cooperare per “estendere l’uso della biotecnologia” nel paese.

Questa clausola è per lo meno sorprendente, dato che la maggior parte dei consumatori europei rifiuta le coltivazioni geneticamente modificate. Ciò deve essere interpretato come una breccia per la penetrazione degli OGM in Europa, una opportunità costantemente ricercata da grandi aziende agro-alimentari come Monsanto.

Aprire l’Ucraina alla coltivazione degli OGM sarebbe andare contro la volontà dei cittadini europei, e non è certo che questo cambiamento apporti benefici agli ucraini.

Tra l’altro, non si sa nemmeno se e quanto gli ucraini potranno beneficiare di questa ondata di investimenti stranieri nella loro agricoltura, né l’impatto che questo investimento avrà sui 7 milioni di agricoltori locali.

Quando finalmente riusciranno a distogliere lo sguardo dal conflitto nella regione “pro-Russia” del loro paese, forse gli ucraini si chiederanno che cosa è rimasto della loro capacità di controllare l’approvvigionamento alimentare e di gestire l’economia a proprio beneficio.

Quanto ai cittadini americani ed europei, riusciranno un giorno a reagire ai titoloni e alla retorica dell’aggressività russa e delle violazioni dei diritti umani e ad interrogarsi sul coinvolgimento dei rispettivi governi nel conflitto ucraino?

2015 IPS North America

Frederic Mousseau è Direttore delle politiche presso l’Istituto di Oakland e co-autore del rapporto: “Walking on the West Side : the World Bank and the IMF in the Ukraine Conflict.”
(“Camminare verso ovest: la Banca mondiale e il FMI nel conflitto ucraino”)

L’articolo originale si trova sul sito di Common Dreams qui: The Corporate Takeover of Ukrainian Agriculture

Traduzione dal francese di Giuseppina Vecchia per Pressenza

Categorie: Economia, Internazionale, Politica, Questioni internazionali
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