Scambio di vestiti per protesta

10.07.2014 - Johanna Heuveling

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Scambio di vestiti per protesta

Lo scambio di vestiti può diventare una protesta se serve per boicottare le catene di abbigliamento a basso costo.

Il 3 luglio è stata inaugurata a Berlino la seconda filiale di PRIMARK, una catena di abbigliamento che riesce ad offrire prezzi competitivi, producendo i capi in altri Paesi a condizioni lavorative estremamente umilianti per gli operai e le operaie tessili. A tale proposito il gruppo BUNDjugend ha organizzato la protesta WELTbewusst davanti alla filiale di Alexanderplatz avvalendosi dello slogan „Tauschrausch statt Kaufrausch“, ovvero „ più scambio e meno acquisti“, rivolto alle centinaia di persone che passavano con la loro busta di vestiti acquistati da CRIMEark.

“Essere alla moda con pochi spiccioli” è, invece, lo slogan della catena di moda irlandese. Tuttavia si può essere alla moda anche facendo acquisti dignitosi o scambiandosi i vestiti, come hanno voluto dimostrare i manifestanti giovedì scorso. Armati del loro buon umore, si sono messi in fila come davanti al camerino e si cambiavano d’abito davanti a tutti direttamente in piazza. A parte lo spirito d’azione, si poteva constatare che il loro abbigliamento era creativo e di buon gusto, nonostante non fosse per nulla costoso.

Da anni le catene d’abbigliamento sono sotto accusa. Tra l’altro la fabbrica tessile Rana Plaza in Bangladesh, crollata recentemente e dove migliaia di persone hanno perso la vita, era un luogo di produzione di proprietà della PRIMARK. Sono state criticate le condizioni lavorative, il numero di ore di lavoro, i salari troppo bassi, la mancata tutela in caso di licenziamento, la violenza sul posto di lavoro, ma questo è solo l’inizio dell’elenco. La sicurezza è messa in pericolo dalla chiusura di porte tagliafuoco utilizzate per controllare le pause degli operai e in generale le condizioni degli edifici sono pessime. La parte peggiore del lavoro spetta soprattutto alle donne delle classi più povere, costrette a condizioni di vita disumane e a subire violenza sessuale. La rete INKOTA permette di avere informazioni specifiche su queste condizioni e sulle conseguenze.

Nei Paesi occidentali è da molto tempo che le catene tessili vengono esortate a richiedere ai produttori condizioni di lavoro dignitose e ad assicurarsi che vengano condotti dei controlli a riguardo. Le recenti catastrofi avvenute in Bangladesh hanno dimostrato a tutti che, tuttavia, non è cambiato molto.

 

Traduzione dal tedesco di Valentina Palmisano

Categorie: Diritti Umani, Economia, Europa
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