“La “pacificazione” in Colombia non si ferma neanche per prendere fiato “

05.02.2014 - Hernando Calvo Ospina

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

“La “pacificazione” in Colombia non si ferma neanche per prendere fiato “
(Foto di C. Alléaume)

 

Intervista realizzata da Annalisa Melandri

Hernando Calvo Ospina è autore di una dozzina di libri, tra cui “Colombia, laboratorio de embrujos. Democracia y terrorismo de Estado” (“Colombia, laboratorio di stregonerie. Democrazia e terrorismo di Stato”), che tratta della storia del sistema repressivo in questo paese. Di seguito, ci racconta alcune tappe della “tradizione” violenta di uno Stato che mantiene l’immagine democratica.

Annalisa Melandri. In America Latina, durante gli anni 70 e 80 la maggior parte dei paesi agonizzavano sotto dittature militari sanguinarie, come nei casi di Cile, Argentina e Uruguay tra gli altri. In Colombia, ad eccezione del Generale Rojas Pinilla che governò tra giugno del 1953 e maggio del 1957 e fu meno repressivo della maggioranza dei governi eletti, non ci sono mai stati né colpi di Stato né giunte militari in senso stretto. Perché?

Hernando Calvo Ospina. Rileggendo la storia, ci rendiamo conto che in Colombia non è mai esistita una vera democrazia e quasi tutti i governi si sono distinti per le gravi violazioni ai diritti umani. Senza andare troppo indietro nel tempo, si prenda in considerazione il governo di Turbay Ayala (1978-1982), visto che ha avuto fondamentali peculiarità nel contesto repressivo. A un mese dal conferimento, promulgò lo Statuto di Sicurezza Nazionale, che fu il più vicino al modello imposto dalle dittature del Cono Sur, stabilendo i meccanismi a sostegno della terribile ondata repressiva che seguì. Le forze armate e quelle di polizia vennero investite di poteri straordinari, addirittura di quelli giudiziari. Venne criminalizzata ogni pratica politica e qualsiasi tipo di protesta sociale, associando tutto alla sovversione. Le forze armate presero il potere in Colombia attraverso un processo risalente agli anni sessanta, e senza danneggiare l’immagine “democratica”, grazie alla presenza di un civile a capo del governo.

Turbay portò a termine ciò che il suo predecessore – Alfonso López Michelsen – aveva cominciato: militarizzare le città con il pretesto di porre termine alle “reti di appoggio” della guerriglia rurale. Secondo Amnesty International, 60mila persone passarono per le carceri, quasi tutte certamente torturate. La quasi totalità senza alcuna relazione con i gruppi di guerriglieri che, nell’insieme, non arrivavano nemmeno ad avere mille combattenti. (1)

Un’altra peculiarità di questo governo è che, per la prima volta, la Colombia venne messa sotto giudizio dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, come l’ONU. Fatto diventato consuetudine fino a oggi. Anche a livello interno ci fu stupore, dato che alcuni “giovani” della borghesia intellettuale furono oggetto di repressione. E questo era troppo.

AM. Con il governo successivo di Belisario Betancur, cos’è successo? Non si è cercato in alcun modo una “pacificazione” nazionale?

HCO. Il governo di Belisario Betancur (1982-1986) è stato più “terribile” di quello di Turbay. Giunse alla presidenza parlando di pace, concesse l’amnistia ai prigionieri politici, e iniziò i dialoghi con alcune organizzazioni di guerriglieri. E allora cominciò la strage di ex prigionieri politici, dirigenti popolari e membri delle organizzazioni per i diritti umani. Certo, si disse che fosse responsabilità di sicari “ignoti” o di “nemici in agguato della pace”. Ma, poco a poco, venne confermato che si trattava di apparati speciali delle forze di polizia e dell’esercito.

Questo governo istituzionalizzò la pratica più aberrante della repressione statale, poiché in questo caso la vittima non era né viva né morta: la detenzione-sparizione. Questo governo, tra discorsi e negoziazioni di pace, cominciò anche a nazionalizzare il paramilitarismo. L’esercito coordinava, mentre proprietari terrieri, imprenditori e, in particolar modo, i narcotrafficanti finanziavano. Così venne fatta passare la “guerra sporca”, la cattiva immagine, a un apparato che giunse a essere essenziale al cuore del terrorismo di Stato. Questo governo fu responsabile dell’opposizione al disarmo delle FARC e alla loro conversione in partito politico; dell’inizio dello sterminio dei membri della Unión Patriótica – proposta dell’organizzazione guerrigliera con lo scopo di rinunciare alle armi.

AM. Hernando, allora, si può dire che la pratica del terrorismo di Stato è iniziata con questi governi? O ha altre origini?

HCO. Per comprendere l’attuale terrorismo di Stato, si devono ricordare i suoi primi passi lontani nel tempo. È fondamentale conoscere la storia, che ci dice che lo Stato colombiano è stato all’avanguardia continentale nella repressione della propria popolazione.

Nei primi 25 anni del secolo passato iniziarono ad arrivare le aziende statunitensi che cercavano di impadronirsi principalmente di terre, oro, platino e petrolio. Bene, non se ne appropriarono: chiesero e i governi concessero loro. Nell’ottobre del 1924 ci fu uno sciopero contro la Tropical Oil. Sciopero che venne dichiarato “sovversivo”. Era la prima volta che si utilizzava questo termine nel paese per stigmatizzare e avere il pretesto di poter reprimere. Sui 3mila operai si lanciò l’esercito, che soltanto allora iniziava a essere un’istituzione nazionale.

Dinnanzi all’avanzata di scioperi e proteste, si pensò all’esistenza di un complotto internazionale del “comunismo”. A ciò, si sommò la creazione del Partito Socialista Rivoluzionario nel 1926. A metà del 1927, il ministro per la Guerra disse: ” L’onda impetuosa e demolitrice delle idee rivoluzionarie e dissolventi della Russia dei Soviet […] è venuta a colpire le spiagge colombiane, minacciando distruzione e rovina, spargendo il seme fatidico del comunismo .” (2) Non bisogna dimenticare che nel 1917 Lenin aveva creato il primo stato socialista.

Nell’ottobre del 1928, venne promulgata la Legge di Difesa Sociale (Ley de Defensa Social), il cui cardine fu di proibire la formazione di organizzazioni di opposizione popolare e sindacale; impedire con ogni mezzo la diffusione di “idee socialiste”; stabilire meccanismi che condannassero rapidamente coloro che venivano implicati nei delitti contemplati da questa legge. Per di più, ometteva molto chiaramente chi fosse a decidere la legalità di un’espressione sociale di anticonformismo. Questa legge segnò la regola nella concretizzazione di un contesto teorico altamente repressivo.

Così, la Colombia anticipò di 34 anni i teorici del Pentagono statunitense nella formulazione della dottrina che ordinava di combattere il “nemico interno”. (3)

Mi chiedo: differisce molto il precetto di questa legge del 1928 da ciò che viene attualmente disposto?

AM. Rispetto al tema di cui stiamo parlando, ovvero il terrorismo e la repressione di Stato, quali sono le differenze – se esistono – tra l’attuale governo del presidente Juan Manuel Santos e quello del suo predecessore, Álvaro Uribe?

HCO. In Colombia, il sistema repressivo non si ricicla: si modernizza e aumenta la propria socializzazione. Che necessità ha il presidente Santos di inventarsi altri meccanismi repressivi, quando li ha già tutti a disposizione? Gli bastano e gli avanzano. L’unica cosa che sta facendo è seguire i passi di Uribe, che a sua volta si appoggiava a quelli di Andrés Pastrana, il quale riprese e aumentò quanto realizzato da Cesar Gaviria, che aveva adottato leggi altamente repressive per frenare le proteste che portarono la consegna dell’economia al neoliberismo.

Si ricordi che, quando fu ministro della Difesa di Uribe, si moltiplicarono i cosiddetti “falsi positivi”, ossia civili fatti passare come guerriglieri assassinati dall’esercito o dai suoi gruppi paramilitari, dimostrando così la propria “efficacia”. Santos oggi ripercorre i passi di Uribe, sebbene con un proprio stile. Uribe, con Santos ministro, mise la repressione in linea con il momento internazionale: la cosiddetta lotta contro il “terrorismo”.

L’innovazione di Uribe fu di permettere alla CIA di portare la sua migliore tecnologia di spionaggio, repressione e morte, oltre che di consegnarle il coordinamento dei servizi di intelligence colombiani. In quel momento, Santos offrì più spazio al MOSSAD israeliano nelle operazioni di intelligence controinsurrezionale. Chissà se i militari e la polizia colombiana si vergognarono per il fatto di essere comandati da questi stranieri con grande esperienza. Ma è certo che, di fronte ai risultati, si sono levati gli applausi.

AM. Le differenze tra Santos e Uribe sarebbero più di forma che di sostanza?

HCO. Il modo di agire di Santos si differenzia da quello di Uribe per lo stile. Per Uribe, proprietario terriero, la Colombia era la sua azienda, e la maggior parte degli abitanti, le sue vacche da mungere e uccidere. Santos fa parte dell’oligarchia tradizionale, abituata a governare, reprimere, abbeverare e uccidere le “vacche”, che si chiamino operai o contadini. In tal caso, reprime in maniera “naturale”, non ha necessità di gridare chi ha la frusta in mano.

Si può dire che l’oligarchia colombiana, nell’ affanno di aggrapparsi al potere, si sia difesa facendo campagne di “pacificazione”? Non bisogna dimenticare che l’oligarchia ha timore di tutto dato che, perfino uno sciopero di medici, è bastato a far dichiarare lo stato d’assedio! Tutte le oligarchie del mondo hanno paura di perdere il potere e le relative ricchezze. E si saldano le differenze tra di loro quando i propri interessi vengono messi in pericolo. Poiché, loro sì che hanno coscienza di classe. La stessa che manca a molti dirigenti della sinistra nel mondo. Le oligarchie della regione, a differenza di quella colombiana, sanno assorbire, integrare e manipolare la protesta sociale senza necessità di arrivare ai livelli repressivi usati in Colombia. Qui, le “campagne di pacificazione” non si fermano neanche per prendere fiato, che di certo non manca all’oligarchia per la sua azione repressiva.

Si è visto come cambia tattica, forma, come si predispone; ma la repressione contro il popolo non si è fermata, in particolare dal 1948, anno dell’assassinio del dirigente del partito Liberale, Jorge Eliecer Gaitán. Sebbene questa sia nata come strategia controinsurrezionale agli inizi degli anni cinquanta, periodo in cui i contadini delle pianure orientali e di altre zone del paese cominciarono a organizzarsi per richiedere terra e riforme. La Colombia ebbe la prima scuola controinsurrezionale dell’America Latina nel 1959. Le FARC e il ELN (Ejército de Liberación Nacional, Esercito di Liberazione Nazionale –) nacquero nel 1964…

AM. I dialoghi in atto a Cuba tra il gruppo di guerriglieri delle FARC e il governo colombiano, sembra che abbiano prodotto accordi su alcuni punti importanti. Malgrado ciò, dall’inizio di questo processo sono già tanti i morti e gli arresti illegali tra i combattenti per i diritti sociali e gli appartenenti alla Marcha Patriótica. Può essere una strategia del potere per stancare l’opposizione e, intanto, prendere tempo? Quanto dovrà aspettare il popolo colombiano per vivere in pace e con una giustizia sociale?

HCO. Dovunque vadano a finire le organizzazioni popolari, sindacali, contadine o la Marcha Patriótica, ci saranno sempre processi o assassinii di alcuni dei loro dirigenti e dei loro militanti. Non dimenticarti che: “Spaventane uno e ne spaventerai cento. Uccidine uno e ne spaventerai mille “.

Ciò che sta accadendo è che una parte del popolo colombiano ha una capacità di resistenza e di lotta incredibili. Non smette di stupirmi! Mi tolgo il cappello un milione di volte davanti a quelli che continuano a lottare laggiù, nel nostro paese, dove ci abituano a convivere con la morte, l’assassinio e la repressione. Un posto dove un dirigente sindacale o un contadino, un uomo o una donna, di colore o indio, non vengono salutati normalmente, tipo: “come si è alzato stamattina?”, ma così: “ma come?, si è alzato stamattina!?”

Quanto dovrà attendere il popolo colombiano per poter vivere in una reale democrazia, senza la paura di essere uccisi da proiettili o dalla fame? Quando la maggioranza si unirà e lo pretenderà, sia nelle città che nei campi. È ora che finisca questa lunghissima notte e che “la libertà sublime cosparga le aurore”, come recita l’inno nazionale. Può succedere in qualsiasi momento, visto che già esistono tutte le condizioni.

Tradotto da Francesco Giannatiempo, http://www.tlaxcala-int.org/article…

Note:

1) In quel momento, i principali gruppi di guerriglieri erano le Forze Armate Rivoluzionare della Colombia (FARC Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia);l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN – Ejercito de Liberación Nacional); L?Esercito di Liberazione Popolare (EPL – Ejército Popular de Liberación), il Movimento 19 Aprile (M-19) e l’Autodifesa Operaia (ADO-Autodefensa Obrera).

2) Documenti del Ministero della Guerra, Ignacio Rengifo , 1927 . Citato in Renán Vega Cantor: Colombia entre la Democracia y el Imperio . Editorial El Búho, Bogotá, 1989.

3) Hernando Calvo Ospina. Colombia, laboratorio de embrujos. Democracia y terrorismo de Estado. Ed. Foca. Madrid, 2008.

Categorie: Interviste, Pace e Disarmo, Sud America
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