Come di consueto ecco anche questa settimana la raccolta dei nostri migliori articoli: news, approfondimenti, opinioni, traduzioni, interviste, recensioni e reportage. Tutto quello che è accaduto nel mondo con uno sguardo sempre attento alle realtà della pace e della nonviolenza.

Questa settimana un triste avvenimento ha scosso Oriente ed Occidente, l’attentato al giornale satirico francese, Charlie Hebdo che ha causato la morte di 12 persone e un duro colpo alla libertà di espressione. Abbiamo voluto dedicare una sezione di questa raccolta al giornale e alle vittime con tutti gli articoli e le opinioni che abbiamo pubblicato su questa tragedia.

Questa settimana abbiamo anche concluso il nostro sondaggio su Facebook: Gli eroi della pace e della nonviolenza del 2014, che ha voluto eleggere quelle personalità che nel 2014 hanno meglio rappresentato i valori della pace e della nonviolenza. I vincitori di questo sondaggio, che avrete scelto voi lettori, sono stati a pari merito i giovani della rivoluzione burkinabé e l’ex Presidente dell’Uruguay Pepe Mujica.

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Il video della settimana

Attraverso il video che mostriamo qui di seguito intendiamo condividere con i lettori una notte di fremito, di riflessione e di comunione trascorsa a Parigi, il 7 gennaio 2015. (Di Dario Lo Scalzo)

Editoriale della settimana

Per un intenso 2015!: Il 2014 è stato un anno di costruzione, di messe in moto, un anno in cui si sono cambiate le ruote senza fermare l’auto. E’ stato un anno intrepido, che ha creato scompiglio e ci ha permesso di mettere in dubbio credenze in apparenza certe. Nessun bilancio può essere completamente positivo o del tutto negativo, perché ci sono stati progressi e arretramenti in tutti i campi e in tutti i continenti. Mentre le forze imperiali tornavano a invadere paesi e a imporre il terrore secondo la politica del “divide et impera”, per controllare l’accesso alle risorse naturali per le loro multinazionali, il potere dei popoli faceva arretrare queste stesse imprese, queste potenze e queste prepotenze. (Di Mariano Quiroga. Traduzione di Anna Polo)

Speciale Charlie Hebdo

Manifestazione a New York. Foto di David Andersson

Manifestazione a New York. Foto di David Andersson.

Charlie Hebdo: l’amore è più forte dell’odio: “L’amore è più forte dell’odio”, questo slogan ha accompagnato le migliaia di parigini raccolti nell’omaggio alle vittime dell’attacco armato al giornale Charlie Hebdo. Mercoledì 7 gennaio 2015 a Parigi, la sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo è stata obiettivo di un attentato nel quale sono rimaste uccise 12 persone tra giornalisti e agenti di polizia. Rapidamente nel tardo pomeriggio, una folla compatta e commossa si è riunita in Place de la République ai piedi della statua che rappresenta un’allegoria della Repubblica per rendere omaggio alle vittime e testimoniare il sostegno ai loro familiari. Le 35.000 persone presenti, attente a evitare ogni deviazione violenta, hanno affermato in modo calmo ma determinato, al di là delle divergenze, l’importanza della vita, il rifiuto del terrore e il rispetto della libertà di stampa. (Di Brigitte Cano e Marie-Laurence Chanut)

Charlie Hebdo: artisti da tutto il mondo rispondono: Artisti e vignettisti di tutto il mondo piangono le vittime della sparatoria al settimanale satirico francese Charlie Hebdo a Parigi che ha causato 12 morti e rispondono prendendo in mano le loro armi: penne, matite e colori. Qui i tweet con i disegni più belli e significativi. (Di Redazione Italia)

Charlie Hebdo: da Parigi a Kobane alle nostre periferie la terza guerra mondiale a pezzetti: Non sfugga a nessuno che è il sistema democratico a essere sotto attacco in Europa, stretto in una morsa della quale i terroristi di presunta matrice islamista che hanno agito a Parigi sono solo la faccia più visibile e odiosa della tenaglia. Non sfugga a nessuno la piena funzionalità del nemico islamico a un disegno autoritario che, di fronte all’insostenibilità del modello economico neoliberale pretende di tagliare libertà e diritti sulla base di un’emergenzialità e di un’islamofobia che abbiamo già conosciuto dall’11 settembre 2001 in avanti. Il terrorismo, come il disagio causato nelle periferie urbane dalla sommatoria tra crisi e frizione tra nuovi e vecchi proletariati e immigrazione, sono la foglia di fico che le classi dirigenti usano per sviare l’interesse dal sistematico taglio di diritti e di servizi sociali indispensabili per una piena integrazione e per il progresso dei migranti. (Di Gennaro Carotenuto)

Il miglior alleato degli islamisti sta a destra: L’attacco terroristico a Charlie Hebdo è destinato a lasciare il segno, non solo in Francia, ma in tutta Europa. Per la sua ferocia, per il bersaglio scelto, per il simbolismo che evoca. Ed è indubbio che questo fosse esattamente l’obiettivo di chi aveva direttamente o indirettamente ispirato l’attentato, al di là della consapevolezza o meno e dell’appartenenza organizzativa (Al Qaeda, Isis, cani sciolti, altro?) degli esecutori materiali dell’infame atto. (Di Luciano Muhlbauer)

Matite temperate e fucili spezzati: Hanno voluto spezzare le matite. L’hanno fatto con i kalashnikov. Sono così deboli che hanno avuto paura di un disegno, così vigliacchi, che hanno avuto bisogno di coprirsi il volto. La reazione della Francia e del mondo civile è stata immediata, spontanea. Migliaia di matite sono state innalzate nelle piazze. Nel giorno dell’orrore, questa simbologia ci sembra la più significativa: matite contro kalashnikov, cultura contro morte, nonviolenza contro barbarie. E’ stato un attacco terroristico o un atto di guerra? L’uno e l’altro insieme, poiché guerre e ‪terrorismo si alimentano reciprocamente, anzi sono la stessa cosa: la guerra è terrorismo su larga scala, e il terrorismo è un atto di guerra contro l’umanità. (Di Movimento Nonviolento)

Charlie Hebdo: condanne dagli studiosi islamici: Studiosi, istituzioni religiose ed educative, leader politici e governi del mondo islamico sono uniti nella condanna dell’attacco alla sede del settimanale francese Charlie Hebdo, che ha provocato ieri 12 morti. Al Azhar, la più alta istituzione religiosa egiziana, considerata autorevole espressione dell’Islam sunnita, ha sconfessato gli autori del “criminale attacco armato” in una dichiarazione diffusa dalla stampa. La religione islamica, vi si legge, “denuncia qualsiasi violenza”. Anche vari autorevoli studiosi di tutto il mondo hanno seguito questa linea. Rilevante la presa di posizione di Tariq Ramadan, pensatore basato a Ginevra e nipote del fondatore dei Fratelli musulmani Hasan al-Banna, che ha affidato a Twitter la sua presa di posizione. (Di MISNA Missionary International Service News Agency)

La mobilitazione delle candele e dei crayon: Si perdono le parole in certe occasioni e, forse, diventa un bene sprofondare in un sentito silenzio corredato e trasportato dall’emotività della folla. Li vedi, sono tantissimi, tanti individui diversi che si sincronizzano sullo stesso battito cardiaco e che avvertono la necessità di riunirsi per sostenersi l’uno con l’altro, benché perfetti sconosciuti, di fronte a una nichilista sensazione d’impotenza e di rabbia che magicamente si mescola con un eccezionale stato di amore e di compassione. Noi siamo uomini e vorremmo unirci totalmente a loro, in questo momento, qui, in questa piazza parigina; ma, oggi, ancor di più, siamo giornalisti, sensibilità investite dagli eventi e profondamente turbate da chi, in contraccambio al proprio desiderio di utilizzare penne e matite per proporre riflessioni differenti, ha infine perso la vita. (Di Dario Lo Scalzo)

News

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Da aprile la Palestina accederà alla Cpi: Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon ha annunciato che la Palestina accederà alla Corte penale internazionale (Cpi) a partire dal 1 aprile. Lo ha comunicato il sito dell’Onu. La mossa permetterà ai palestinesi di perseguire accuse di crimini di guerra contro Israele. Ban Ki-moon, ha anche sottolineato di aver agito come depositario per i documenti di ratifica e di aver “accertato che i documenti relativi all’adesione della Palestina a 16 trattati incluso lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale erano in debita forma” prima di accettarli e di fissare il via libera per inizio aprile. Lo precisa il Palazzo di Vetro. (Di Redazione Italia)

Israele blocca 127 Milioni di dollari destinati alla Palestina: Il governo israeliano ha messo in atto alcune delle “drastiche” misure a cui solo pochi giorni fa il presidente Netanyahu aveva fatto riferimento. Con un decreto di urgenza si è deciso di bloccare il trasferimento di oltre 127 milioni di dollari destinati alla Palestina. Questi soldi provengono direttamente dalla tassazione e dai dazi doganali che il governo israeliano raccoglie ogni mese per conto dei palestinesi stessi. In pratica sono soldi dell’autorità palestinese. La decisione, imposta dal premier Benjamin Netanyahu, era stata annunciata in risposta alla richiesta da parte della Palestina di aderire alla Corte penale internazionale. (Di Redazione Italia)

USA: Studenti dichiarano guerra al capitalismo finanziario: Potrebbe passare alla storia la giornata del 2 gennaio scorso, dove a Boston, dalla platea della conferenza dell’American Economic Association, un numeroso gruppo di promettenti studenti e laureati delle facoltà d’economia, hanno esplicitamente dichiarato “guerra” al capitalismo finanziario e al suo formalismo suicida. L’incontro annuale dell’American Economic Association è la più importante conferenza economica statunitense dove si tratta d’economia e di società, incontro a cui tutti gli anni partecipano i più illustri economisti mondiali. (Di Luca Cellini)

Approfondimenti

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Che cosa succederà se Syriza vincerà le elezioni in Grecia?: Con la Grecia prossima a rapide elezioni generali il 25 gennaio 2015 c’è una genuina prospettiva dell’ascesa al potere di un governo della sinistra radicale in un paese UE. Syriza, un partito nato da una coalizione di eurocomunisti, movimenti sociali e attivisti contro la globalizzazione, va forte. Il sentimento generale tra i dirigenti e gli attivisti di Syriza è che vinceranno le elezioni e formeranno il prossimo governo. (Di Lisa Mittendrein e Valentin Schwarz per Z-Net)

Cosa accadrebbe se la Cpi incriminasse Netanyahu?: Se la Corte penale internazionale si occuperà delle azioni del governo israeliano nei territori palestinesi occupati, potrebbe certo trovare determinati funzionari colpevoli di aver violato lo Statuto di Roma del 2002. L’Articolo 7 proibisce i “Crimini contro l’umanità” che sono crimini di guerra ripetuti sistematicamente. Tra queste violazioni c’è l’omicidio, la deportazione fatta con la forza o il trasferimento di membri di un gruppo, la tortura, la persecuzione dei palestinesi (un “gruppo identificabile”) e “il crimine di apartheid.” (Di Juan Cole per Z-Net)

C’era una volta… la Principessa del MUOS…: Tutto in soli otto giorni. Giorni che hanno segnato la storia della Sicilia. Che ne hanno ferito inesorabilmente l’anima e il territorio, che l’hanno sacrificata all’altare della guerra planetaria, ipermoderna e disumanizzata. Dal 19 al 26 luglio 2010, gli otto giorni – domenica inclusa – che bastarono a un’ingegnera palermitana di nobili origini a redigere una relazione sui “possibili effetti sulla popolazione e sulle biocenosi, con particolare riferimento all’avifauna, del sistema MUOS della Marina Militare Americana, nel sito di Caltanissetta” e produrre una “proposta di Piano di monitoraggio e delle misure di mitigazione per salvaguardare popolazione e avifauna stanziale e migratoria”. (Di Antonio Mazzeo)

Abolire le armi nucleari: passi utili e non molto utili: Il mese scorso ha visto una cascata di notizie sul fronte delle armi nucleari. Alla Conferenza di Vienna sull’Impatto Umanitario delle Armi Nucleari hanno partecipato 157 nazioni, compresi Stati Uniti e Regno Unito. Dopo la conferenza, la terza di una serie, l’Austria, paese ospitante, ha rilasciato una storica promessa di lavorare ‘per identificare e perseguire misure efficaci per colmare il divario legale per proibire ed eliminare le armi nucleari’, e di collaborare con tutti i gruppi importanti per ‘stigmatizzare, proibire ed eliminare le armi nucleari alla luce delle loro inaccettabili conseguenze umanitarie e rischi collegati’. (Di Milan Rai per Z-Net)

Opinioni

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Ebola, quelli che restano: Dallo scoppio dell’ epidemia le notizie dei mass media di tutto il mondo dirigono il loro interesse alle statistiche riguardanti il fenomeno, diffondendo le cifre dei morti e dei contagiati. Questo approccio ha generato una paura sempre più crescente a livello internazionale verso la malattia e verso i migranti, visti come “portatori del virus”. L’attenzione internazionale è indirizzata al numero di persone che muoiono, però cosa succede alle persone che non muoiono? Quali sono le conseguenze per i “fortunati” sopravvissuti? Un mare di desolazione si espande in Africa occidentale davanti agli occhi dei sopravvissuti, dove la disperazione per la perdita delle persone care si aggiunge all’angustia per l’abbandono delle tradizioni. (Di Sara Bosco)

Berkin Elvan: i bambini morti non crescono: Durante la rivolta del Parco Gezi, in località Okmeydani a Istanbul, un ragazzino chiamato Berkin Elvan è stato colpito alla testa da un candelotto sparato dalla polizia. Dopo 169 giorni di coma, il giovane ha perso la vita. Il 5 Gennaio è il compleanno di Berkin e la sua famiglia ha reso pubblica una lettera in merito a questa data. L’abbiamo tradotta e la riportiamo integralmente. «L’11 Marzo del 2014 è il giorno in cui Berkin ha salutato per sempre la vita dopo 269 giorni di terapia intensiva in coma ed aveva 15 anni. Berkin ormai non cresce più ed il tempo che passa non guarisce le ferite di un bambino morto. Le persone che hanno ucciso Berkin tuttora non sono state portate davanti alla giustizia. In ogni caso non esiste un processo. Esiste soltanto un’inchiesta che non si riesce a concludere e non si vuole che sia concluso». (Di Murat Cinar)

Podemos, la sinistra che può farcela: Con un tasso di disoccupazione al 24%, quella giovanile al 55, il PIL tornato ai livelli del 2008, quella spagnola è oggi una delle peggiori economie del continente. Le politiche neoliberali e l’introduzione di contratti di lavoro estremamente flessibili, che hanno reso sempre più facile licenziare, portati avanti da governi sia popolari che socialisti, hanno fallito completamente. Ma recentemente un nuovo partito è emerso dal caos politico e dalla delusione degli elettori, si tratta di Podemos che in pochi mesi ha sbaragliato tutti gli avversari divenendo secondo recenti sondaggi la prima forza politica spagnola. (Di Matteo Volpe)

La Russia, il petrolio e la disinformazione: Da qualche mese i media occidentali sono concentrati in una campagna allarmistica nei confronti della Russia. Il crollo del prezzo del petrolio, a causa della decisione dell’Arabia Saudita di mantenere alti i livelli di produzione dell’oro nero, è stato descritto come una terribile sciagura per il paese. Sulla discesa del rublo poi, questi stessi media, sembravano aver preparato in anticipo i funerali di questa nazione. Depressione, disoccupazione, fuga di capitali, rischio default, inflazione; la stampa si è accanita nel descrivere con un pessimismo esagerato la situazione economica del paese, sottovalutando, invece, la ben più drammatica crisi che attraversa l’Europa ormai da anni. (Di Matteo Volpe)

Fotoreportage

Manifestazione a Parigi in solidarietà con le vittime del Charlie Hebdo

Manifestazione a Parigi in solidarietà con le vittime del Charlie Hebdo. Foto di Dario Lo Scalzo.

Parigi, tutti in piazza per Charlie Hebdo: Le piazze di tutta la Francia da ieri notte sono con Charlie Hebdo, con i giornalisti morti e con quelli sopravvissuti, e invocano la libertà di stampa e il rifiuto di ogni integralismo. A Parigi, in Place de la Republique, i manifestanti si sono raccolti intorno a candele accese e ad hanno raccolto matite e penne rivendicandole come le “armi di oggi“, le stesse che impugnavano i vignettisti e giornalisti caduti ieri presso la sede del giornale satirico. Molti anche i cartelli con la scritta “Je suis Charlie”, o con messaggi di sostegno ai giornalisti e alla libertà di espressione. (Di Dario Lo Scalzo)

#JeSuisCharlie a New York: Nonostante i freddo intenso (-11C) la gente si è radunata in Union Square a New York per esprimere solidarietà alle vittime dell’attacco terroristico alla rivista satirica Charlie Hebdo, avvenuto a Parigi la mattina del 7 gennaio. (Di David Andersson)

Interviste

Manifestazione degli Invisibili contro la privatizzazione dell'acqua (Foto di Mondo senza guerre e senza violenza)

Manifestazione degli Invisibili contro la privatizzazione dell’acqua (Foto di Mondo senza guerre e senza violenza)

Grecia, elezioni e risposte alla crisi: Le imminenti elezioni politiche in Grecia potrebbero segnare una svolta non solo per il paese, ma anche per tutta l’Europa. Ne parliamo con Marianella Kloka, attivista greca dell’associazione internazionale Mondo senza guerre e senza violenza. «Non esiste una specie di “stabilità politica” messa in discussione dal fatto che si vada di nuovo a elezioni. Dal 2009 si sono succeduti oltre sei governi (compresi dei rimpasti), quindi in un certo senso siamo abituati ai cambiamenti. Le politiche attuali non sono appoggiate dalla maggioranza dei greci, dunque le elezioni sono una cosa positiva. Personalmente vorrei che potessimo votare con un referendum su tutte le questioni importanti, come le nuove misure, la vendita delle proprietà greche, i provvedimenti per combattere la disoccupazione, le “riforme” della sanità e dell’istruzione, le nuove armi per “rendere sicure” le nostre frontiere, FRONTEX e le leggi sull’immigrazione, ecc. Sono convinta che in Europa esista la tecnologia per attuare la democrazia diretta. Naturalmente questo non piacerebbe all’attuale governo, che ha approvato 150 leggi senza neanche discuterle in Parlamento». (Di Redazione Italia)

Recensioni

L’arte della pace: Alberto L’Abate, amico e collaboratore di Aldo Capitini e Danilo Dolci, è oggi il principale fautore italiano della nonviolenza. Precursore dei Peace studies, ha fondato, presso l’Università di Firenze, il primo corso di laurea in “Operatori di pace”, insegnandovi “metodologia di ricerca per la pace”. “L’arte della pace” rappresenta la summa della riflessione di studioso di Alberto L’Abate, con la convinzione che per sconfiggere la guerra, il lavoro per la pace vada preparato e strutturato prima che la violenza deflagri. (Di Laura Tussi)