Spagna, occupate le cattedrali per chiedere il reddito sociale di base

24.12.2014 - Redacción Madrid

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Spagna, occupate le cattedrali per chiedere il reddito sociale di base
(Foto di Tamara Juarros Antón)

Gli attivisti del Movimiento Contra el Paro y la Precariedad (MCPP, Movimento contro la disoccupazione e il precariato) stanno cercando di attirare l’attenzione sulla situazione di povertà, disoccupazione ed esclusione in cui si trovano migliaia di famiglie in tutta la Spagna e chiedono di istituire un reddito sociale di base. Per questo il 23 dicembre sono entrati nella Cattedrale dell’Almudena a Madrid, da cui sono stati scacciati, mentre le occupazioni a Barcellona e Badajoz continuano.  

Di Gabriela Amaya y Tamara Juarros Antón

Nel pomeriggio del 23 dicembre membri dell’MCPP sono entrati nella Cattedrale dell’Almudena di Madrid con l’idea di rimanervi per attirare l’attenzione sulla situazione terribile in cui si trovano migliaia di famiglie nel paese, ma i sacerdoti li hanno scacciati, dichiarando che quello non era un luogo adatto alle rivendicazioni.

E’ curioso che la chiesa cattolica, che ha espresso tante volte, a partire dall’elezione di Papa Francesco, la sua vicinanza ai poveri e agli esclusi, abbia dei rappresentanti convinti che le chiese servano solo per pregare.

I portavoce dell’MCPP ci hanno spiegato cosa si propongono con l’azione denominata “Facciamo il presepe”, un’allusione a questa tipica usanza natalizia.

Vogliamo dare visibilità alla situazione di povertà, disoccupazione ed esclusione in cui si trovano migliaia di famiglie in tutta la Spagna. Se prima della crisi era logico e coerente istituire una misura di libertà e uguaglianza come il reddito sociale di base universale, sufficiente per tutti i cittadini, che distribuisse la ricchezza prodotta e concentrata in poche mani, adesso questo è ancora più urgente e necessario.

Questa crisi generata dai grandi capitali, dagli speculatori, dalla banca usuraia e dai potenti sottomette il 90% della popolazione ai voleri del 10%. E’ una mostruosità che dimostra quanto sia assurdo un sistema che minaccia di esplodere per la propria incoerenza.

Non si tratta di fare la carità ai meno abbienti, ma di ristabilire i diritti umani, che appartengono a tutti noi che siamo nati e viviamo in questo mondo e non solo a chi è nato in circostanze migliori, o ha avuto una maggiore fortuna nella roulette del sistema.

Misure come il reddito minimo di inserimento, in cui migliaia di cittadini finiscono intrappolati in un iter burocratico che dura mesi e mesi e che finisce per ricominciare per obsolescenza del processo, sono un insulto alla dignità umana, che denunciamo davanti all’opinione pubblica.

Far dipendere il diritto alla sopravvivenza dei cittadini dall’accesso a un lavoro non è solo illogico e ridicolo, ma anche inefficace e ingiusto. La crisi ha gonfiato a dismisura il numero dei disoccupati, ma già da prima la disoccupazione strutturale e tecnologica cominciava a farsi sentire.  

Se la mano d’opera non è necessaria, ma la ricchezza prodotta aumenta, è urgente comprendere che tale ricchezza va condivisa, perché è proprietà di tutti e perché se non lo si fa i meccanismi sociali si bloccheranno e il nonsenso, la sofferenza e la violenza finiranno per imporsi nella nostra società.

Per questo manifestiamo contro la povertà, la disoccupazione e la miseria e reclamiamo una Madrid dei diritti umani.

Poiché TUTTI abbiamo diritto a una vita degna, esigiamo un reddito di base subito!”

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

Categorie: Diritti Umani, Economia, Europa, Politica, Regione
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