Pubblichiamo questo rapporto che ci ha mandato Alberto L’Abate, nonostante un certo ritardo rispetto all’iniziativa, data l’importanza della medesima e del relatore del rapporto.

 Primo rapporto sull’andamento dell’incontro

 di Alberto L’Abate

           Si è tenuto a Sarajevo, dal 6 al 9 giugno   di questo anno, un Forum Internazionale  per la Pace, in occasione dei cento anni dallo scoppio, in quella città,  della prima guerra mondiale che ha portato oltre 30 milioni di morti. Nel documento del comitato preparatorio dell’evento, del quale facevano parte, per il nostro paese, Alessandro Capuzzo, di Trieste (Rete Italiana dei Corpi Civili di Pace), e Zaira Zafarana, di Torino (Comitato  Italiano per una Cultura di Pace e di Nonviolenza / MIR), si dice, tra l’altro: “I popoli di tutto il mondo desiderano vivere in pace ma l’ultimo secolo ha visto guerre e violenze a tutti i livelli ed in ogni parte del mondo, compresa la ex-Jugoslavia. Noi crediamo e desideriamo mostrare che il potere della nonviolenza attiva è il solo modo sostenibile per trasformare un mondo di guerre e di violenza in una cultura di pace e di nonviolenza.  Gli eventi attuali in Ucraina, Siria, Africa Centrale, ed in molte altre parti del mondo, come pure le guerre in Jugoslavia del 1990, e le attuali  proteste sociali in Bosnia-Herzegovina, richiedono il nostro comune impegno, e dichiarazioni pubbliche che ci sono alternative alla  guerra nella forma di trasformazione civile e nonviolenta dei conflitti, come dimostrato in molte campagne nonviolente  di successo  come pure in documenti ufficiali come la dichiarazione dell’Unesco per una “Cultura di Pace”. Il nostro comune obbiettivo rimane la visione di Bertha von Suttner, Mahatma Gandhi, Albert Eistein, Martin Luther King, Nelson Mandela, e molti altri, e cioè:  un mondo senza guerra e senza violenza.  Più saremo a  partecipare e dimostrare questo, in modo chiaro, all’evento di pace in Sarajevo, più forte  sarà il nostro segnale che “un nuovo mondo è possibile”!….”.

Questo invito è stato raccolto da molte persone  di tutte le parti del mondo  tanto che all’evento, nel sue tre forme previste : 1) il Forum Internazionale; 2) Gli eventi culturali; 3) il Campo per Giovani di dialogo e scambio culturale, hanno partecipato circa 2400 persone di molte parti del mondo, e circa 300 giovani volontari del  posto che  aiutavano  le persone con invalidità a  muoversi meglio, e tutti  i  partecipanti  ed trovare più facilmente  i tanti  luoghi della città dove si svolgevano i tantissimi incontri previsti dal  programma. All’evento hanno partecipato  moltissimi europei,  in particolare dai paesi della Ex -Jugoslavia, ma anche  persone, e talvolta anche  intere delegazioni, dagli Usa, la Columbia, l’Africa,  l’India,  il Giappone e la Corea del Sud, per non citare che alcune delle aree di provenienza. Moltissimi i giovani, oltre ai volontari del posto, anche di scuole  medie secondarie (pure da Trieste) che avevano a loro disposizione,ed a bassissimo prezzo, un campeggio  bene organizzato a Jligia , la zona dalla quale l’esercito serbo, durante l’assedio della città, bombardava i  suoi abitanti. Ed effettivamente, grazie alle attive presenze all’evento di moltissime organizzazioni  mondiali per la pace: tra queste, l’ IFOR (International Felloship of Reconciliation), WRI (War Resisters International), IPB (International Peace Bureau), Pax Christi International; International Network for a Culture of Nonviolence and Peace,  Helsinki Citizens’ Assembly,  IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms), IPPNW (International Physicians for the Prevention of  Nuclear Weapons), AEC (Assemblée Europèenne des Citoyens),  INES ( International Network of Ingeneers and Scientists for Global responsibility),  American Friends Service Committee (Quaccheri), YMCA (Young Man Christian Association), CADTM (Comitè pour l’annulation de la Dette du Tiers Mond), International Network No to War- No to Nato,  l’Associazione Rosa Luxemburg, tedesca, ma con varie diramazioni in diversi paesi dell’Est Europa, l’ UNICEF, l’Associazione Internazionale dei  Sindaci per la Pace, ed anche di  molte  organizzazioni di sole donne (come, ad esempio, le Donne in Nero di Belgrado), e grazie agli interventi,  nella seduta iniziale, del Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire, dell’Irlanda del Nord, e di quelli video-registrati  di Noam Chomsky,  e di Hildegard Goss-Mayr, dell’Austria (questa ultima Presidente Onorario dell’IFOR e maestra di nonviolenza per i movimenti di molte parti del globo), i temi della pace e della nonviolenza sono stati introdotti nella conferenza in modo magistrale, molto più approfonditamente che in altri Forum mondiali ed Europei nei quali questi temi erano sommersi da altri di tipo più semplicemente economico e politico, e nei quali spesso la “nonviolenza” era vista con un  certo sospetto. Questi  stessi  temi  sono stati poi ulteriormente approfonditi nelle cinque tavole rotonde: 1) Genere, Donne e Guerra; 2) Il militarismo e le sue alternative; 3) Una Cultura di Pace e di Nonviolenza; 4) La pace e la giustizia sociale; 5) La Riconciliazione  e come trattare il passato – E’ il silenzio il prezzo da pagare per la Pace?. Ulteriori approfondimenti di queste tematiche si sono poi avuti negli oltre 200 laboratori. Tra questi anche quello a cui ha partecipato il sottoscritto, come uno dei relatori, sul tema: “Interventi Nonviolenti/ Mantenimento della pace attraverso  interventi civili nonarmati/ Prevenzione della violenza e  lavoro  per le alternative nonviolente”; laboratorio questo di durata doppia rispetto a quelli normali di sole 2 ore,  promosso da :  Il Centro per la Pace di Osijek, Pax Christi International, IFOR, WRI, Federazione per la Difesa Sociale (tedesca) ; le varie relazioni, di questa sessione, cui hanno partecipato oltre una ottantina di persone,  hanno trattato sul tipo di lavoro da portare avanti con i corpi civili di pace  con esempi concreti tratti dal lavoro specifico svolto in Columbia,  in Israele-Palestina (questo con un bell’ intervento video-registrato di Luisa Morgantini, dell’Associazione per la Pace Italiana), in Croazia, ed, a livello istituzionale, in Germania, tramite la Federazione  per la Difesa Sociale. Io ho trattato, in circa 10/15 minuti, sul rapporto tra corpi civili di pace ed  il lavoro  di prevenzione dei conflitti armati (la mia relazione, che devo ancora tradurre dalla lingua ‘inglese in cui l’ho presentata, sarà l’oggetto del mio secondo rapporto). Il giorno successivo  la discussione iniziata dopo gli interventi di questa sessione, è continuata attraverso una sessione specifica sui “Servizi Civili di Pace in Europa:  su quanto sono riusciti a fare e quello che dovrebbero fare in futuro”: sessione dalla quale sono emerse proposte interessanti, in particolare  sulla necessità  di dar vita ad una nuova   Europa,  non costruita dall’alto, dalla moneta e del tutto centralizzata ed autoritaria, ma dal basso, dalle tante attività di base che lottano giorno per giorno, in tutti questi paesi,  con la nonviolenza, per la prevenzione delle ingiustizie e della  violenza, ed in progetti costruttivi   contro le energie dure e per la messa in atto di quelle dolci, per una società solidale e cooperativa,  per  la valorizzazione e la gratuità dei beni comuni, per una economia che risponda ai bisogni delle persone e non del mercato, per un modello di sviluppo dal basso realmente democratico,  senza armi e solidale. La mia proposta finale,  fatta all’assemblea conclusiva dell’evento, è stata quella di cercare di organizzare, a  livello europeo ma forse anche a quello  mondiale, una rete bene organizzata  di tutte  queste esperienze di base alternative, tantissime ed anche molto  vitali in molti dei nostri paesi, esperienze però che, se restano isolate l’una con l’altra,  non hanno alcuna incidenza politica, ma che se diventano invece le casematte gramsciane, e cioè il nuovo che si costruisce in mezzo al vecchio, e che a poco poco, integrandosi e crescendo, porta alla fine del vecchio sistema, possono diventare realmente la  base di una nuova Europa,  e si spera anche di un nuovo mondo, come quello cui si sono  ispirati  gli organizzatori dell’evento. Questo, secondo me, sarebbe possibile anche mettendo su un  progetto europeo di ricerca-intervento che è la materia che ho praticato ed  insegnato in  tutta   la mia vita, e che, unendo teoria e prassi, permette di uscire dalle astrattezze della seconda dando vita ad una realtà che si può definire realmente rivoluzionaria, sia pur nonviolenta, come quella predicata ed attuata, oltre che dalle persone citate nella relazione degli organizzatori, nel nostro paese, da Aldo Capitini e Danilo Dolci.

Ma, in questo primo rapporto, vorrei accennare anche al fatto che sui giornali italiani le uniche notizie apparse su questo importante incontro sono state quelle su contestazioni da parte dei Serbi che consideravano questa iniziativa  come una critica ed una condanna  del loro movimento di liberazione nazionale, tanto che nel  nostro giornale “La Repubblica”, nel giorno di inizio dell’evento, si  annunziava  una iniziativa di contestazione dei Serbi  di Sarajevo verso questo avvenimento. In realtà  questa contestazione non c’è stata affatto, e l’unica contestazione è stata interna alla Conferenza, contro il finanziamento  dell’iniziativa , soprattutto a livello locale, da parte della “USAID” (United States Agency  for International Development). Infatti tutti i volontari indossavano una maglietta con scritto, in modo molto visibile,  questa sigla. In una lettera di contestazione,  distribuita a tutti i partecipanti all’incontro,  di una tedesca membra della War Resisters International e di altre ONG pacifiste, si è polemizzato su questo fatto,  sottolineando come questa Agenzia agisca in appoggio   agli obbiettivi politici degli Stati Uniti, e  sia perfettamente integrata nella strategia di Sicurezza Nazionale di questo paese. E nella lettera si denunzia  come  l’accettazione di questi finanziamenti da parte degli organizzatori “danneggi la reputazione degli Eventi di Pace di Sarajevo e dei suoi partecipanti, e minaccia  la credibilità della conferenza… ed aiuta la nefasta USAID a ripulire la sua immagine associandosi  con rispettevoli  pacifisti così che può continuare a  “parlare di pace” mentre prepara le guerre”. E si chiede che i soldi ricevuti vengano restituiti. Non mi risulta che questo sia stato fatto, ma molti dei giovani che indossavano quelle magliette se le sono tolte, nei giorni successivi,   per pudore, ed  è stata data una risposta nella quale è stato sottolineato come questi finanziamenti sono stati marginali, e come l’iniziativa è stata  resa possibile, non grazie a questi, ma al finanziamento dei tanti  movimenti di base  che hanno reso possibile e sostenuto questo evento.

C’è da aggiungere che questo episodio è istruttivo del comportamento di tutti i  nostri paesi, non solo degli USA, che, normalmente (non è il caso della Bosnia dove l’intervento della Nato è stato fatto molto tempo dopo l’inizio del conflitto interno  e principalmente in  difesa della popolazione di Sarajevo asssediata dall’esercito Serbo, anche se ci sono stati eventi, come quelli di Sebrenitza, che hanno messo in cattiva luce l’intervento dei caschi blu delle N.U. che hanno fatto nulla contro la distruzione della popolazione bosniaca da parte dell’esercito serbo) prima fanno le guerre uccidendo moltissime persone, attualmente, con le guerre attuali,   soprattutto civili, poi, finite le guerre, portano gli aiuti umanitari per cercare di fare dimenticare alle popolazioni vittime delle guerre le uccisioni ed i disastri fatti da loro, presentando il loro volto umanitario, ma che invece   non spendono  quasi nulla  in una ricerca seria di metodi per prevenire le guerre stesse, compito che invece portano avanti, con molta serietà, ma con pochi soldi, molte delle Organizzazioni Non Governative  che hanno organizzato l’evento di pace di Sarajevo. E’ certo che il cambiamento di questa politica degli stati, ed un riequilibramento di queste spese,  è un compito fondamentale di tutti i movimenti e di tutte le persone interessate alla pace ed alla Nonviolenza.

Qualche parola  merita anche la seconda parte organizzata dalla manifestazione, e cioè  quella degli eventi culturali, che è stata estremamente ricca ed interessante con ottimi cori e molta musica per i gusti sia dei giovani che dei vecchi.

Un’ultima cosa volevo dire per ringraziare Alesssandro Capuzzo  e gli altri  amici  triestini che hanno organizzato un pulman che, oltre a molti triestini, in particolare giovani di  scuole medie superiori, ha portato a Sarajevo alcuni di noi dell’Ipri- Rete Ccp, ed altri provenienti anche  da  Torino, che aveva avuto iscrizioni superiori alla ricettività  dei  due pulmini da loro organizzati. Il viaggio in pulman con i triestini è stato molto utile sia  all’andata,  per  capire meglio il programma  previsto  e  per conoscersi meglio e sapere delle varie attività in cui eravamo direttamente  impegnati, sia, soprattutto al ritorno, per avere un resoconto delle varie iniziative a cui molti dei viaggiatori avevano partecipato, e per dare una valutazione finale  dell’iniziativa, che, da parte di tutti,  è stata considerata molto positiva.

Firenze, 23 giugno 2014 [1]


[1] A causa di problemi al mio computer ed ad una mia operazione all’anca  questa relazione viene  pubblicizzata  con molto ritardo rispetto alla data in cui era stata scritta